La metafora del cane: la verità e lo slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

La metafora del cane: la verità e lo slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

Introduzione

La sera del 23 ottobre 2019 l’italiano Paolo Pirino aggredisce Anastasiya Kylemnyk a scopo di rapina, colpendola alla nuca con una mazza da baseball. Luca Sacchi, fidanzato di Anastasiya Kylemnyk ed esperto di arti marziali, atterra Paolo Pirino. A quel punto l’italiano Valerio Del Grosso spara un colpo in testa all’italiano Luca Sacchi, che morirà poche ore dopo in ospedale. Anastasiya Kylemnyk entra nel processo reale sia come testimone per quanto riguarda l’omicidio sia come imputata per violazione della legge sulla droga in quanto il suo zaino conteneva circa 70.000 euro per l’acquisto di marijuana. Nel processo reale è stata condannata a 3 anni per violazione della legge sulla droga.

Ma ben prima che iniziasse il processo reale, ne era già iniziato un altro: il mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk, di cui Quarto Grado rappresenta l’esempio più significativo in termini di manipolazione delle informazioni e dell’opinione pubblica, di violenza e di volgarità.

Mediatico processo-farsa” perché Quarto Grado, fa molto peggio di un semplice – ma comunque già di per sé disprezzabile – processo mediatico. Quarto Grado costruisce a tavolino un reato per il quale Anastasiya Kylemnyk non è mai stata nemmeno lontanamente sospettata. E lo fa attraverso la manipolazione del materiale audiovisivo e il ricorso a un linguaggio allusivo e insinuante, proprio anche e soprattutto della comunicazione mafiosa. E queste non sono opinioni: sono dati di fatto testimoniati in modo inequivocabile dagli stessi servizi e dai risultati che ottengono nel loro bacino di utenza. Qui sta la farsa: Quarto Grado monta un processo sulla base di un capo d’imputazione da lei stessa costruito e nella costante assenza di una controparte. E tutto questo lo fa in piena, collaborativa e manifesta sinergia con i coniugi Sacchi e i loro avvocati. Tanto che il verbo “asservire”, inteso come “mettersi al servizio di qualcuno” in questo caso non può essere inteso in senso denigratorio od offensivo della reputazione dei giornalisti coinvolti, ma solo come l’attestazione di una manifesta e dichiarata scelta di campo, che si oggettiva in ogni puntata dedicata al caso.

Quanto segue mostra come, in assenza di qualsiasi dato di fatto ed evidenza, Quarto Grado ha trasformato, agli occhi del proprio pubblico e dei propri fan, una ragazza aggredita a scopo di rapina e prima indagata poi accusata solo di avere dei soldi per una compraventita di marijuana, in una sorta di mostro responsabile della morte del proprio ragazzo.

Sono arrivati a questo risultato con metodo, dedizione e cinismo. Quindi, constatato che tutto l’odio riversato su Anastasiya Kylemnyk è direttamente causato dai servizi di questi “giornalisti”, data tra l’altro l’assenza di qualsivoglia dato di fatto reale e concreto, il signor Gianluigi Nuzzi, la signora Alessandra Viero e tutti coloro che hanno partecipato a ciò devono essere ritenuti direttamente responsabili di avere volutamente e metodicamente provocato spurghi d’odio come “Grandissima puttana deve crepare maledetta”, “Troia straniera”, “Le spaccherei la faccia”, “Sei una troia”, “Devi fare una brutta fine”, “Gliela farei pagare cara a questa zoccola”, “Muori ammazzata lurida zoccola!” e tutte le altre centinaia manifestazioni d’odio contro Anastasiya Kylemnyk. Il nesso causale tra contenuti dei servizi e manifestazioni d’odio sarà dimostrato al di là di ogni possibile dubbio in questo articolo. Anche in questo caso, quindi, quanto appena esposto non può essere considerato in alcun modo come denigratorio od offensivo della reputazione dei giornalisti coinvolti, ma solo come l’attestazione di quanto hanno ottenuto, in modo voluto e consapevole, attraverso i loro servizi.

Quanto segue mostra come hanno fatto.

E lo mostra attraverso l’analisi, linguistica e audiovisiva, di servizi trasmessi da Quarto Grado e pubblicamente visibili senza alcun vincolo. E lo fa unicamente attraverso quei contenuti, quei materiali, quei fotogrammi, quelle parole.

E, infine, quanto segue mostra qualche possibile, anzi probabile, risposta al perché di tutto ciò.

In caso di dubbi o perplessità, leggere qui:

P.s.: L’articolo è piuttosto lungo, per cui è a disposizione sia la possibilità di scaricarlo, sia la sua divisione in capitoli con una breve sintesi dei contenuti, che potete trovare qui:

La metafora del cane: tecniche e strategie dello slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk


Indice

Introduzione

Lo slavejournalist

Da una comunicazione stile revenge porn, alla violazione della privacy e dell’intimità, sino allo slut shaming: sempre a Quarto Grado, naturalmente

Dagli “sguardi languidi” al “portato via”: la costruzione dell’odio

I video nella mente: l’effetto Kulešov

“Invidiosa!”. Il timecode della vergogna

Tematizzazione e Perception management: le fondamenta della mala-informazione

Un’immagine – chiave

Tiberio Simmi, il parente (s)comodo

Amico di famiglia, amico segreto?

Clienti eccellenti e altra fauna

La sentenza che affonda Quarto Grado

La verità su Anastasiya Kylemnyk

Fonti


Lo slavejournalist

Il fotogramma che vedete qui sopra [1] è tratto da un servizio relativo alla puntata di Quarto Grado del 12 giugno 2020, nella parte dedicata al caso di Luca Sacchi. Storie Anomale ha ampiamente dimostrato, dati alla mano, come il comportamento di questa trasmissione sia quello di giornalisti (che non dovrebbero più essere ritenuti tali) ed “esperti” [2]. La puntata in questione rappresenta la sintesi di tutto ciò.

Ma c’è di più. Il servizio da cui proviene il fotogramma che potete ammirare qui sopra è la metafora perfetta dello slavejournalism. Quindi, usciamo per il momento dallo studio di Quarto Grado e vediamo chi è lo slavejournalist.

Lo slavejournalist rappresenta il passaggio da un giornalismo “cane da guardia della democrazia” a un giornalismo “cane da guardia dei potenti”. Lo slavejournalist è un codardo. Agisce sotto la protezione del suo padrone, e questo gli permette di essere feroce e, al tempo stesso, remissivo. Come un cane bene addestrato, è docile e servizievole con il suo padrone e pronto a scagliarsi contro chiunque il suo padrone gli dica di scagliarsi, per poi tornare dal suo padrone a ricevere la ricompensa, scodinzolando soddisfatto.

A differenza di un cane – del quale non ha la stessa dignità, qualunque sia il cane – lo slavejournalist preferisce strisciare davanti al suo padrone, al fine di dimostrargli la sua totale sottomissione, sino a sacrificargli dignità e spina dorsale.

Da una comunicazione stile revenge porn, alla violazione della privacy e dell’intimità, sino allo slut shaming: sempre a Quarto Grado, naturalmente

Chiusa la parentesi sul profilo dello slavejournalist, torniamo a Quarto Grado. La puntata in analisi risale a oltre due anni fa, ma è sempre attuale. Al di là del caso specifico, rappresenta in modo paradigmatico l’abisso di abiezione morale e deontologica cui può giungere un giornalismo (sic!) che si sottomette ai padroni di turno. Vediamo.

Premessa, anche per non ripetere più volte lo stesso concetto: niente di quanto appare in questa puntata ha valore informativo che possa riguardare il caso Sacchi. Mentre in altre puntate sul tema abbiamo visto come vengono manipolate le informazioni e come spesso si ricorra a un linguaggio allusivo e insinuante (quella obliquità semantica [3] tipica anche del linguaggio mafioso), nel servizio di cui sopra e in quello che segue non c’è un solo fotogramma collegabile a quel caso, se non quanto inserito e montato ad hoc da Quarto Grado, come vedremo tra poco. Insomma, siamo nel bel mezzo di un codardo e volgare rituale di degradazione [4] ai danni di Anastasiya Kylemnyk. Rituale di degradazione che, al pari dell’obliquità semantica, è una pratica che tanto piace anche alla mafia. Sembrerebbe quasi che i servizi di Quarto Grado che hanno quale risultato un metodico e costante incitamento all’odio contro Anastasiya Kylemnyk e un corrispondente depistaggio da Luca Sacchi e dal suo contesto, siano il frutto (marcio) dell’incontro tra qualcuno che bene conosce i linguaggi della mafia con qualcuno che bene conosce i linguaggi dei media.

Adesso torniamo al servizio che apre questa porcata di Quarto Grado. Pronti, via e subito la servizievole Quarto Grado parte con una menzogna. Il che non aumenta la soprpresa rispetto a questi individui, perché peggio non ne posso pensare: aumenta il disgusto nei loro confronti e il desiderio che vengano al più presto spazzati via dal mondo dell’informazione, visto che con l’informazione nulla hanno a che fare, se non quando la calpestano.

Leggiamo due parole che accompagnano quel servizio da porci e da scrofe. La frase completa si trova nel fotogramma che potete vedere poco sopra.

Sesso estremo. Letto? Sesso estremo. Memorizzato? Sesso estremo. Metabolizzato? Bene.

Con sesso estremo la servizievole Quarto Grado si riferisce – come affermano e ripetono per l’intera durata dei servizi di cui vedremo tra poco – a una pratica (erotica, NON sessuale) chiamata Findom, che rientra nell’area del BDSM (Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo) e che ha quali protagonisti una “mistress” o un “master” (ovvero chi domina) e uno o una “slavemoney” (ovvero la persona che viene dominata). Stiamo parlando di un’attività svolta da adulti consenzienti e che provano piacere nel suo svolgimento secondo i ruoli che decidono di ricoprire. Ma vediamo un po’ di cosa si tratta.

C’è una variante che si chiama “Findom”, abbreviazione di Financial Domination, vera e propria pratica fetish dove addirittura i due componenti della coppia nemmeno si sfiorano fisicamente.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/26/findom-quando-lui-gode-nel-farsi-prosciugare-il-conto-in-banca/3476946/

Nella maggior parte dei casi, nel findom non vi è una transazione economica a scopo sessuale. Non c’è sesso, in altre parole.

https://www.thewom.it/lifestyle/love-sex/findom-money-slave-eccitazione-denaro

Tra uomo e donna in questo caso, infatti non c’è sesso: il sottomesso offre al dominatore o alla dominatrice regali o denaro. Il sottomesso subisce al pari di altre pratiche legate alla dominazione una serie di umiliazioni dal dominatore, che sia un padrone o una padrona ma quest’ultimo non si concede mai davvero.

Questa pratica riesce ad appagare profondamente sia lo schiavo che il padrone pur non prevedendo un rapporto sessuale e quindi un godimento.

https://www.alfemminile.com/sesso/money-slave-s4016101.html

Quindi, la pratica BDSM che coinvolge degli slavemoney esclude rapporti sessuali tra le parti, tanto che, in molti casi, avviene solo online: i due componenti della coppia nemmeno si sfiorano fisicamente, Non c’è sesso, Questa pratica riesce ad appagare profondamente sia lo schiavo che il padrone pur non prevedendo un rapporto sessuale.

Insomma, un po’ quello che succede tra i giornalisti corrotti e coloro che servono, tanto per fare un esempio in un differente settore.

In conclusione: la servizievole Quarto Grado presenta una pratica priva di rapporti sessuali come una pratica di sesso estremo. Quindi mente. Quindi, affermando l’opposto della verità, fa l’opposto di quello che dovrebbe fare chiunque faccia informazione. Quindi fa disinformazione. Quindi, considerato anche quello che stiamo per vedere, fa mala-informazione.

E lo fa perché questo video deve introdurre il successivo servizio, a firma di Alessandra Viero. Servizio nel quale, come vediamo tra poco, tutto è centrato sul termine “prostituta” riferito ad Anastasiya Kylemnyk e sulle immagini predate dal suo stesso cellulare, in aperta violazione della privacy, e che rappresenta in tutto e per tutto una forma di violenza sulle donne, con uno stile comunicativo proprio del revenge porn e l’aperto incitamento allo slut shaming. Tutte cose che hanno esposto Anastasiya Kylemnyk a concreti rischi di violenza, sessuale e non, come peraltro succede in tutti i servizi realizzati da Quarto Grado in relazione a questo caso.

Ma arriviamo al servizio della bella Alessandra.

Partiamo da un dato di fatto indiscutibile: il servizio, come l’intera puntata relativa al caso Sacchi, è fondato su una manifesta violazione della privacy di Anastasiya Kylemnyk (e non è né sarà l’unica volta). Nuzzi, con il comportamento tipico del servo codardo, feroce con i deboli e docile e scodinzolante davanti ai suoi padroni, premette che la persona protagonista delle immagini trovate nel cellulare di Kylemnyk rimane anonima: non si può affermare che “sia la ragazza”. È come se un ladro (ma chi si comporta come Nuzzi & C. dovrebbe essere considerato molto molto molto peggio di un ladro) trovato con il sacco della refurtiva tra le mani, si difendesse dicendo: “Ma non so se i gioielli sono veri o falsi”. No, stronzo, tu sei un ladro, punto e basta.

Inoltre, la struttura comunicativa della puntata ricorda molto la dinamica del revenge porn, considerato nei suoi ultimi sviluppi, e ciò dovrebbe provocare ulteriore disgusto nei confronti dei responsabili di ciò, disgusto reso ancora più forte dal fatto che tutto ciò potrebbe essere stato compiuto su commissione.

Ma veniamo al servizietto della bella Alessandra. Qui di seguito vedete una serie di fotogrammi tratti da esso, presentati in ordine cronologico e che dimostrano l’intento manipolatorio e la chiara malafede che caratterizzano da sempre Quarto Grado quando tratta il caso Sacchi.

Possiamo dividere il servizietto della bella Alessandra in due parti.

Nella prima parte cominciamo col vedere uno zainetto contenente delle banconote. Poi, marijuana. Quindi una serie di dissolvenze che alternano le immagini di soldi con quelle dei protagonisti del caso, presentati nel seguente ordine: Valerio Del Grosso, Paolo Pirino e Luca Sacchi. Qui soldi e dissolvenze terminano. Appare una pistola impugnata da una mano, che preme il grilletto. La canna della pistola è puntata verso sinistra, come se sparasse alla precedente inquadratura dove si trova Luca Sacchi. Nella clip successiva vediamo Anastasiya Kylemnyk di profilo, mentre cammina a passo veloce verso la destra dell’inquadratura, come se stesse scappando o comunque allontanandosi di fretta dall’inquadratura precedente, quella con la pistola. Il giochino della pistola che spara associata all’immagine di Anastasiya Kylemnyk e non a quella, come sarebbe logico, di Valerio Del Grosso, è un classico dei servizi di questa trasmissione, che parla di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino solo quel poco dovuto, quasi facesse fatica a farlo.

