La metafora del cane: la verità e lo slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

L’omicidio di Luca Sacchi e il mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

La sera del 23 ottobre 2019 l’italiano Paolo Pirino aggredisce Anastasiya Kylemnyk a scopo di rapina, colpendola alla nuca con una mazza da baseball. Luca Sacchi, fidanzato di Anastasiya Kylemnyk ed esperto di arti marziali, atterra Paolo Pirino. A quel punto l’italiano Valerio Del Grosso spara un colpo in testa all’italiano Luca Sacchi, che morirà poche ore dopo in ospedale. Anastasiya Kylemnyk entra nel processo reale sia come testimone per quanto riguarda l’omicidio, in quanto vittima dell’aggressione, sia come imputata per violazione della legge sulla droga, in quanto il suo zaino conteneva circa 70.000 euro per l’acquisto di marijuana. Nel processo reale è stata condannata a 3 anni per violazione della legge sulla droga.

Questi i fatti relativi a quella tragica notte e l’esito del processo reale. Sì, processo reale. Lo sottolineo perché, ancora molto prima che questo iniziasse, è cominciato un mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk, al fine di allontanare ogni attenzione e sospetto da Luca Sacchi e dal suo contesto.

Ma restiamo ancora un poco nella realtà. Nella realtà, Anastasiya Kylemnyk è arrivata in Italia all’età di otto anni, insieme a sua mamma; ha un diploma di Maturità Classica (ottenuto attraverso un regolare percorso di studi); parla 4 lingue; si è classificata quarta su oltre 125.000 candidati in un concorso del Dipartimento per le Politiche Giovanili presso la Presidenza del Consiglio; lavora come baby sitter; è in possesso dell’Abilitazione Regionale all’Insegnamento; insegna Lingua italiana a rifugiati, ad adolescenti e a mamme immigrate, a donne scappate da guerre o fame e da oppressori vari.

Attraverso il mediatico processo-farsa, di cui Quarto Grado rappresenta la manifestazione più significativa, Anastasiya Kylemnyk diventa la “troia straniera”, la “lurida bastarda venuta in Italia per fare del male”, il “mostro”, la “serpe”, la “lurida puttana” che “ha ucciso un ragazzo”, che deve “fare una brutta fine”, alla quale “sarebbe meglio darle delle bastonate”…E qui mi fermo. Ma Quarto Grado, invece, non si è mai fermata. Grazie ai suoi servizi ha generato centinaia e centinaia e centinaia di manifestazioni d’odio come queste e anche peggio. Esponendo Anastasiya Kylemnyk a concreti rischi di subire violenze fisiche di vario tipo, comprese quelli con esiti irrimediabili (l’odio comporta perlomeno il desiderio, quando non la volontà, della distruzione della persona odiata).

Quanto segue mostra attraverso quali strategie e quali tecniche comunicative Quarto Grado ha perseguito, con metodo e ferocia, il suo obiettivo, la sua missione.

E mostra la cronaca dell’intreccio tra il mondo reale nel quale si svolge il processo reale e il mondo manipolato del mediatico processo-farsa.


L’omicidio di Luca Sacchi e il mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk
La metafora del cane: tecniche e strategie dello slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk
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