Nella seconda parte il servizietto della bella Alessandra vira decisamente sul BDSM. Notiamo la finezza di far seguire a un’inquadratura nella quale campeggia la parola “prostituta” (tratta da una chat) una nella quale appare Anastasiya Kylemnyk, in uno dei tanti contenuti razziati senza chiedere consenso dai suoi social. Per il resto, è tutto un susseguirsi, reiterato e ossessivo, delle immagini e delle chat predate attraverso la violazione della privacy di Anastasiya Kylemnyk e date in pasto a un pubblico potenziale di milioni di persone, considerando anche la pagina Facebook di quella trasmissione. Riappaiono dissolvenze con i soldi. Marijuana nel finale. L’ennesima immagine predata dal cellulare di Kylemnyk. Fine.

Non che nelle altre puntate sia stato diverso, ma concentriamoci su questa e, più precisamente, sul servizio appena analizzato.

– La signora Viero si è servita di immagini predate dal cellulare di Anastasiya Kylemnyk, con una evidente violazione della privacy della stessa.

– La signora Viero ha usato queste immagini per costruire un servizio che porta a un’ulteriore ondata d’odio contro questa ragazza, istigando, tra l’altro, a quella pratica di violenza sulle donne chiamata Slut shaming [5].

– La signora Viero ha realizzato un servizio che, attraverso i mezzucci visti sopra, in modo manifestamente manipolatorio e asservito, guida parte del pubblico a percepire Anastasiya Kylemnyk come la responsabile diretta dell’omicidio di Luca Sacchi, fomentando ulteriori ondate d’odio contro la stessa e depistando le attenzioni da Luca Sacchi, dal suo contesto e dagli stessi responsabili della sua morte.

– La signora Viero, attraverso questo servizio che porta la sua firma, oltre alla costante e metodica attività al servizio della famiglia Sacchi, ha contribuito in prima persona e in modo esplicito e manifesto ai rituali di degradazione di Anastasiya Kylemnyk, attraverso tecniche audiovisive e verbali tali da creare e fomentare nei confronti della stessa un clima d’odio osceno, volgare, violento e potenzialmente pericoloso, basato su stereotipi razzisti, violenza sulle donne e manipolazioni delle informazioni e dell’opinione pubblica.

Basterebbe tutto quanto visto finora per rendersi conto del livello da fogna umana, morale e deontologica di questo servizio e dell’intera puntata in merito al caso Sacchi. Che è poi il livello che caratterizza tutte le puntate di Quarto Grado realizzate al servizio degli interessi della famiglia Sacchi. Ma io non mi accontento. E voglio approfondire un paio di cose in merito al servizietto della bella Alessandra.

Come introduzione, vediamo l’utilizzo scorretto (ma guarda tu il caso…) del termine “Documento” fissato in alto a destra (per chi guarda) per l’intera durata del servizio.

Non mi interessa che si tratti di una sorta di standard dei servizi di Quarto Grado. Quello che mi interessa – e che dovrebbe interessare chiunque abbia a cuore la serietà e l’onestà dell’informazione – è l’utilizzo fatto in questo caso e in altri servizi resi da Quarto Grado ai coniugi Sacchi.

Cominciamo dalla definizione di documento, secondo il Vocabolario Treccani:

documénto s. m. [dal lat. documentum, der. di docere «insegnare, dimostrare»]. – 1. a. Qualsiasi mezzo, soprattutto grafico, che provi l’esistenza di un fatto, l’esattezza o la verità di un’asserzione, ecc.; è spesso sinon. generico di atto, carta, scrittura, soprattutto in quanto mezzo rappresentativo di un fatto giuridico

Quindi, il termine |documento| attiva, nella mente delle persone, un campo semantico relativo alla prova dell’esistenza di un fatto e all’esattezza e addirittura della verità di un’affermazione. Insomma, i contenuti associati al termine “documento” assumono, almeno nella mente di molte persone, in modo più o meno consapevole, lo statuto di informazioni oggettive e comprovate. Il che, nel contesto di questa melma disinformativa, è del tutto falso. “Documento” viene associato a clip prese da fonti esterne (o forse, anche se ne dubito, realizzate ad hoc) relative a una pistola, a uno zainetto con soldi, a droga e a mazzette di euro. Accostate poi alle riprese di Anastasiya Kylemnik e a immagini tratte dal suo cellulare attraverso una evidente violazione della sua privacy. Paradossalmente, gli unici veri “documenti” sono proprio queste immagini, che inchiodano Quarto Grado alle sue responsabilità e che in alcun modo coinvolgono Anastasiya Kylemnyk, se non come vittima di un’oscena violazione della sua privacy volta a fomentare la solita campagna d’odio nei suoi confronti. Ma andiamo avanti. E approfondiamo come la signora Alessandra Viero, che si spaccia come grande paladina dei diritti delle donne, al pari del suo collega Gianluigi Nuzzi, si comporta nei confronti di Anastasiya Kylemnyk.

Nel suo servizietto, la signora Viero prende una chat, predata come tante altre, e, da vera paladina dei diritti delle donne, mette in rilievo in termine |prostituta|, associandolo a un’immagine nella quale Anastasiya Kylemnyk ha una posizione di “superiorità” rispetto al fidanzato (lei in piedi, Luca Sacchi a terra). Poi, fa seguire un’altro video di pochi secondi nel quale appare le stessa Kylemnyk che esegue una sorta di danza davanti all’obiettivo. In realtà, si tratta dell’applicazione di un innocente effetto di Instagram che, nel contesto disinformativo e manipolatorio di Quarto Grado e, nello specifico, del servizietto della bella Alessandra, stabilisce nelle menti deboli e perverse di molti dei loro fans, un collegamento con il termine |prostituta| appena messo in risalto nella clip precedente. D’altra parte, il compito della vera paladina delle donne Alessandra Viero è quello di far percepire Anastasiya Kylemnyk come una troia che pensa solo ai soldi, e lei procede diligente in tal senso. Infatti, ecco seguire subito dopo un primo piano di Anastasiya Kylemnyk e, attraverso una dissolvenza incrociata, la solita clip con i soldi.

Ma, a proposito di dissolvenze, vediamo come sono usate nel servizietto della bella Alessandra.

In sintesi, la dissolvenza è uno strumento di video editing attraverso il quale una clip scompare gradualmente e gradualmente appare la clip successiva. Qui abbiamo: 1) la dissolvenza incrociata, attraverso la quale mentre una clip scompare appare quella successiva, in modo tale che per qualche secondo entrambe risultimo sovrapposte l’una all’altra – è il caso della clip dei soldi accostata ad altre; 2) la dissolvenza al nero e l’assolvenza al nero, attraverso le quali una clip scompare gradualmente nel nero dello schermo e, subito dopo, comincia ad apparire la clip successiva, che gradualmente passa dal nero completo alla completa visibilità – è il caso della clip della pistola associata a quella con il primo piano di profilo di Anastasiya Kylemnyk.

Così.

La metafora del cane: la verità e lo slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

Questi due tipi di dissolvenze hanno due differenti tipi di effetti sulla mente degli spettatori.

1 – La dissolvenza incrociata, quando ripetuta più volte all’interno di uno stesso video, abitua la mente dello spettatore a cambiamenti graduali, senza sorprese, dato che il passaggio tra le due clip rende visibili entrambe e il passaggio tra l’una e l’altra risulta quindi esplicito e prevedibile. Quando poi una delle due clip è sempre la stessa, o comunque presenta lo stesso tema – quello dei soldi nel servizietto in questione – questo tipo di transizione consolida nella mente dello spettatore la relazione – in realtà arbitraria – tra la clip in questione e quelle di volta in volta a essa associate.

2 – La dissolvenza / assolvenza al nero, al contrario della transizione precedente, provoca nella mente dello spettatore una sensazione di sorpresa, di inaspettato: l’immagine che compare nella seconda clip non è direttamente in relazione alla clip precedente, e lo spettatore prova, più o meno inconsapevolmente, una sorta di piccolo choc, che si imprime nella sua mente, carico di significati. Come avere un’illuminazione, un’improvvisa scoperta, la presa di coscienza di una verità finora celata. In questo servizietto, è il caso della clip della pistola, dopo la quale appare – sorpesa! – Anastasiya Kylemnyk e non l’assassino di Luca Sacchi, quel Valerio Del Grosso dal quale Quarto Grado manifesta la preoccupazione di depistare con ogni mezzo l’attenzione. Eh, già, perché l’obiettivo di questo servizietto genuflesso, come tutti gli altri servizietti realizzati da Quarto Grado per la famiglia Sacchi, non è solo quello di far percepire Anastasiya Kylemnyk come una troia assetata di soldi, ma come una troia assassina assetata di soldi. E Alessandra Viero procede in tal senso. E con entusiasmo e impegno dà una ragazza in pasto a un pubblico che non vede l’ora di massacrarla, umiliarla, aggredirla.

A proposito di pubblico, ragionando in modo più generale, qualcuno potrebbe giustamente domandare: com’è possibile che tantissime persone si facciano convincere da questi mezzucci della responsabilità di Anastasiya Kylemnyk per l’omicidio? Credo che i motivi siano tre, almeno quelli principali. Eccoli.

Effetto Kulešov. Consiste nell’accostare due scene in realtà indipendenti l’una dall’altra, in modo tale che nella mente dello spettatore si crei un’associazione tra di loro [6]. L’Effetto Kulešov si concretizza in quelle che vengono definite sequenze di montaggio [7]. Si tratta della tecnica principale attraverso la quale Quarto Grado costruisce i suoi servizi volti a provocare e fomentare odio contro Anastasiya Kylemnyk e a depistare l’attenzione da altri contesti e da altre persone. Per cui, poco più sotto, trovate un approfondimento rispetto a tale tecnica.

Obliquità semantica ed esaltazione degli aspetti viscerali ed emotivi a scapito di quelli razionali e basati sui dati di fatto. Rimando all’analisi della puntata dell’8 maggio 2020, che vedremo tra poco e che personalmente ritengo una delle cose più ripugnanti, feroci, sguaiate e violente mai apparse in una trasmissione che dovrebbe fare informazione (cosa che, come ripetutamente dimostrato, Quarto Grado si guarda bene dal fare) [8].

I Quartohaters [9] [10]. Ho chiamato così la comunità dell’odio che, sobillata dai servizi di Quarto Grado, si scaglia puntualmente contro Anastasiya Kylemnyk in modo violento, volgare, razzista, codardo e infame. A questa marmaglia bene si addice questa descrizione:

Soggetti bigotti, razzisti, pusillanimi, con un livello culturale basso o bassissimo (anche se in possesso di diploma di laurea o di titoli di studio!), insicuri, con una struttura di personalità fragile e adolescenziale, con una scarsissima autostima, con una identità personale debole, che godono nel gettare veleno, delegittimazione e scompiglio […]. Persone che odiano e aggrediscono proprio perché non hanno argomenti per contrastare dialetticamente e culturalmente l’oggetto che scatena in loro paura e timore. Non hanno argomenti e quindi odiano offendendo e cercando di distruggere virtualmente l’oggetto del loro odio [11].

Sono convinto che molti tra questi fan di Quarto Grado e della famiglia Sacchi siano così tonti, da vedere un nesso casuale nel video qui sotto, figuriamoci se non si fanno convincere dai servizietti della loro amata trasmissione.

Terza e ultima parte. Fa il suo ingresso in studio Armida Decina, avvocato di Alfonso Sacchi. La chiamo “avvocato” e non “avvocatessa” in onore del machismo da castrati che mi sembra pervadere questa trasmissione.

Dal punto di vista iconico, questo fotogramma, che rappresenta, appunto, l’entrata in scena della signora Decina, ricorda l’entrata in scena dell’ospite d’onore in una trasmissione di varietà, accolta con entusiasmo dalla valletta di turno, in questo caso la bella Alessandra. I “dubbi su Anastasiya” sono solo quelli che Quarto Grado, in sinergia con la famiglia Sacchi e i suoi avvocati, cerca metodicamente e strategicamente di creare e insinuare nell’opinione pubblica. In realtà, l’intero processo, quello vero, svolto in Tribunale, sentenza inclusa, sbugiarda in modo definitivo tutta la fogna disinformativa e manipolatoria messa in atto da quella trasmissione [12]. Sui contenuti espressi dalla signora Decina, basati su quell’obliquità semantica che ormai sappiamo tutti a chi piace, rimando ad altro post [13].

Quindi, per riassumere, in questo schifo di puntata prima massacrano e umiliano Anastasiya Kylemnyk, con contenuti tali da fomentare ulteriore odio verso di lei, poi fa il suo eroico ingresso in scena la signora Decina, osannata dai presenti, per, secondo il manifesto obiettivo di questi, dare il colpo finale ad Anastasiya Kylemnyk, almeno per quella puntata, attraverso le solite affermazioni insinuanti e allusive. E caliamo un velo pietoso su una delle tante e ripetute violazioni, sempre stranamente impunite, del codice deontologico [14].

Ah, già, quasi dimenticavo. Quale post pubblicano per presentare questa serata da porci e da scrofe? Eccolo.

Anastasiya Kylemnyk, ai tempi di questa puntata da porci e da scrofe, era imputata per violazione della legge sulla droga e testimone in quanto vittima dell’aggressione a scopo di rapina terminata con l’omicidio di Luca Sacchi da parte di Valerio Del Grosso. Ma per questi diventa “accusatrice”. Di più: i “segreti” non spuntano dalle “carte” ma dalla violazione arbitraria delle chat e dell’intimità di Anastasiya Kylemnyk. Credetemi, questi vanno radiati dall’Ordine dei giornalisti e sbattuti in Procura a rendere conto di tutto quanto hanno fatto e non devono più tornare in un organo di informazione neanche come blatte del cibo nella mensa.

Anche perché, oltre a quanto visto, hanno fatto altro.

Dagli “sguardi languidi” al “portato via”: la costruzione dell’odio

L’8 maggio del 2020 era successo qualcosa. La parte dedicata al caso Sacchi si apre con Gianluigi Nuzzi che presenta in collegamento “mamma Tina”. E da così il via a quello che rappresenta un vero e proprio discorso di incitamento all’odio contro Anastasiya Kylemnyk. Ma perché?

L’obiettivo di Quarto Grado (e di altri, ma qui è quella trasmissione a essere in oggetto) è quello allontanare da Luca Sacchi qualsiasi sospetto sul suo eventuale coinvolgimento nel tentativo di compravendita di marijuana. Per farlo, diventa il braccio (violento) della malainformazione al servizio della famiglia Sacchi e della strategia difensiva dei suoi avvocati. Strategia che, almeno per un lungo periodo di tempo, ha puntato sull’insinuare una relazione tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi, al fine di depistare le attenzioni dall’amicizia tra lo stesso Princi e Luca Sacchi. Amicizia che si concretizzava, tra l’altro, in una frequentazione tra i due piuttosto intensa, tra passione per le moto, per la palestra e altro. Passo successivo della strategia, collegare l’insinuata relazione con la responsabilità diretta dell’omicidio. Il che, tra l’altro, ha avuto come effetto, guarda caso, quello di depistare le attenzioni dai veri responsabili dell’omicidio e dal loro contesto.

Ma come fare tutto ciò, quando non esistono né notizie, né dati di fatto, né intercettazioni, né chat, insomma, nulla, perché non può esistere qualcosa che non esiste né è mai esistito? Beh, se le notizie non esistono, le si inventano, hanno deciso, pur di raggiungere il loro servile obiettivo. Quindi ecco Tina Galati dire che tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi aveva visto scambiarsi “sguardi languidi” per scatenare, grazie anche all’appoggio della servizievole Quarto Grado, un’ondata d’odio, basata su una tematica propria sulla violenza sulle donne unita a stereotipi razzisti di una ferocia e una volgarità ripugnanti e infami. A ciò aggiungiamo il linguaggio allusivo e insinuante, attraverso il quale il ritornello della Galati su “Anastasiya ha portato via mio figlio” diventa, nel contesto di questa trasmissione e della fauna dei suoi spettatori e fan, prova di colpevolezza per l’omicidio di Luca Sacchi da parte della stessa Kylemnyk.

Quello che qui conta è vedere come, in modo indiscutibile, ci sia un diretto collegamento tra i servizi di Quarto Grado e i contenuti espressi nei commenti. Quindi, tutte le espressioni razziste; tutte le minacce e tutti gli auspici di violenza, torture e sofferenze varie, tutte le manifestazioni proprie della violenza sulle donne, sono direttamente provocate, volute, incoraggiate e coltivate da Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero, dal resto di Quarto Grado e dai suoi ospiti. E, dato che l’odio arma le mani, o comunque invita ad agire la violenza contro il suo bersaglio, questo comportamento, secondo me, non è solo dal punto di vista professionale e umano abietto e infame: è criminale.

L’esempio forse più eclatante, analizzato nell’articolo sopra citato, è relativo all’utilizzo allusivo dell’espressione “portato via” riferito al fatto che Anastasiya Kylemnyk avrebbe “portato via” Luca Sacchi dalla sua famiglia, soprattutto da sua mamma. Nel contesto semantico di Quarto Grado, sia verbale che audiovisivo, “portato via” diventa nelle menti (si fa per dire) di molti suoi fan e spettatori, “ucciso”.

Ma vediamo nel dettaglio.

L’8 maggio 2020, alla vigilia del processo di primo grado, lo studio di Quarto Grado ospita – non in presenza per i noti motivi relativi al Covid – Tina Galati e Alfonso Sacchi. Ma è la signora Galati a essere l’assoluta protagonista di quel servizietto. Vediamo adesso qualche fotogramma tratto dallo stesso.

Immediatamente, Nuzzi ci annuncia che è in collegamento con mamma Tina. Così ha inizio un servizio del tutto privo di valore informativo, fondato invece su una ben pianificata strategia comunicativa di tipo emozionale, volta a suscitare odio contro Anastasiya Kylemnyk, con l’obiettivo di farla percepire come diretta responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi. I commenti al servizio apparsi sulla pagina Facebook ne sono la prova manifesta.

Due parole in più sui titoli. Quello sul dolore dei genitori, che permane per l’intera durata del servizio, è del tutto banale e inutile, se visto da un punto di vista informativo: fermo restando che solo altri genitori colpiti da una simile tragedia possono capire davvero il dolore che la mamma e il papà di Luca provano, chiunque, genitore o no, può farsi un’idea di quanto atroce e immenso possa essere questo dolore. Quindi, la funzione di quel titolo ha l’unico scopo di suscitare emozione ed empatia. E adesso vediamo che questo scopo è tutt’altro che innocente e in buona fede.

Il titolo su Anastasiya Kylemnyk rappresenta uno degli innumerevoli esempi della malafede di Quarto Grado e della sua volontà non di fare informazione, ma solo di creare nei confronti di questa ragazza un clima d’odio feroce e osceno tale da depistare l’attenzione da altre persone e da altri contesti. Che Anastasiya Kylemnyk sia stata vittima di un’aggressione a scopo di rapina, è stato stabilito fin dall’inizio e confermato anche in seguito sempre dagli inquirenti e dalla sentenza di primo grado. Carnefice, non lo è mai stata, se non nella strategia che ritengo infame e a tratti criminale (ricordo che l’odio arma le mani) di Quarto Grado nel suo asservimento alla strategia difensiva della famiglia Sacchi.

Nuzzi continua a rivolgersi a Tina Galati con l’affettuoso e intenerente “mamma Tina”. E poi, fa un’affermazione che, come abbiamo appena visto, nessun giornalista degno di tale nome avrebbe fatto, perché Anastasiya Kylemnyk è effettivamente una vittima. Lo è stata la sera del 23 ottobre 2019 dell’aggressione e lo è da allora a causa di individui come Nuzzi, la bella Alessandra e tutta una serie di “giornalisti” ed “esperti” la cui missione è stata e forse è ancora quella di distruggerla in ogni modo al fine di allontanare ogni attenzione da Luca Sacchi e dal suo contesto, famigliare e non, in merito alla questione della droga.

Qui Nuzzi introduce il tema in scaletta della falsità di Anastasiya Kylemnyk. Tenete presente che, come risulta evidente da chiunque guardi questo servizio, tutto è stato preventivamente stabilito e pianificato, non c’è alcuna manifestazione spontanea di emozioni o altro. Tutto è stato, in modo metodico, freddo e cinico, pianificato e messo in scena.

Come da copione, ecco la puntuale risposta di mamma Tina. Che, detto con tutto il rispetto possibile, non appare come la depositaria di alcuna verità. Ce la ricordiamo quando affermava in modo perentorio che Giovanni Princi non era mai stato in casa sua per in seguito, dopo essere stata plurismentita, affermare in modo perentorio che quando era a casa sua Giovanni Princi si comportava come se fosse un dio. Detto ciò, notate il meccanismo comunicativo di questo siparietto tra Tina Galati e il conduttore Nuzzi, che possiamo sintetizzare nel seguente modo

Nuzzi – MammaTina, Anastasiya dice che è una vittima. Cos’è, ha indossato una maschera?

Intanto, il titolo della grafica diventa Anastasiya, vittima o carnefice?

Tina Galati – Anastasiya non è una vittima, io l’ho sempre detto.

Quindi…

Tutto, TUTTO, in questo servizio, come negli altri, è accuratamente pianificato e messo in scena al fine di far percepire Anastasiya Kylemnyk come responsabile della morte di Luca Sacchi depistando – come senza ombra di dubbio dimostrato prima e dopo questo momento – l’attenzione dallo stesso Luca Sacchi, dal suo contesto e dagli stessi veri responsabili della sua morte.

Facciamo chiarezza, ovvero quella cosa che Nuzzi e il resto di Quarto Grado hanno fatto e fanno di tutto per evitare.

– Nel corso del processo – quello vero – è emerso che Tina Galati pretendeva che Anastasiya Kylemnyk passasse a salutarla ogni sera prima di coricarsi, altrimenti, parola di Luca Sacchi, “sbrocca”. Questo prova che i rapporti tra le due donne non fossero idilliaci già da tempi precedenti la tragedia. Qui, invece, come in altre occasioni (esempio, nella puntata di Porta a porta di cui vedremo più avanti) Tina Galati afferma di avere scoperto che Anastasiya Kylemnyk non sarebbe “una brava ragazza” solo dopo l’omicidio del figlio da parte di quel Valerio Del Grosso dal quale Quarto Grado, come altri organi di disinformazione, fa il possibile per depistare le attenzioni. Quel Valerio Del Grosso rispetto al quale, come vedremo tra poco, la stessa Tina Galati riserva tiepide parole di indifferenza, addirittuta soffuse di una sfumata e piatta ironia quando sfiora in brevi secondi l’argomento dell’omicidio di suo figlio da parte di quell’individuo.

– Le intercettazioni citate dalla signora Galati sono un collage del tutto parziale e incompleto, privo di interesse rispetto al processo, collage realizzato, sembra, in modo tale da inserirlo nella strategia difensiva della stessa famiglia Sacchi al fine di confermare un certo profilo, non corrispondente a quello reale, di Anastasiya Kylemnyk, tale a sua volta da rafforzare le strategia di allusioni e insinuazioni che hanno fin dall’inizio rappresentato la cifra distintiva della strategia portata avanti da questi individui.

Luca Sacchi era un grande amico di Giovanni Princi. Lo frequentava assiduamente e, solo pochi giorni prima del 23 ottobre 2019, era stato fermato insieme a lui e a un individuo con precedenti per droga, in un controllo dei carabinieri, che si concluse con un nulla di fatto. Uno degli obiettivi della strategia difensiva della famiglia Sacchi e, di conseguenza, di Quarto Grado, era quello di “separare l’inseparabile”, dunque di far percepire Luca Sacchi come del tutto estraneo al mondo di Giovanni Princi. Ecco quindi la storiella, una delle tante montate da Quarto Grado e da altra stampa compiacente, della in realtà inesistente relazione tra Anastasiya Kylemnyk e il grande amico di Luca Sacchi. A questo proposito faccio notare che non esiste ne è mai esistito un solo motivo concreto per far pensare a qualcosa del genere, tutto si limita alle insinuazioni di Tina Galati e dei suoi amici di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi in testa. E se ci fosse stato almeno un sms, qualche affermazione chiara in una chat o cose simili certi sciacalli della disinformazione ci si sarebbero scagliati sopra e l’avrebbero esibito in ogni modo. Visto che violare la privacy di Anastasiya Kylemnyk pare essere una prassi tanto consolidata quanto impunita.

Colpo di scena drammaturgico: la signora Galati si abbassa la mascherina prima di affermare che Anastasiya Kylemnyk, aggredita la sera del 23 ottobre 2019, rimasta accanto al suo ragazzo gridando aiuto sino all’arrivo dei soccorsi, le avrebbe “tolto la vita”. Ogni gesto, ogni parola, ogni cambiamento di voce, ogni immagine di questo servizio appaiono accuratamente pianificati, premeditati e altrettanto accuratamente messi in scena.

A riprova di quanto appena scritto, ecco Tina Galati parlare dell’assassino del figlio: voce piatta, colloquiale, gesti misurati, in clamoroso contrasto con le parole pronunciate e la verità dei fatti: perché parla in questo modo tranquillo di chi ha ucciso suo figlio sparandogli un colpo alla nuca? A ciò si aggiunga l’intervento flebile e atono dello scaltro Nuzzi. Nessuno “sfogo spontaneo” o cose simili, ma un dialogo accuratamente costruito e messo in scena, sia per quanto riguarda la comunicazione verbale sia per quanto riguarda la comunicazione non verbale.

Ribadisco: sarò troppo sensibile o qualcosa del genere, ma una madre che parla in modo così tranquillo, indifferente e addirittura con una spruzzata di (macabra) ironia, di chi ha ammazzato suo figlio e nel modo che sappiamo, a me lascia sgomento. Ma andiamo avanti.

Ed ecco che quando si tratta di Anastasiya Kylemnyk lo stile comunicativo della signora Galati cambia in modo estremo: la voce si alza, diventa concitata e rabbiosa, i gesti, diretti verso la stessa ragazza, si fanno marcati, e accompagnano in modo drammaturgicamente coordinato la carica emotiva della voce stessa. Lo stesso accade con l’espressione “portato via”, che nel contesto disinformativo di Quarto Grado viene tradotta nella mente di centinaia di persone (se non migliaia) con “ucciso”: lo testimoniano tutti i commenti nella pagina Facebook sia relativi a questo servizio sia a tutti gli altri. E questo era esattamente l’obiettivo dello scaltro Nuzzi, della bella Alessandra e di tutto il resto di quella trasmissione che di informativo non ha alcunché. Ma c’è ancora di più: neanche questa espressione è una manifestazione spontanea nata per caso in quell’occasione. Proprio no. Ha alle spalle una lunga storia basata su quella che mi sento di chiamare la strategia della marmellata. Idem il ricorso alla maledizione.

La strategia della marmellata, cui ricorrono anche altri, tipo la combriccola di Porta a porta (e più avanti vedremo che figuraccia miserabile hanno fatto tre comari che sono ricorse a essa) riguarda il periodo anteriore alla sentenza di primo grado e consiste nell’associare Anastasiya Kylemnyk e, in misura meno insistente e intensa, Giovanni Princi, alle quattro persone accusate a vario titolo dell’omicidio di Luca Sacchi (la sentenza proscioglie Armando De Propris da ogni accusa al riguardo e comunque, alla fine, sulla sentenza ci torniamo).

Tra marzo e maggio 2020, Tina Galati pubblica sul suo account Facebook quasi sempre la stessa immagine che presenta tutte le persone sotto processo accompagnandola con frasi che contengono l’espressione “Portato via” e/o maledizioni. In questo modo (i post sono pubblici), e considerando che in un post del 24 marzo 2020 definisce Anastasiya Kylemnyk come “colei che mi ha portato via mio figlio”, crea e rinforza, almeno in chi vede quei post e che non ha particolari abilità analitiche, un’associazione tra Anastasiya Kylemnyk e l’omicidio del figlio. Tenete presente che a quei tempi la coppia Galati – Sacchi spopolava in televisione, facendo ottenere ottimi risultati d’ascolto alle trasmissioni che la ospitava, quindi aveva di sicuro una certa quantità di persone che la leggevano anche su Facebook.

Infine, arriva il servizio che stiamo vedendo, nel quale Tina Galati liquida in pochi e inespressivi secondi l’assassino del figlio, per scagliarsi con veemenza e aggressività contro colei che del figlio era la fidanzata.

Come in una sorta di perverso processo alchemico, Tina Galati sta trasformando, nella mente di molti spettatori, Anastasiya Kylemnyk da fidanzata di Luca Sacchi a responsabile della sua morte, dopo essere passata dallo stadio intermedio della marmellata.

Continua il siparietto tra lo scaltro Nuzzi e Tina Galati, qui intenta a rimarcare il processo di colpevolizzazione di Anastasiya Kylemnyk. Gianluigi Nuzzi appare pessimo anche come attore. Così come goffo appare il tentativo di far passare un servizio, preparato e messo in scena con cura e premeditazione, come lo sfogo “spontaneo” di una mamma disperata che un “sorpreso” conduttore cerca di gestire al meglio. Al di là di quanto già visto e di quanto vedremo, bastano l’immagine qui sopra e quella qui sotto, e i rispettivi testi, per smascherare in modo definitivo la falsità di questo servizievole servizio. Le immagini rappresentano due fotogrammi tratti da scene l’una successiva all’altra. I testi sono le trascrizioni testuali delle parole pronunciate dal duo Nuzzi – Galati. La signora Galati ha appera urlato il rapida successione i due leitmotiv su cui si basa la strategia complessiva.

“Ci hai portato via il sole da questa casa, maledetta!”.

A questo punto interviene lo scaltro Nuzzi, con un’espressione che dovrebbe trasmettere… Empatia? Tristezza? Sgomento? Boh.

“Signora, io…”. Ma poi lascia subito spazio al prosieguo all’invettiva [in senso tecnico] da parte di Tina Galati.

“Mi hai rovinato!”. Poi, rivolta a Nuzzi: “Mi scusi, mi scusi, ma io non ce la faccio più…”

Adesso fate attenzione, per favore. Mentre la signora Galati pronuncia l’ultima parte della frase – “…a vedere lei che vuole fare la santerellina” – l’immagine accanto a lei cambia, e a quella dello scaltro Nuzzi si sostituisce – sorpresa! – il primissimo piano di Anastasiya Kylemnyk. E quella specifica immagine che non credo sia stata scelta a caso.

Quindi, ripeto e ribadisco: quando Tina Galati dice che non ce la fa più a vedere Anastasiya Kylemnyk “che vuole fare la santarellina” appare l’immagine del primissimo piano di Anastasiya Kylemnyk.

Quindi, tutto era già stato stabilito in ogni dettaglio in precedenza. Avevano stabilito e concordato al millimetro, attraverso un coordinamento tecnico ed espressivo perfetto, che quando Tina Galati avrebbe pronunciato quella frase sulla “santerellina” sarebbe apparsa proprio quell’immagine di Anastasiya Kylemnyk.

Quindi, quel “mi scusi, mi scusi, non ce la faccio più” non rappresentano lo sfogo, imprevisto e momentaneo, di una mamma disperata a travolta da incontrollabili flussi emotivi. Proprio no: sono le parole accuratamente stabilite ben prima di quel servizio, e altrettanto bene pronunciate nei giusti tempi e nei modi stabiliti, che segnalano alla regia che devono cambiare l’immagine, passando da Nuzzi a Kylemnyk.

Quindi, ripeto e ribadisco: tutto in questo servizio (come in tutti gli altri, d’altra parte) è stato preventivamente stabilito e pianificato, non c’è alcuna manifestazione spontanea di emozioni o altro. Tutto è stato in modo metodico, freddo e cinico pianificato e messo in scena. Nessuno “sfogo spontaneo” o cose simili, ma un dialogo accuratamente costruito e messo in scena, sia per quanto riguarda la comunicazione verbale sia per quanto riguarda la comunicazione non verbale. Ogni gesto, ogni parola, ogni cambiamento di voce, ogni immagine di questo servizio appaiono accuratamente pianificati, premeditati e altrettanto accuratamente messi in scena.

Sinceramente, non capisco dove Tina Galati vedesse Anastasiya Kylemnyk “fare la santerellina” ma anche fare altro, dato la stessa appariva solo e attraverso immagini predate dai suoi account privati, in trasmissioni a lei in vario modo ostili e non era ne è mai apparsa in seguito in alcuna trasmissione e neanche in alcuna intervista raccolta in altri contesti.

Torna, con la solita forte carica emozionale, il leitmotiv del “portato via”. Con i due titoli identici…

Si finisce con l’escalation definitiva: la solita allusione accompagnata da una veemenza a livello di comunicazione non verbale tale da scatenare nelle viscere degli spettatori e dei fruitori della pagina Facebook quella rabbia irrazionale di cui abbiamo visto poco fa . Con un riferimento al Cielo che potrebbe avere più di un significato.

Vediamo cosa è successo in questi pochi minuti (meno di sei).

Prima di tutto: ogni parola, ogni gesto, ogni tono di voce, ogni mimica facciale, ogni inquadratura, ogni immagine…tutto in questo servizio è stato accuratamente pianificato e metodicamente messo in scena.

Su questo, neanche i più sprovveduti tra gli spettatori dovrebbero avere dubbi. Un servizio televisivo, prima di essere mandato in onda, viene preparato in anticipo con cura e attenzione. Parole, immagini, inquadrature, tempi e tutto il resto.

– Lo stile comunicativo di Tina Galati, come abbiamo visto e come è evidente, si fonda sulla comunicazione non verbale, tale da bypassare ogni filtro razionale (almeno in molte persone) e suscitare in modo massivo emozioni e pulsioni. Approfondiamo.

In ognuno di noi interagiscono due sistemi: il sistema nervoso centrale e il sistema umorale [15].

Il sistema nervoso centrale funziona in modo digitale, ovvero prevede solo due stati: 0 / 1, Acceso / Spento, Sì / No e così via (sto semplificando). Tradotto in funzionamento neurale: neurone eccitato (è un termine scientifico, lo dico per i fan di Quarto Grado e dei coniugi Sacchi) / neurone inibito, ovvero neurone attivo / neurone inattivo. Tutto ciò dà vita alla comunicazione digitale.

Il sistema umorale funziona a livello endocrino, liberando sostanze nella circolazione del sangue. Suscita bisogni, pulsioni, emozioni, sentimenti e motivazioni. Si manifesta attraverso la comunicazione analogica.

Questi due sistemi, quello neurale e quello umorale, non solo coesistono ma interagiscono tra di loro in modi a volte molto complessi e spesso contrastanti.

La comunicazione analogica ha radici in un periodo arcaico dell’evoluzione e, a livello individuale, è la prima forma di comunicazione interpersonale che il bambino conosce e con la quale si rapporta. Si tratta di una forma di comunicazione di forte impatto emotivo, lontana da quanto caratterizza la dimensione logica e razionale. Da un punto di vista psicodinamico equivale all’Es freudiano. Si esprime attraverso forme di comunicazione non verbale: movimenti e posizioni del corpo, gesti, espressioni del viso, caratteristiche della voce.

La comunicazione digitale o verbale è più recente di quella analogica e anche dal punto di vista individuale compare in un tempo successivo. Riguarda l’area dell’espressione verbale, ovvero delle parole considerate in sé stesse, isolate dagli aspetti non verbali che abbiamo appena visto. Ha un elevato grado di complessità, versatilità e astrazione.

– Attraverso i vari post pubblicati sulla pagina Facebook, relativi ai servizi messi in onda, Quarto Grado ha creato una vera e propria comunità dell’odio (i Quartohaters) contro Anastasiya Kylemnyk, comunità che naturalmente ignora del tutto Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. Un’orda che si esprime attraverso stereotipi razzisti, violenza sulle donne, insulti, minacce e diffamazioni. Un’orda composta da individui ignoranti, arroganti, supponenti, volgari, bigotti e incapaci di sostenere un minimo dialogo in quanto privi di adeguati requisiti cognitivi. Questi sono i Quartohaters, questi sono i fan di Tina Galati e di Alfonso Sacchi. Una comunità accuratamente e metodicamente nutrita e fomentata da Gianluigi Nuzzi, da Alessandra Viero e dal resto della ciurma di Quarto Grado.

Dato che tutti i commenti sono diretta conseguenza dei servizi di Quarto Grado, questo significa che tutto quel liquame di stereotipi razzisti, violenza sulle donne, insulti, minacce e diffamazioni è stato voluto, provocato, fomentato e mantenuto da quella stessa trasmissione, che deve quindi essere ritenuta diretta responsabile di tutto ciò.

I commenti relativi al servizio di cui abbiamo visto sono l’esempio più ripugnante ed evidente di questa strategia d’odio e depistaggio (abbiamo visto come l’una sia interconnessa all’altro). Per chi volesse immergersi in questa fogna: https://storieanomale.com/i-quartohaters-le-parole-dellodio/

– Il discorso messo in scena da questo servizio – prova ne sono i commenti che potete leggere nel link qui sopra e quelli che vedremo più avanti – ha quali effetti quelli di fomentare e incoraggiare, sotto varie forme, la denigrazione, l’odio e la diffamazione nei confronti di Anastasiya Kylemnyk, nonché il fatto di sottoporla a insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione e minacce. Quanto avete appena letto a partire da “fomentare” proviene, previo qualche debito adattamento, tipo quello di sostituire a “persona” lo specifico nome e cognome, dalla “Raccomandazione n. 15/2015 della commissione contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del consiglio d’Europa” dove definisce il discorso d’odio [16].

Il tutto, sulla base del nulla più assoluto, sull’assenza del benché minimo dato di fatto, ma solo sulle insinuazioni della stessa Galati e dello scaltro Nuzzi.

– Come se non bastasse, questo servizio si inserisce in pieno nella serie dei rituali di degradazione che abbiamo già visto, attraverso i quali questi individui cercano trasformare l’immagine di Anastasiya Kylemnyk da quella, reale, di fidanzata di Luca Sacchi a quella, fittizia ma funzionale alla strategia difensiva della famiglia Sacchi e probabilmente anche ad altri, di responsabile della sua morte. Obiettivo che perseguono attraverso il ricorso all’altrettanto già vista obliquità semantica, ovvero l’utilizzo di termini semanticamente obliqui, non diretti o trasparenti, ma tali da far intravedere i significati voluti, senza però mostrarli chiaramente. In questo contesto le menzogne non vengono quindi espresse in modo esplicito ed evidente, ma sono, appunto, rappresentate da espressioni verbali inserite all’interno di una cornice di vaghezza semantica. A rinforzare ancora di più l’obliquità semantica, si aggiunge l’implicito, cioè l’insieme dei tratti paralinguistici, come per esempio, la gestualità, la corporeità in genere, e di tutto ciò che non viene esplicitamente detto ma che può essere inferito dal contesto, linguistico ed extralinguistico. Quanto avete appena letto a partire da “ovvero” proviene, previo qualche debito adattamento, da Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre [17], dove viene trattato anche l’argomento dei rituali di degradazione e del loro utilizzo da parte della mafia in relazione ai processi, quelli veri.

Infine, questo servizietto di Quarto Grado mostra in modo inequivocabile il nesso causale tra contenuti dei servizi e odio istigato nella comunità dei fan. Ecco un esempio basato solo su alcuni commenti.

Una rappresentazione immediata e chiara di quanto Quarto Grado e i suoi ospiti sono soliti provocare nei loro fan, si ha con questo Ciclo della rabbia.

Applichiamo il Ciclo della rabbia al servizio di cui stiamo parlando.

1 – Prima dell’Event-Trigger, o Innesco. Ci troviamo nei pochi secondi durante i quali Tina Galati, dialogando con Gianluigi Nuzzi, parla in modo pacato e privo di particolari emozioni di Valerio Del Grosso, l’assassino di suo figlio: gesti misurati, voce piatta, addirittura un accenno di ironia con quel – secondo me agghiacciante, visto come poi tratta Anastasiya Kylemnyk – “Ha sparato a mio figlio, che faccio, gli dico Bravo”?

L’aspetto fondamentale è questo: Tina Galati parla di Valerio Del Grosso, l’assassino di suo figlio, con Gianluigi Nuzzi. E lo fa nei modi pacati, misurati e tranquilli che abbiamo visto. Quindi, quando rivolge lo sguardo verso la telecamera, lo fa nei confronti del conduttore, fornendo un ulteriore elemento che conferma, in chi guarda, l’atmosfera calma e controllata della situazione. Poi, tutto cambia.

2 – Event-Trigger o Innesco. Di colpo, Tina Galati smette di dialogare con Gianluigi Nuzzi e si rivolge direttamente ad Anastasiya Kylemnyk. La voce, i gesti, l’intera comunicazione, analizzata poco fa, diventa emotivamente carica, tesa e aggressiva. Adesso, quando guarda verso la telecamera, il suo sguardo è diretto verso la ragazza e, al tempo stesso, aggancia in modo emozionale gli spettatori, o, almeno, molti tra loro.

3 – Escalation Phase. Per sintetizzare, è il momento del “portato via”, la fase durante la quale, dopo avere prepararo lo spettatore ingenuo attraverso la fase dell’Innesto, la carica emotiva – e irrazionale – raggiunge l’apice e scatena in alcuni (troppi) spettatori vissuti – irrazionali – di rabbia e odio nei confronti di Anastasiya Kylemnyk.

4 – Crisis Phase. Ed ecco la fase nella quale l’odio provocato nell’orda si manifesta. Ho scelto – tra la moltitudine – questa frase in quanto riassume in neanche due righe i risultati ottenuti che, come abbiamo visto e rivedremo, rappresentano l’obiettivo a monte di questo e degli altri servizi di Quarto Grado.

“Grandissima puttana” – Forme di violenza sulle donne provocata, come il resto, in modo diretto e innegabile, dai servizi della servizievole Quarto Grado.

“Deve crepare” – Manifestazione d’odio come desiderio o volontà di distruzione fisica (morte), in altri casi di torture e altre violenze rivolte contro Anastasiya Kylemnyk.

“Maledetta” – Il più delle volte, nelle manifestazioni d’odio contro Anastasiya Kylemnyk, ricorrono temi o anche parole vere e proprie prese dalle dichiarazioni della coppia Galati-Sacchi e dei loro avvocati. Qui vediamo un riferimento a quanto ripetuto in modo insistente da Tina Galati.

“Povera mamma” – Come in questo caso, la maggior parte delle manifestazioni d’odio contro Anastasiya Kylemnyk è accompagnata dal leitmotiv dei “poveri genitori”. Valerio Del Grosso e Paolo Pirino risultano competamente assenti. Come sempre. Quarto Grado per certe persone e per certi contesti, dimostra di essere davvero una garanzia.

5 e 6 – Questi due punti li ho indicati solo per completezza dell’informazione ma in questo contesto importano poco, in quanto spostano del tutto l’attenzione sui Quartohaters, mentre quello che mi interessava era mostrare come questo servizio provochi, in modo mirato, premeditato e accuratamente messo in scena, stati di rabbia e odio in molti (troppi) spettatori nei confronti di Anastasiya Kylemnyk, nella completa assenza di qualsivoglia dato di fatto. Comunque, ecco due righe.

5 – Recovery Phase o Fase di recupero. Soddisfatto delle porcate e delle idiozie che ha appena scritto (che naturalmente, a lui non sembrano tali), l’individuo si rilassa, crogiolandosi nel tepore fecale che prova nell’avere constatato, probabilmente non per la prima volta, di appartenere a un gruppo assai numeroso di persone che la pensano come lui e che, come lui, hanno spurgato e stanno spurgando colate di pus purulento contro la vittima designata.

6 – Post Crisis Phase. L’individuo torna al suo stato mentale ed emotivo abituale. Io rimango convinto che la curva del giudizio razionale, dell’intelligenza e della creatività relativa a molti di questi individui sia stabilmente ben al di sotto dell’asse orizzontale.

Ma adesso portiamo l’attenzione sulle due curve presenti nel grafico: la curva della rabbia – nera – che si sviluppa al sopra della linea orizzontale e la curva dell’intelligenza – rossa – che si sviluppa al di sotto della linea orizzontale. Risulta fin dal primo colpo d’occhio che le due curve sono inversamente proporzionali. Ovvero: più aumenta la rabbia, più diminuisce la capacità di esercitare l’intelligenza, la creatività e il giudizio critico. Sino ad arrivare alla Crisis Phase (punto 4), che viene a trovarsi esattamente al polo opposto di quello dell’intelligenza e del giudizio critico. E non solo. Questa accuratamente perseguita, preparata e messa in scena di Quarto Grado fa sì, che insieme all’intelligenza e alla capacità di giudizio critico, scompaia del tutto, guarda caso, la figura di Valerio Del Grosso, l’assassino di Luca Sacchi: la curva della rabbia contro Anastasiya Kylemnyk è, al tempo stesso, la curva del depistaggio dai veri responsabili della morte di Luca Sacchi e dal loro contesto.

Ma andiamo avanti.

Leggiamo nell’Enciclopedia Treccani:

Apostrofe. Figura retorica per la quale chi parla interrompe la forma espositiva del suo discorso per rivolgere direttamente la parola a concetti personificati, a soggetti assenti o scomparsi, o anche al lettore. Quando è accompagnata da toni violenti, ironia o sarcasmo, è detta invettiva.

A proposito dell’invettiva, il Vocabolario Treccani spiega che si tratta di un

Discorso polemico concitato e violento, di accusa, di oltraggio, di acerbo rimprovero, contro persone o cose.

Si tratta esattamente di quanto abbiamo appena visto dall’analisi del ciclo della rabbia applicato agli interventi di Tina Galati. E, anche questo, è un dato di fatto innegabile e indiscutibile: Tina Galati interrompe il dialogo con Gianluigi Nuzzi (Interruzione della forma espositiva = Event-Trigger) e si rivolge direttamente a un soggetto assente attraverso un discorso concitato e violento, di accusa, di oltraggio, di acerbo rimprovero contro Anastasiya Kylemnyk.

Questo servizio ha insomma una sorta di andamento “sinusoidale”: a momenti espositivi tra Tina Galati e Gianluigi Nuzzi si alternano momenti invettivi di Tina Galati contro Anastasiya Kylemnyk. Tutto accuratamente preparato, tutto accuratamente messo in scena.

In conclusione, il servizio di Quarto Grado ha provocato – attraverso la sua metodica e premeditata messa in scena – stati rabbiosi, emotivamente carichi e, allo stesso tempo, caratterizzati dall’annullamento di ogni dimensione critica e cognitiva. E questi si fanno chiamare “giornalisti”.

Ed ecco la sintesi visiva degli effetti – voluti e freddamente perseguiti – del leit motiv “Portato via”.

Qui una selezione di quello che questi individui hanno provocato, voluto, incoraggiato e coltivato con cura e passione.

Ed ecco, per restare al tema della violenza sulle donne, cosa hanno fatto questi individui.

“Gli esperti hanno messo in guardia contro la concettualizzazione violenza virtuale contro le donne e le ragazze come fenomeno completamente separato dalla violenza «del mondo reale», poiché in realtà rappresenta più propriamente un continuum rispetto alla violenza offline.
La violenza virtuale contro le donne e le ragazze è una forma di violenza contro le donne.”
“Lo stalking comporta episodi ripetuti che individualmente possono essere atti innocui o meno, ma combinati minano il senso di sicurezza della vittima e provocano angoscia, paura o allarme. Gli atti possono includere
– pubblicazione di commenti offensivi su Internet in relazione alla persona interessata;
– condivisione di fotografie o video intimi della persona interessata su Internet o tramite telefono cellulare.
Le molestie online possono assumere diverse forme, ma ai fini del presente documento possono includere:
incitamento all’odio, ovvero linguaggio che denigra, insulta, minaccia o colpisce un individuo sulla base della sua identità e di altri aspetti.
Da: Istituto europeo per l’uguaglianza di genere

“Insultare una donna dandole della puttana o della troia significa sottrarle soggettività, cercare di annichilirla a una mera funzione sessuale: quell’insulto in sé non costituisce solo un atto di violenza verbale, ma implica una sottintesa minaccia (che ogni donna avverte) dell’esposizione a potenziali violenze.”
Da: Nadia Somma, “Il Fatto Quotidiano”

“Ciò che differenzia la violenza contro le donne online dalle forme classiche di violenza è la riproducibilità, l’ubiquità e l’incontrollabilità della sua diffusione. Le sue vittime vengono degradate in modo virale davanti a un pubblico di estranei, con effetti incontrollabili (pubblico invisibile).
Da: agendadigitale.eu

Slut-shaming significa“svergognare la sgualdrina”. Vuol dire in pratica utilizzare elementi relativi alla condotta sessuale di qualcuno, o che rimandano a essa, per svalutare tale persona e imporre un giudizio negativo. Come affermato da Leona Tanenbaum nel 2015: “Lo slut-shaming è più dannoso dei semplici insulti – anche se essere insultate pubblicamente in sé può essere traumatico, come dimostrano i suicidi di ragazze vittime di tale fenomeno. Una volta che una ragazza o una donna viene considerata una “sgualdrina”, può diventare anche bersaglio di violenza sessuale.”
Da: pagepress.org

Quindi, Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero e l’intera Quarto Grado hanno fatto questo. In modo metodico e reiterato, attraverso servizi volti a provocare e fomentare tutto questo odio, tutte queste infamie, tutte queste oscenità. Al servizio di interessi privati di terze persone.

Non mi stancherò mai di sottolinearlo: in nessuna fase delle indagini né in alcuna fase del processo – quello reale – Anastasiya Kylemnyk è stata mai nemmeno lontanamente considerata in alcun modo coinvolta nell’omicidio, se non in quanto testimone e vittima dell’aggressione che ha portato allo stesso. Mai. Se qui viene considerata, per riassumere migliaia di commenti, la “troia straniera assassina che deve subire torture e violenze” è a causa dei servizi della stessa Quarto Grado.

Gli “Sguardi languidi” percepiti da Tina Galati trasformano Anastasiya Kylemnyk in troia.

Il “Me lo ha portato via” di Tina Galati e il “Gli ha preparato la tomba” di Alfonso Sacchi trasformano Anastasiya Kylemnyk in assassina.

Il ritornello “L’abbiamo accolta come una figlia” del duo Galati-Sacchi trasforma Anastasiya Kylemnyk in serpe straniera.

Naturalmente, quelli citati sopra non sono solo dei leit motiv usati per influenzare l’opinione pubblica e, forse, anche il processo reale, ma rappresentano dei veri e propri nuclei tematici sui quali, come abbiamo visto e come vedremo, Quarto Grado costruisce i suoi servizi.

Quindi, visto l’innegabile nesso causale dimostrato tra questi servizi e le manifestazioni d’odio nei confronti di Anastasiya Kylemnyk, tutti i protagonisti a vario titolo di quei servizi, Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero su tutti, devono essere ritenuti pienamente responsabili di questo odio e delle sue manifestazioni, attuali e potenziali. Tenete anche presente che oltre la metà delle manifestazioni d’odio contro Anastasiya Kylemnyk esposte in questo articolo, prese nella loro interezza, contengono al tempo stesso manifestazioni di vicinanza e affetto nei confronti di Tina Galati e/o di Alfonso Sacchi, a ulteriore riprova e conferma del nesso causale innegabile e indiscutibile tra l’istigazione all’odio verso Anastasiya Kylemnyk e il servizio reso da Quarto Grado alla famiglia Sacchi e alla sua strategia difensiva. Questi hanno creato, in modo metodico, pianificato e accuratamente coltivato, un collegamento tra l’empatia, più o meno spontanea, nei confronti della tragedia che ha colpito i coniugi Sacchi e l’odio nei confronti di Anastasiya Kylemnyk. Ottenendo, tra gli altri, i risultati che vedete qui sotto.

Ma perché, qualcuno potrebbe chiedere, tutto ciò è stato possibile? Perché quel leitmotiv allusivo e insinuante, quel “portato via” usato come un’arma d’odio, ha potuto viaggiare impunito senza essere mai criticato? Perché lo stesso è accaduto con l’affermazione di Alfonso Sacchi, secondo il quale, parlando del figlio e di Anastasiya, “lei gli ha preparato la tomba”? Perché nessuno si è opposto a tutto ciò? A queste insinuazioni tali da depistare l’attenzione dai veri responsabili di quanto accaduto, dallo stesso Luca Sacchi e dal suo contesto?

Credo sia perché la metafora, e altre forme retoriche simili, non dice esplicitamente, allude, crea circuiti interpretativi che molto spesso sono abbastanza delimitati da produrre nell’ascoltatore il senso che chi parla vuole trasmettere, ma che, tuttavia, possono comunque essere smentiti. Messo di fronte alle proprie responsabilità, un individuo che fosse ricorso a queste forme di comunicazione allusiva per lanciare messaggi terribili, potrebbe sempre difendersi dicendo “Erano discorsi metaforici, erano discorsi che uno fa così, a livello metaforico”. Quanto avete appena letto, a partire da “metafora”, è tratto, con qualche piccola modifica, da una fonte che abbiamo già incontrto, ovvero Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre. La frase citata tra virgolette, sui discorsi metaforici, è pronunciata dalla difesa di Giuseppe Guttadauro, più volte arrestato e condannato per mafia.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Ma passiamo adesso dal linguaggio verbale a quello audiovisivo. Come visto più sopra, il fulcro decisivo della disinformazione e della manipolazione di Quarto Grado è rappresentato dall’effetto Kulešov. Vediamo meglio.

I video nella mente: l’effetto Kulešov

Intorno al 1920 il regista russo Lev Kulešov fa un esperimento. Prende l’immagine del primo piano dell’attore Ivan Mozžuchin. L’espressione è neutra, priva di particolari emozioni. Accosta a questa immagine di volta in volta l’immagine di una zuppa, quella del cadavere di una bambina nella bara e quella di una bella ragazza [ma ci sono più versioni sulle immagini utilizzate]. E chiede agli spettatori quali emozioni provocano loro le singole sequenze. Ecco i risultati.

Quindi:
Zuppa > Area emotiva dell’appetito
Bambina morta > Area emotiva della tristezza
Ragazza > Area emotiva del desiderio erotico

Ma non solo. Gli spettatori si congratulano con l’attore per il modo intenso e credibile con il quale, secondo le tre immagini, ha espresso emozioni relative all’appetito, alla tristezza e al desiderio erotico.

In questo modo, Kulešov dimostra in modo decisivo, come attraverso l’accostamento di immagini in realtà indipendenti l’una dall’altra, si possa creare nella mente dello spettatore una ben definita produzione di senso.

Produzione di senso del tutto disancorata dalla concreta realtà dei fatti, tanto che il regista Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, identifica proprio nel montaggio di questo tipo il metodo più semplice ed efficace per indurre nelle menti degli spettatori, soprattutto quelle più deboli, stati psichici simili sotto molti aspetti a quelli propri della schizofrenia e degli stati onirici.

Kretschmer, dopotutto, scrive una «psicologia medica» e naturalmente lo interessano in primo luogo quelle «condizioni opportune» che portano al sogno e alla schizofrenia. Eppure, vediamo che un «tuffo» molto simile a questo si compie anche quando, per esempio, l’arte non si pone solo lo scopo di informare, ma anche quello di influenzare il più possibile lo spettatore in modo sensibile ed emotivo. Il mezzo magico del montaggio, questo potentissimo fattore di influenza emotiva immediata di cui il cinema è capace, come vediamo, per sua stessa natura «siede in sella» alle leggi dell’influenza.

Fino ad arrivare a concludere che

[Il montaggio] suggerisce che sia possibile anche dirigere l’intero processo del pensiero [18].

Quindi, attraverso l’accostamento di immagini in realtà indipendenti le une dalle altre, è possibile condizionare il pensiero di molti spettatori nella direzione voluta, che nulla ha a che vedere con la correttezza delle informazioni. Anzi, in questo modo è possibile crearne di false e menzognere. Ovvero, quando, per usare le parole dello stesso Ėjzenštejn, la tecnica del montaggio non si pone lo scopo di informare, ma quello di influenzare facendo leva sulle emozioni, sino ad arrivare a dirigere l’intero processo del pensiero, siamo ben al di fuori del campo della verità: siamo nella completa manipolazione delle informazioni, nella costruzione di falsi e nella manipolazione, attraverso ciò, dell’opinione pubblica. Quindi, siamo ben al di fuori del giornalismo.

Ma c’è ancora di più. Quarto Grado applica l’effetto Kulešov, nel modo manipolatorio e con la piena malafede che abbiamo visto, su ben tre livelli: video singolo, servizi in una stessa puntata, servizi in tutte le puntate nella parte dedicate ai loro servizi verso la famiglia Sacchi.

Per quanto riguarda il complesso dei servizi, direi che è inutile ribadire il concetto.

Per quanto riguarda il singolo video e la singola puntata abbiamo appena visto le porcate del 12 giugno 2020, dove ritorna il leit motiv della clip della pistola cui segue una con Anastasiya Kylemnyk. Un altro esempio lo potete trovare qui:

Ed ecco qui una sintesi molto chiara del solito mezzuccio manipolatorio nel quale, subito dopo la pistola, appare – sorpresa! – Anastasiya Kylemnyk. Fa sempre dispiacere vedere come il lavoro di Lev Kulešov e l’effetto che prende il suo nome venga dalla ciurma di Quarto Grado usato in modo così sordido, strisciante e viscido.

Manco a dirlo, questo servizietto deriva da un’altra violazione della privacy di Anastasiya Kylemnyk e, manco a dirlo, si tratta ancora di contenuti del tutto estranei al caso Sacchi [per approfondimenti rimando all’articolo citato sopra, comunque il tema centrale è che Anastasiya Kylemnyk, comunicando con due amiche, si dice convinta che i coniugi Sacchi abbiano ricevuto gettoni di presenza per le varie ospitate in TV, tutto qui].

Notiamo qualche fatto.

– Sia Tina Galati che Alfonso Sacchi mantengono in pratica sempre la stessa posizione per l’intera durata del servizio: lei con una mano sulla bocca, lui con due dita nella zona dell’orecchio.

– Siamo nella puntata successiva alla testimonianza resa da Anastasiya Kylemnyk nel processo reale, durante la quale ha risposto in modo adeguato alla difesa della famiglia Sacchi, smontando un’altra delle allusioni e insinuazioni fatte in precedenza sia dal signor Salice sia dalla signora Decina, secondo la quale sarebbe stata terrorizzata dal fronteggiarli nel processo reale.

– Cosa ci fanno Tina Galati e Alfonso Sacchi, due parti pienamente coinvolte nel processo reale, in quello studio televisivo, nella consueta assenza di controparte, a partecipare all’ennesimo rituale di degradazione della testimone nello stesso processo? Rituale, tra l’altro, portato avanti attraverso la violazione del diritto alla privacy della testimone stessa?

– La ciurma di Quarto Grado ha scelto due immagini di Anastasiya Kylemnyk, una per la parte inziale e una per la parte finale del servizietto, quella successiva alla clip della pistola. Nella prima immagine, il volto di Anastasiya Kylemnyk ha un’espressione mite, quasi timida, con lo sguardo lievemente abbassato che guarda verso gli spettatori, in direzione opposta ai volti di Alfonso Sacchi e Tina Galati. Nella seconda immagine, quella che – sorpresa! – appare dopo il colpo di pistola in direzione di Luca Sacchi, l’espressione di Anastasiya Kylemnyk è quasi sfrontata, molto sicura di sé, e i suoi occhi guardano dall’alto in basso i poveri genitori. Peccato che, fatto che l’onesta Quarto Grado si guarda bene dall’esporre, quell’immagine è tratta da un servizio fotografico e quell’espressione è volutamente artefatta, ovvero frutto delle indicazioni del fotografo.

– Per concludere tornando al tema di questa parte: Lev Kulešov, con il suo esperimento, sbugiarda in modo definitivo la tecnica che Quarto Grado utilizza, insieme ai mezzucci verbali cha abbiamo visto, per servire gli interessi privati di terze persone.

Sintesi conclusiva dell’effetto Kulešov : accostare immagini del tutto indipendenti le une dalle altre in modo tale da guidare gli spettatori verso una precisa conclusione e produzione di senso.

Però, anche per evitare di contaminare e svilire l’importante lavoro fatto da Kulešov con l’accostamento a Quarto Grado, diciamo che l’effetto che porta il suo nome può anche essere utilizzato per accostare immagini forse indipendenti le une dalle altre, ma il cui accostamento di sicuro comunica un significativo valore metaforico.

“Invidiosa!”. Il timecode della vergogna

Il 29 maggio 2020, Quarto Grado, in merito al caso Sacchi, annuncia di avere del materiale inedito. Ma guarda te il caso. In realtà, si tratta di un video di pochi secondi girato da Luca Sacchi con il cellulare nell’agosto 2019, durante un periodo di vacanza sulle Dolomiti. Pochi secondi che mostrano semplicemente dei ragazzi che si divertono tra di loro in modo del tutto innocente e spontaneo, ma che la macchina manipolatoria e mala-informativa di Quarto Grado trasforma nella prova di legami loschi tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi. Vediamo fina a quale punto, oltre alle bassezze viste finora, possono arrivare “giornalisti” che non servono la verità, ma interessi privati (e provati).

Dato che è importante la dimensione temporale, al fine di trasformare pochi, innocenti secondi di spontaneo divertimento in un servizietto in favore dei soliti noti amici, ho evidenziato il “timecode”, ovvero, in pratica, i secondi del video in corrispondenza a fotogrammi che segnano la narrazione (e costruzione) complessiva. Così.

La freccia indica il timecode, che mostra il collocamento temporale del singolo fotogramma all’interno del video totale. Il timecode è così composto: | Ore:Minuti:Secondi:Singolo fotogramma |. Nel caso del video che ho utilizzato ci sono 24 fotogrammi al secondo. Però quello che conta, in questa analisi, è l’indicazione dei secondi ovvero, in questo fotogramma, 12 secondi. Per rendere più leggibile questo dato relativo ai secondi ho ingrandito il timecode.

Quindi, ecco cosa succede. L’appartamento è pervaso dalla musica. Luca Sacchi, dalla camera, sta riprendendo la fidanzata, Anastasiya Kylemnyk, che balla immersa nel ritmo della musica, almeno da quello che si può capire dal video stesso e dalle zoomate fatte da Quarto Grado, che, pur non volendolo (vedi tra poco), per una volta tanto mostra qualcosa di perlomeno verosimile. Anastasiya Kylemnyk si trova oltre la soglia della camera, in uno spazio comune, un breve corridoio.

A un certo punto, Luca Sacchi dice, rivolto alla fidanzata: “Ti piace?” Lei continua a danzare, immersa nel flusso musicale. Lui: “Questa ti piace di canzone, si vede”. Dalla porta della stanza accanto ad Anastasiya Kylemnyk esce Giovanni Princi, che le passa davanti e raggiunge il suo amico in camera. Durata del tutto, circa 5 secondi. 5 secondi. 5 secondi, ok? Ok.

Qui il video si interrompe e subentra una voce fuori campo che, con infinita e struggente dolcezza, ci spiega quanto segue.

“Luca si rivolge alla fidanzata. Nelle sue parole traspare l’attenzione che ha per lei, per i suoi gusti, per quello che le piace, fosse anche una semplice canzone che la fa canticchiare. Lei invece nemmeno gli risponde.”

Alla struggente dolcezza di queste parole si accompagna un netto cambiamento della parte visiva, caratterizzata da un evidente intervento in fase di elaborazione da parte della servizievole Quarto Grado: clip ritagliate e ingrandite, rallentamenti, cambiamenti di inquadrature. Insomma, il tempo della narrazione della prima parte, fedele (almeno da quanto sembra) alle riprese realizzate da Luca Sacchi, viene sostituito dal tempo di Quarto Grado, che interrompe la narrazione naturale degli eventi per sostituirla alla narrazione funzionale agli obiettivi della trasmissione che, per servire gli interessi della difesa della famiglia Sacchi, deve trasmettere e consolidare il profilo di Anastasiya Kylemnyk come la “serpe crudele” e tutto il resto che abbiamo visto prima. Ricordo di sfuggita che il “possiamo chiamare serpe questa biondina” è stato, in sintesi (quindi le virgolette significano ciò), proclamato e lanciato dal signor Paolo Salice, avvocato della signora Tina Galati, nel corso di una puntata di Porta a porta, nel silenzio compiacente dei presenti, conduttore incluso. Io credevo che screditare pubblicamente, addirittura in una trasmissione televisiva di grandi ascolti, il testimone in un caso di omicidio, fosse pratica da condannare. Faccio infine notare che “serpe” e “biondina” sono poi diventati dei termini molto in voga all’interno di insulti razzisti, forme di violenza sulle donne e minacce rivolte contro Anastasiya Kylemnyk entro quegli infami e osceni rituali di degradazione 2.0 officiati dai soliti noti. Non commento oltre, faccio solo informazione, quella cosa che non fa chi dovrebbe. Su quella puntata, oltre al video al termine di questo articolo, potete leggere qui:

https://storieanomale.com/2021/06/15/chi-sono-le-vere-serpi-disinformazione-altro-contro-anastasiya-kylemnyk/

Quindi, abbiamo oltre 20 secondi creati da Quarto Grado e inseriti con evidenti finalità manipolatorie. E questi si definiscono “giornalisti”.

Ma restiamo, come sempre, all’analisi dei dati di fatto.

Luca Sacchi riprende Anastasiya Kylemnyk dalla camera, mentre lei si trova oltre la soglia. La musica pervade l’appartamento. Quindi, tra Luca Sacchi e Anastasiya Kylemnyk c’è una distanza di qualche metro, la musica ha un volume piuttosto alto, Anastasiya Kylemnyk appare immersa in essa mentre danza. Giovanni Princi entra in scena nei 5 secondi che intercorrono tra le parole pronunciate da Luca Sacchi e il suo arrivo in camera. Poco dopo partirà il suo balletto, in aperta sfida con Anastasiya Kylemnyk. Altro elemento fondamentale per la comprensione di cosa accade in quei in realtà del tutto innocenti 5 secondi, è la voce di Luca Sacchi. Sta riprendendo la fidanzata, che, abbiamo visto, è distante da lui e che sta seguendo la musica che pervade l’appartamento. Quando parla, so che è ovvio, ma in questo contesto mala-informativo e disinformativo è bene farlo notare, ha il microfono a pochi centimetri dalla bocca. Quindi, noi sentiamo bene la sua voce, senza i vincoli della distanza e della musica, che invece riguardano Anastasiya Kylemnyk. Tra l’altro, non mi sorprenderebbe se avessero effettuato anche qualche “ritocchino” all’audio, per renderlo più chiaro e ben udibile. D’altra parte, siamo nel regno della mala-informazione. E non è finita.

In conclusione, la ciurma (tra poco vedremo perché ogni tanto la chiamo così) di Quarto Grado pretende di dimostrare la perfidia ofidica di Anastasiya Kylemnyk nei confronti del fidanzato dal fatto che in 5 secondi, immersa nella musica mentre ne segue il flusso danzando, non risponde a quelle due domande. E, purtroppo, la massa dei suoi fan, volgari, privi di senso critico, pronti a esercitare forme di violenza sulle donne e insulti razzisti, quando non vere e proprie minacce, ci casca in pieno e, molto probabilmente, qualcuno partecipa volentieri al gioco in modo consapevole.

Piccola nota: chiedere “Ti piace?” a una persona immersa nel flusso della musica o in quello di un altro tipo di divertimento, significa in un certo senso “invitarla” a uscire dal flusso ludico per ritornare a una dimensione più fredda e razionale che le permetta di elaborare la domanda e una risposta a essa. Quindi è possibile che di fronte a questo “invito” ci siano, consapevoli o meno, delle resistenze che possono anche arrivare a ignorarlo. E non c’è nulla di male in questo.

Comunque, Anastasiya Kylemnyk sta danzando e non “canticchiando”. Questi proprio non ce la fanno a essere sinceri, nemmeno sugli aspetti più marginali.

Ma ecco che adesso rientra in scena Giovanni Princi. Vediamo.

Giovanni Princi “sfida” Anastasiya Kylemnyk sul terreno del ballo. Quindi la aggancia nella dimensione ludica, nella quale lei è già immersa, proponendole solo un gioco diverso. Lei accetta divertita e in pochi secondi abbiamo la sfida, la competizione giocosa e la sua conclusione.

In sintesi: questo “video inedito” mostra solo pochi secondi di tre giovani in vacanza che si divertono in modo del tutto spontaneo e innocente. Ma siamo a Quarto Grado, e Quarto Grado ha una missione da compiere…

Come se non bastasse tutto ciò, ecco apparire il luminare che pone il suo sigillo sulla mala-informazione della serata, tesa a riconfermare la percezione di Anastasiya Kylemnyk come la troia assetata di soldi, priva di scrupoli e disposta a tutto.

Ecco che arriva Massimo Picozzi, ovvero, tra le altre cose, uno dei massimi esperti mondiali del decisivo tema relativo ad “Acconciature ed elaborazione del lutto”, come abbiamo visto qui:

Cominciamo con i fotogrammi tratti da quella parte del servizietto di Quarto Grado.

Spina Dorsale Nuzzi introduce l’intervento dell’esperto. Prima di leggere la trascrizione delle sue parole, diamo un’occhiata alla grafica di questa immagine, pubblicamente visibilie sul sito di Mediaset.

Nel sito, il titolo “Luca, tradito da Anastasiya e Giovanni?” termina con un punto di domanda. Non toglie che ciò rappresenta l’ennesima genuflessione nei confronti della strategia difensiva della famiglia Sacchi, basata sull’insinuare, sull’alludere, senza il minimo dato di fatto, senza la minima prova. Ma con quanto appare nel testo della trasmissione televisiva Spina Dorsale Nuzzi e i suoi colleghi sprofondano ancora di più. Se non dico che toccano il fondo, è perché sono convinto che neanche il fondo accetti di essere toccato da loro. Infatti, in quel caso, il punto interrogativo scompare: abbiamo una vera e propria affermazione basata sul nulla, peraltro come al solito. In altre parole, abbiamo una vera e propria menzogna.

Passiamo alle parole.

Nuzzi – Anastasiya subisce il suo fascino [riferito a Princi] quando, in questi fotogrammi brevi…in questo filmato si vede insomma una certa propensione da parte di Anastasiya, e anche di Luca, in fondo.

Qui a Spina Dorsale Nuzzi scappa la verità! Sì sono solo pochi secondi, ma ha detto la verità. Comunque, Nuzzi non si preoccupi: capita anche ai peggiori. Infatti si corregge subito e da “in questi fotogrammi brevi” passa a “in questo filmato”.

Detto ciò: ma quale fascino? Quale propensione? Dove Nuzzi vede tutto ciò? Ah già, ma lui non deve vedere. Lui deve far vedere: si chiama perception management. Ancora un poco e ci arriviamo, a questo punto. Ma prima, ascoltiamo le parole del luminare e vediamo come cambiano ancora i titoli durante il suo profondo discorso.

Picozzi – Pare proprio di sì, per entrambi [in risposta a quanto detto da Nuzzi]. Noi non conosciamo quanto siano le caratteristiche della personalità…abbiamo sentito nel servizio di una dote carismatica di Princi, però mi sembra di incontrare un fenomeno che ho visto spesso, cioè quello di scambiare l’atteggiamento e le frequentazioni di un soggetto, ad esempio come Princi, per forza e potere. Probabilmente, Luca era colpito dalla figura in sé, oltre che dal carisma, anche proprio da queste sue frequentazioni. Noi, in fondo, Luca lo abbiamo conosciuto come un ragazzo pulito, forse anche un po’ ingenuo.

Il titolo che accompagna queste parole è: “I legami segreti tra Anastasiya e Giovanni”. Sui contenuti espressi da Massimo Picozzi vediamo dopo la seconda parte. Adesso voglio concentrare l’attenzione sul collegamento tra quanto dice il signor Picozzi e il titolo che viene associato alle sue parole. Adesso voglio chiedere, con tutta la sobrietà e la compostezza possibili, in quale parte del discorso pronunciato da Massimo Picozzi si parla dei “legami segreti tra Anastasiya e Giovanni”? DOVE??? Semplice: da nessuna parte. Questo è evidente, manifesto, inequivocabile, sicuro, indiscutibile: Massimo Picozzi non parla di alcun legame, né segreto né di altro tipo, tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi. Quindi, Quarto Grado, tanto per cambiare, fa un’evidente, manifesta, inequivocabile, sicura e indiscutibile mala-informazione. In altre parole, siamo davanti a un’evidente, manifesta, inequivocabile, sicura e indiscutibile menzogna.

Ma arriviamo alla conclusione dell’illuminante intervento dell’imprescindibile esperto.

Parto subito con il nuovo titolo, che nel fotogramma non si vede, ma chiedo un piccolo sforzo di fiducia: “Luca Sacchi: il PM chiede 6 anni e 4 mesi per Princi”.

Ed ecco le parole del mai abbastanza riverito esperto.

Picozzi – Per Anastasiya c’è un’altra componente, quella comunque innegabile, che Princi per lei poteva essere l’apertura di porte verso un mondo che le avrebbe fatto…che l’avrebbe arricchita, che le avrebbe fatto fare un salto di qualità, nella sua testa, comunque.

Quindi: Picozzi espone i motivi per i quali, diciamo secondo lui, Anastasiya Kylemnyk sarebbe stata interessata a mantenere e consolidare i rapporti con Giovanni Princi: soldi! E appare come titolo di questa parte la richiesta di condanna da parte del PM nei confronti dello stesso Princi. Guarda un po’ le coincidenze…

Ed eccoci al discorso del signor Picozzi. Tenete sempre presente che sta commentando una manciata di secondi nel quali Anastasiya Kylemnyk balla coinvolta dal flusso della musica, Luca Sacchi la riprende e, infine, arriva Giovanni Princi a “sfidare” Anastasiya Kylemnyk in quello che possiamo chiamare ballo o danza, sempre considerando il contesto spontaneo e ludico che abbiamo visto.

Il fatto che abbia accettato che le sue parole siano state associate a titoli che non corrispondevano a esse, titoli che affermavano qualcosa di inesistente nella realtà ma molto consistente nella strategia difensiva della famiglia Sacchi, non depone certo a favore della professionalità del signor Picozzi. Ma questo è il meno, visto il contesto di disinformazione e di mala-informazione della trasmissione di cui è tra i protagonisti. Disinformazione e mala-informazione ampiamente e dettagliatamente dimostrate in questo articolo, e negli altri sul tema pubblicati nel blog, attraverso l’analisi oggettiva di puri dati di fatto.

Ma vediamo come questo signore commenta una manciata di secondi di un video che mostra tre giovani in vacanza che si divertono un po’.

“Mi sembra di incontrare un fenomeno che ho visto spesso, cioè quello di scambiare l’atteggiamento e le frequentazioni di un soggetto, ad esempio come Princi, per forza e potere.”

Ok. Vi ripropongo il fotogramma che presenta la parte del video che Massimo Picozzi sta commentando.

Vediamo Giovanni Princi che fa qualche secondo di balletto come sfida verso Anastasiya Kylemnyk. Dato che si tratta di un fenomeno che Picozzi afferma di avere visto spesso, posso ipotizzare che Massimo Picozzi, da vero luminare ed esperto, abbia una particolare esperienza anche nel campo di un tema del tipo “L’emergere di rapporti di potere archetipali in estemporanee movenze di danza tra giovani che simulano uno stato relazionale simmetrico attraverso una sfida rituale”.

Insomma, ma dove Massimo Picozzii vede quell’”atteggiamento” e quelle “frequentazioni” “scambiate per forza e potere” in quei pochi di secondi di spontaneo divertimento nei quali un ragazzo scherza sculettando un po’ frapponendosi tra il suo amico e la di lui fidanzata? DOVE??? Non solo direttamente, ma in ogni modo?

Ma non è finita qui.

“Luca era colpito dalla figura in sé, oltre che dal carisma, anche proprio da queste sue frequentazioni. Noi, in fondo, Luca lo abbiamo conosciuto come un ragazzo pulito, forse anche un po’ ingenuo.

Quindi: Luca Sacchi, secondo Massimo Picozzi, era “colpito” dalla “figura in sé”, dal “carisma” e dalle “frequentazioni” di Giovanni Princi. Segniamo e prendiamo atto.

Picozzi,”voi”, in fondo, avete conosciuto Luca come un “ragazzo pulito” e “forse anche un po’ ingenuo” attraverso le testimonianze dei suoi genitori e all’amplificazione mediatica svolta da una serie di operatori dell’informazione [sic!] come minimo compiacenti verso la famiglia Sacchi, Quarto Grado su tutti. Evviva l’obiettività. Evviva il giornalismo. Evviva Verità e Giustizia.

Insomma, “voi” avete conosciuto Luca Sacchi come “ragazzo pulito” e “forse anche un po’ ingenuo” attraverso le stesse fonti che hanno contribuito in modo decisivo e fondamentale a creare il profilo – del tutto falso – di Anastasiya Kylemnyk come una “lurida troia straniera assassina” che deve “fare una brutta fine”. Belle fonti, davvero. Evviva l’obiettività. Evviva il giornalismo. Evviva Verità e Giustizia.

Ed ecco come il luminare affronta la presenza di Anastasiya Kylemnyk in quell’appartamento di perdizione e sotterfugi.

“Per Anastasiya c’è un’altra componente, quella comunque innegabile, che Princi per lei poteva essere l’apertura di porte verso un mondo che le avrebbe fatto…che l’avrebbe arricchita, che le avrebbe fatto fare un salto di qualità, nella sua testa, comunque.”

Cioè, Luca Sacchi era “colpito” dalla “figura in sé”, dal “carisma” e dalle “frequentazioni” di Giovanni Princi. Ma solo perché Luca Sacchi era un ragazzo “pulito” e “forse un po’ ingenuo”. Anche Anastasiya Kylemnyk era colpita dalle “frequentazioni” di Giovanni Princi. Ma perché Anastasiya Kylemnyk era assetata di soldi. Quindi, in altre parole: sia Luca Sacchi che Anastasiya Kylemnyk erano “colpiti” dalla “figura in sé”, dal “carisma” e dalle “frequentazioni” di Giovanni Princi, ma Luca Sacchi perché era un ragazzo “pulito” e “forse un po’ ingenuo” mentre Anastasiya Kylemnyk perché vedeva in lui la possibilità di “arricchirsi” e di fare un “salto di qualità”. Già così, è un ragionamento fallace, logicamente scorretto. Ma la cosa più interessante è constatare che tutta questa analisi, dalle conclusioni peraltro scombinate, deriva da pochi secondi durante i quali Anastasiya Kylemnyk balla, Luca Sacchi la riprende, arriva Giovanni Princi che sculetta un po’, fine.

Ma torniamo a questa lucida, impeccabile e professionale analisi dei profili psicologici di Anastasiya Kylemnyk e di Luca Sacchi. Dai, vediamo.

Luca Sacchi era un grande amico di Giovanni Princi, tanto che i due si frequentavano abitualmente.

Luca Sacchi, un paio di mesi dopo, sarebbe stato sottoposto dai carabinieri a un controllo (senza che risultasse nulla), insieme a Giovanni Princi e a un individuo con precedenti per droga.

“Luca Sacchi, l’omicidio che scuote Roma: e spunta la parentela con la Magliana” è il titolo del Messaggero due giorni dopo la tragedia. Vediamo tra poco come qualche approfondimento in merito a questa parentela porti a un mondo fatto di traffici di droga, omicidi, mafie, criminalità comune e destre eversive o meno: insomma, tutto quello che troviamo nell’omicidio di Luca Sacchi. Tutto quello da cui, attraverso la metodica strategia d’odio contro Anastasiya Kylemnyk, Quarto Grado fa di tutto per depistare l’attenzione.

Luca Sacchi – come è emerso nel corso del processo reale – era stato sollecitato in modo deciso dai genitori affinché lavorasse di più mentre Anastasiya Kylemnyk, parlando proprio di questo, gli dice “Io sono fiera di te”.

Però, secondo questo luminare, era Anastasiya Kylemnyk a pensare ai soldi e a come ottenerli grazie alle “frequentazioni” di Princi.

Frequentazioni grazie alle quali Anastasiya Kylemnyk avrebbe potuto fare “un salto di qualità, nella sua testa, comunque.”

A parte il comportamento da presuntuoso studentello di psicologia al primo anno (e molto indietro con gli esami) che si manifesta in quel “nella sua testa, comunque” – si tratta, tra l’altro, di un noto e diffuso errore di ragionamento chiamato lettura del pensiero – parliamo del “salto di qualità”.

Anastasiya Kylemnyk ha un diploma di Maturità Classica (ottenuto attraverso un regolare percorso di studi); parla 4 lingue; si è classificata quarta su oltre 125.000 candidati in un concorso del Dipartimento per le Politiche Giovanili presso la Presidenza del Consiglio; è in possesso dell’Abilitazione Regionale all’Insegnamento; insegna Lingua italiana a rifugiati, ad adolescenti e a mamme immigrate, a donne scappate da guerre o fame e da oppressori vari.

Quindi, ognuno pensi ai “salti di qualità” che deve fare lui, che in questo modo evita pure di incorrere in certe figure miserabili.

Tematizzazione e Perception management: le fondamenta della mala-informazione

Tematizzazione e Perception management sono due bias cognitivi utilizzati anche e soprattuttom in campo giornalistico o, comunque, nel settore dell’informazione.

I bias cognitivi sono automatismi mentali sui quali si generano schemi cognitivi maladattivi utilizzati spesso per prendere decisioni in fretta e senza fatica. Si tratta, il più delle volte di errori cognitivi che impattano nella vita di tutti i giorni non solo su decisioni e comportamenti ma anche sui processi di pensiero. Vengono utilizzati per esprimere dei giudizi, che alla lunga diventano pregiudizi, su cose mai viste o di cui non si è mai avuto esperienza. Quindi, i bias non sono altro che costrutti non del tutto corretti perché fondati su percezioni errate o deformate, su pregiudizi, su ideologie, quindi niente da sottoporre al giudizio critico [19].

Quindi: stiamo per vedere due modi di fare disinformazione e mala-informazione fondati su automatismi mentali errati che portano a giudizi derivanti da percezioni falsate, pregiudizi e assenza di senso critico. Insomma, tutto il contrario di quella che è la vera e obiettiva informazione.

Per Tematizzazione, in campo giornalistico, si intende un modello di selezione e organizzazione delle notizie tale che diversi fatti, anche in origine discretamente diversi tra loro, vengano presentati come omogenei e ricondotti a un’unica categoria interpretativa […]. La tematizzazione di fatto riduce e stereotipizza, contribuisce a far apparire rilevanti temi e questioni di una certa natura più di quanto questi effettivamente siano – con un effetto che sempre più spesso è indicato in letteratura come di fake relevance o perception managemente non si dimostra immune alle pressioni delle grandi questioni e dei grandi protagonisti politici [20].

L’obiettivo di Quarto Grado (ma, come già detto, non solo il suo e tra poco approfondiamo la questione) è quello di allontanare da Luca Sacchi qualsiasi sospetto sul suo eventuale coinvolgimento in merito alla violazione della legge sulla droga. Per costruire un profilo agiografico di Luca Sacchi la soluzione scelta è quella di costruire, al tempo stesso, un profilo demoniaco di Anastasiya Kylemnyk. Già questo, ovvero il perché sia stata scelta la sua fidanzata e non i veri responsabili dell’omicidio per deviare ogni attenzione da Luca Sacchi, mi sembra di per sé molto significativo. Ma approfondiremo anche questo aspetto.

In sintesi: la distruzione morale di Anastasiya Kylemnyk è direttamente proporzionale all’edificazione agiografica di Luca Sacchi. Ovvero: la santificazione di Luca Sacchi può e deve avvenire soltanto attraverso la demonizzazione di Anastasiya Kylemnyk.

Quindi, la tematizzazione, ovvero la selezione e manipolazione delle informazioni, e anche e soprattutto la creazione delle stesse, in assenza di dati di fatto reali, comporta la creazione di un profilo demoniaco – e del tutto falso – di Anastasiya Kylemnyk. E abbiamo visto finora come questi individui l’hanno messa in atto e portata avanti con metodo, dedizione e mostrando, dati di fatto alla mano, quella che non posso che non considerare un’assoluta mancanza di professionalità e di umanità. La sintesi di questa tematizzazione è quella che abbiamo visto mostrando i risultati dei servizi all’interno del loro bacino d’utenza e che si può riassumere con queste parole: “troia straniera assetata di soldi e assassina”. Questo è il profilo di Anastasiya Kylemnyk che Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero, Carmelo Abbate e gli altri componenti di Quarto Grado hanno voluto creare, con metodo e dedizione, e calpestando regole e norme deontologiche, morali e civili. Tutto qui dimostrato in modo innegabile e indiscutibile. Ci sono i fotogrammi, ci sono le trascrizioni delle parole usate, ci sono le dimostrazioni delle tecniche – verbali e audiovisive – messe in campo al fine di perseguire tutto ciò.

Per convincere buona parte del pubblico – dunque dell’opinione pubblica – che il profilo di Anastasiya Kylemnyk corrisponde al vero, deve mettere in atto determinate strategie e tecniche tali da guidarne la percezione in tal senso.

È detto Perception management quell’insieme di tecniche attraverso cui l’autore di un messaggio si assicura che questo arrivi a e sia ben recepito da alcuni destinatari precisi o con cui, più in generale, prova a influenzare la rilevanza percepita del messaggio stesso.

Chi fa perception management cerca di convincere un’audience ben precisa dell’importanza, della priorità, della rilevanza del proprio messaggio, senza che in questo processo entrino in gioco, tra l’altro, considerazioni riguardo alla veridicità – e alla verificabilità – del messaggio in questione.

Da sempre – e probabilmente succederà ancora di più in futuro – giornali e giornalisti incidono, insomma, sulla percezione che lettori e utenti hanno dei fatti [21].

Direi che questa citazione dice tutto e conclude in modo definitivo la presentazione dei due bias cognitivi – ovvero voluti errori logici che questi “giornalisti” cercano di far passare come verità – sui quali di fonda la strategia comunicativa di Quarto Grado al servizio della famiglia Sacchi.

Aggiungo solo che, per “incidere sulla percezione” degli spettatori Quarto Grado, come abbiamo visto, per tornare a Ėjzenštejn, “dirige l’intero processo del pensiero” degli spettatori attraverso le tecniche di montaggio analizzate più sopra.

E, è il 2017 ma nulla è cambiato, anzi, vista la ciurma di Quarto Grado, credo sia peggiorato…

I pennivendoli vengono pagati per manipolare la realtà, occultare, influenzare l’opinione pubblica, distogliere l’attenzione da un episodio “scomodo” al potere per spostarla ad esempio su un avversario da eliminare, creare eventi “in laboratorio” per influenzare processi [22].

Ed ecco la rappresentazione visiva di come questi individui (non chiamateli giornalisti) hanno agito al fine di trasformare Anastasiya Kylemnyk nella troia straniera assassina che deve essere ammazzata.

*Da considerare come ipotesi. Sicuramente nessuno ha parlato della conoscenza tra di loro, che invece è certa, come vediamo più sotto.


Un’immagine – chiave

Qualcuno potrebbe a questo punto chiedere, perché? Perché questa servizievole e compiacente devozione nei confronti di una famiglia e dei suoi privati interessi? Che qualcuno stia nascondendo qualcosa, come amicizie influenti e una certa comunanza di interessi? Vediamo questa immagine.

Questa immagine mostra elementi interessanti.

  • Matteo Salvini prova una forte ammirazione nei confronti di Gianluigi Nuzzi. A riprova di ciò, notare gli sguardi languidi che intercorrono tra i due nell’immagine verticale a sinistra (per chi guarda).
  • Nella fotografia centrale, vediamo un sorridente Matteo Salvini all’interno della Taverna Le Coppelle, di Alfonso Sacchi.
  • Il primo piano del signore sulla parete è quello di Tiberio Simmi, ed è proprio da lui che questa storia – reale, al contrario delle invenzioni di Quarto Grado – continua…

Tiberio Simmi, il parente (s)comodo

Tiberio Simmi, secondo quanto riportato da “Il Messaggero” è un parente di Alfonso Sacchi [23]. Al di là del grado di parentela, da un punto di vista spaziale possiamo considerarlo, scritto tra virgolette, un “vicino parente”, in quanto possiede un esercizio commerciale poco distante dalla Taverna Le Coppelle dello stesso Alfonso Sacchi, che ha rilevato la titolarità dell’esercizio da suo papà Elio. I collegamenti tra i due si fermano qui, nel senso che nessuno può in alcun modo essere ritenuto responsabile di quanto un suo parente fa o ha fatto. Dopo avere notato di sfuggita che Tiberio e suo fratello Roberto sono anche titolari di un ristorante, la cui proprietà da decenni si tramanda di padre in figlio, veniamo all’aspetto interessante della vicenda. Rivisitando la vita di Tiberio Simmi, emergono alcuni elementi molto significativi [24].

– Il nipote di Tiberio Simmi, Flavio Simmi, figlio di Roberto, è stato ucciso nel 2011 con nove colpi di pistola, in un agguato che gli inquirenti ipotizzano possa essere legato al traffico di droga.

– Tiberio Simmi ha avuto rapporti molto stretti con alcuni componenti della banda della Magliana, tra i quali Enrico De Pedis, coinvolto nella scomparsa di Emanuela Orlandi e Giuseppe De Tomasi, figura ai vertici della banda e il cui figlio, Carlo Alberto, è ritenuto colui che ha chiamato la trasmissione “Chi l’ha visto?” facendo riaprire il caso di Emanuela Orlandi. Enrico De Pedis che, detto tanto per dare una nota di colore, pur essendo stato uno dei peggiori (o migliore, dipende dai punti di vista) criminali italiani, aveva uno stile di vita del tutto salutista: non solo non consumava droghe, ma neanche alcol né tabacco.

– Dagli atti della Direzione distrettuale antimafia risulta che Tiberio Simmi e suo fratello Roberto siano stati in affari con la mafia siciliana, e più esattamente con Francesco D’Agati, già uomo di Pippo Calò, cassiere di Cosa Nostra, molto vicino a Bernardo Provenzano.

– Sono stati documentati rapporti fra Tiberio Simmi con i camorristi di Michele Senese, il boss di Afragola, da sempre, in stretti legami con la banda della Magliana. E con il quale risulta essere stato in stretto contatto anche con Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto 2019, quindi pochi mesi prima dell’omicidio di Luca Sacchi, ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Piscitelli era uno dei capi ultras della Lazio, vicino a Forza Nuova e leader del narcotraffico romano. Intratteneva stretti rapporti anche con Massimo Carminati, di cui vedremo subito qui sotto. Fabrizio Fabietti, braccio destro di Piscitelli, aveva rapporti con la cosca di ‘ndrangheta Bellocco.

– Amico di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, coinvolto nel maxi processo alla banda della Magliana e nel depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, accusato di aver depositato un pacco di esplosivo sul treno Taranto-Milano il 13 gennaio 81, coinvolto nell’inchiesta Terre di mezzo, chiamata anche Mafia Capitale, ex Nar: Massimo Carminati è uno dei nomi più importanti nella storia della destra eversiva e della criminalità romana. Vanta eccellenti contatti non solo all’interno della malavita, ma anche nel mondo della politica. E adesso viene il bello. Uno dei luoghi preferiti dalla banda della Magliana era la “Ale.car”, una concessionaria d’auto intestata a Carlo Alberto De Tomasi, che abbiamo già conosciuto, e ad Alessio Monselles, altra figura di rilievo all’interno della banda. Tra i componenti che si riunivano lì troviamo: Massimo Carminati, Enrico De Pedis e Tiberio Simmi.

– Il giudice Otello Lupacchini, che si è occupato del processo contro i componenti del sodalizio criminale, insieme ai già citati Massimo Carminati, Enrico De Pedis e Tiberio Simmi indica anche e con molta frequenza, il nome di Maurizio Lattarulo. Li indica, insieme ad altri, come gestori del riciclaggio e del reinvestimento di enormi capitali provenienti da attività illecite quali il gioco d’azzardo e il traffico di droga.

– Chi è Maurizio Lattarulo? Assiduo frequentatore del negozio di Tiberio Simmi, ex Nar, condannato in quanto membro della banda della Magliana – nome in codice “Provolino”, “compagno di giochi” di Enrico De Pedis, del cassiere della banda Nicoletti e scagnozzo di Massimo Carminati – diventa consulente alle Politiche sociali del Campidoglio durante la giunta Alemanno.

In sintesi. La rivisitazione della carriera di Tiberio Simmi ci porta a conoscere tre ambiti: la banda della Magliana; le tre mafie e la destra, politica ed eversiva, con i relativi personaggi, tutti di spicco, tutti legati, anche, al traffico di droga. Molti di loro, anche all’usura, potrei aggiungere, ma basta quanto abbiamo finora visto.

Quindi, in conclusione, in questa sia pur breve ricostruzione della storia di Tiberio Simmi, si trovano, più e più volte, gli elementi che caratterizzano l’omicidio di Luca Sacchi. Tiberio Simmi. Il parente di Alfonso Sacchi. Il cui esercizio commerciale si trova a meno di un chilometro dalla Taverna Le Coppelle.

Vediamo adesso in quali, tra le cinque persone condannate in primo grado e quella condannata con rito abbreviato, si ritrovano alcuni elementi visti sopra.

Valerio Del Grosso. Probabilmente vicino all’ambito della ‘ndrangheta romana, in carcere stringe amicizia con Gabriele Bianchi, uno dei due fratelli che hanno ucciso di botte il ventunenne Willy Monteiro Duarte, il 6 settembre 2020. Un omicidio dagli evidenti moventi razziali.

Quindi: violazione della legge sulla droga, mafia, destra.

Paolo Pirino. Appartenente alla nuova generazione della ‘ndrangheta romana, è sotto processo anche con l’accusa di essere stato a capo di un’organizzazione che forniva droga a personaggi dello spettacolo e ad altri personaggi influenti, come politici e giornalisti, nonché a persone della Roma bene, come, per fare un esempio, ristoratori.

Quindi: traffico di droga, mafia, politica e altri personaggi influenti e influenzabili (leggi “potenzialmente ricattabili”).

Marcello De Propris. Consegna a Valerio Del Grosso l’arma con la quale ucciderà Luca Sacchi. Si definisce lui stesso un “piccolo spacciatore”. Probabilmente legato, anche se non è chiaro sino a che punto, ad ambienti ‘ndranghetisti.

Quindi: traffico di droga, mafia.

Giovanni Princi. Saluta il suo amico Luca Sacchi con “Eia eia eia, alala. Viva il Duce!”. Condannato con rito abbreviato per violazione della legge sulla droga. Del tutto estraneo all’omicidio, lo aggiungo all’elenco perché conferma il contesto ideologico e di criminalità legata al traffico di droga proprio del generale contesto di cui sopra.

Quindi: traffico di droga, destra.

Chi manca?

Perché l’unica persona che manca è anche l’unica persona contro la quale Quarto Grado (con altri operatori dell’informazione in qualche modo riferibili alla destra sovranista) si è scagliata fin dall’inizio in modo metodico, violento, volgare, tale da fomentare un odio feroce nell’opinione pubblica, odio basato su stereotipi razzisti e violenza sulle donne? Depistando, letteralmente, l’attenzione dal contesto in cui è scaturito l’omicidio di Luca Sacchi, un contesto fatto da destra politica e non, ‘ndrangheta e traffico di droga?

Sintesi grafica di quanto visto ripercorrendo la storia relazionale di Tiberio Simmi.

Amico di famiglia, amico segreto?

Torniamo all’immagine vista poco fa, isolandone una parte, ovvero la seguente. Chiedo scusa per la scarsa qualità della elaborazione nella parte in alto a destra (per chi guarda), comunque non è influente. Quello che conta è che vediamo un sorridente Matteo Salvini seduto al tavolo di un ristorante, con la tavola apparecchiata anche per altri due commensali.

Nel tempo, ho pubblicato questa immagine in varie forme, finché ho trovato il genio di turno che ha confermato quanto segue.

Per quella correttezza dell’informazione che Spina Dorsale Nuzzi e il resto della ciurma di Quarto Grado calpesta puntualmente, dico che questa foto è successiva alla data della tragedia, e colgo questa occasione per premettere che quanto segue, anche se esposto per la maggior parte in modo indicativo al fine di facilitare la lettura, deve, in alcune sue parti, essere considerato in forma ipotetica.

Potete vedere anche qui:

Partiamo da qui. Gli asterischi indicano punti dei quali non ho dati di fatto da mostrare, ma che, nel contesto complessivo, risultano del tutto verosimili e direi anche molto credibili.

Vediamo bene.

Subito dopo l’omicidio, il mondo sovranista appare attraversato da un’ansia che, spesso, sembra rasentare il panico. Dal Secolo d’Italia sino al più sparuto gruppo Facebook, è tutta un’esplosione di allarmi per il fatto che l’omicida e il suo complice siano due italiani. Fin qui, i dati di fatto. Che questa ansia sia dovuta solo a ciò o, invece, alla specifica identità dei due italiani, non possiamo saperlo.

Immediatamente dopo l’ansia – per qualcuno il panico – iniziano, da parte di media in vario modo riconducibili all’area sovranista, gli attacchi contro Anastasiya Kylemnyk. In particolar modo si distinguono (riconfermandosi in tutto questo tempo, con l’eccezione della Vita in diretta) i seguenti quotidiani: Libero, Il Giornale, Il Tempo, Affari Italiani e le seguenti trasmissioni televisive: La vita in diretta (edizione Matano/Cuccarini) e Quarto Grado. A ciò si aggiungono, nei commenti relativi ai vari post sulle pagine Facebook di questi media, una grande quantità di haters di stampo sovranista, o comunque di destra, anche estrema, il cui linguaggio è così simile a quello della Bestia di Salvini, da far pensare che, almeno alcuni di loro, non agiscano in modo spontaneo.

Esemplificativa la strana difesa di Luca Sacchi portata dal capogruppo della Lega per Salvini alla Camera, Riccardo Molinari, pappagallato poco tempo dopo da Carmelo Abbate nella solita Quarto Grado, come se conoscessero il ragazzo personalmente e avessero una certa urgenza di toglierlo tempo zero dalla questione relativa alla violazione della legge sulla droga. Riccardo Molinari afferma con veemenza che “è indegno accostare Luca Sacchi all’idea di un drogato”, riferendosi a una frase del Capo della Polizia Gabrielli, frase smentita dallo stesso Gabrielli, in quanto non l’ha mai pronunciata. Ma, fino al momento della tragedia, Luca Sacchi era – almeno, pubblicamente – un ragazzo come altri, privo di notorietà di alcun tipo [25]. Quindi, da dove veniva tutta questa intimità?

Comunque, è certo che Matteo Salvini fosse cliente della Taverna Le Coppelle nel periodo nel processo reale. Un cliente speciale e molto a proprio agio in quel posto. Eppure, non ha mai fatto neanche una sola dichiarazione pubblica in favore dei coniugi Sacchi, nella cui Taverna si trova tanto bene.

Se poi, come per ipotesi, è amico stretto di quella famiglia da tempi ben precedenti a quel maledetto 23 ottobre 2019, appare perlomeno curioso che non abbia mai speso, in pubblico, una sola parola di dolore e vicinanza ai suoi amici, né che abbia, neanche per un pubblico secondo, ricordato Luca Sacchi.

Quindi.

  • Il fatto che i due responsabili dell’omicidio di Luca Sacchi (mi riferisco ai tempi e alle versioni – poi confermate in ogni fase del processo – immediatamente successivi al delitto) fossero gli italiani Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, ha portato ansia e subbuglio nel mondo sovranista della destra italiana.
  • Organi di (dis)informazione collegati in vario modo all’area della destra sovranista [26] iniziano immediatamente, nella maggior parte ancora prima del funerale di Luca Sacchi, a mettere in moto una campagna d’odio, disinformazione e mala-informazione (i dati di fatto dimostrano tutto ciò) contro Anastasiya Kylemnyk e a favore di un vero e proprio depistaggio da Luca Sacchi, dal suo contesto e dagli stessi reali responsabili della sua morte. Tra questi organi ricordo: La vita in diretta (nella doppia conduzione Cuccarini – Matano), Porta a porta, Quarto Grado (eh già…), Libero, Il Tempo, Il Giornale, Affari Italiani.
  • Il triumvirato della Lega (Salvini – Romeo – Molinari) si è immediatamente scagliato contro il Capo della Polizia Franco Gabrielli appena ha detto la sua opinione su Luca Sacchi.
  • In questa occasione Riccardo Molinari si è espresso come se conoscesse di persona Luca Sacchi, il che non deporrebbe sull’imparzialità della sua posizione né di quella del partito cui appartiene.
  • L’amicizia, precedente al 23 ottobre 2019, tra la famiglia Sacchi e Matteo Salvini va considerata come ipotesi in assenza di precisi dati di fatto e certo non si può chiedere conferma a certi buffoni di corte che di “giornalisti” hanno solo, per il momento, l’iscrizione al relativo Albo.
  • Certa è invece la conoscenza tra la famiglia Sacchi e Matteo Salvini nel periodo del processo reale. Così come è certo che tale conoscenza sia sempre stata tenuta accuratamente riservata.
  • Certa è la parentela tra Alfonso Sacchi e Tiberio Simmi. Fermo restando che nessuna persona può in alcun modo essere ritenuta responsabile delle azioni di un parente solo in quanto è tale, riassumo qui i punti che rendono interessante, dal punto di vista dell’informazione in merito al caso in questione, tale parentela.
    • I due hanno i rispettivi esercizi commerciali vicini tra di loro: dato anche quanto nel punto successivo, risulta difficile credere che l’uno non sapesse dell’esistenza dell’altro e del legame di sangue che li unisce.
    • Loro parentela è nota a un certo numero di persone, tanto che è proprio la dichiarazione di un “amico” di Alfonso Sacchi che viene pubblicata nell’articolo del Messaggero “Luca Sacchi: l’omicidio che scuote Roma: e spunta la parentela con la Magliana”. Tra parentesi, sarebbe stato interessante approfondire perché Roma e non solo fosse tanto scossa da quell’omicidio. Soprattutto vedendo cosa è emerso ripercorrendo certe tappe della vita di Tiberio Simmi.
    • Da questa esplorazione emergono, e questo è il punto fondamentale, tutti gli elementi che caratterizzano l’omicidio di Luca Sacchi e la questione del traffico di droga (che nello specifico non si è verificato) e che portano a un contesto fatto di criminalità comune legata a ideologie di destra e alla frequentazione di palestre; nuove generazioni che cercano spazio nella ‘ndrgangheta romana, soprattutto attraverso la gestione a vario titolo del traffico di droga; omicidi con vari moventi, alcuni dei quali legati al traffico di droga: movente certo per quanto riguarda “Diabolik” Fabrizio Piscitelli e secondo gli inquirenti molto probabile nel caso di Flavio Simmi, nipote di quel Tiberio Simmi di cui sappiamo.
  • L’analisi dei servizi di Quarto Grado visti sopra, i cui linguaggi, verbali e audiovisivi, sono stati analizzati attraverso fotogrammi e trascrizioni tratte dagli stessi, dimostra in modo certo e innegabile che Quarto Grado si è messa, letteralmente, al servizio della famiglia Sacchi e dei suoi avvocati. E basta vedere i servizi della Vita in diretta ai tempi della doppia conduzione Matano – Cuccarini, la puntata di Porta a porta già citata, i titoli e gli articoli di Libero e altri quotidiani di area sovranista, per prendere atto dell’innegabile e certo servizio reso da parte di questi organi di “informazione” alla famiglia Sacchi e alla strategia difensiva dei suoi avvocati.

Tutto ciò è innegabile e indiscutibile, ma perchè? Perché una serie di realtà “informative” in vario modo legate alla destra sovranista, hanno in modo metodico e strategico disinformato, mala-informato e manipolato informazioni e opinione pubblica, con possibili influenze anche sui protagonisti del processo reale, al fine di convogliare tutte le attenzioni e l’odio verso Anastasiya Kylemnyk, effettuando dei veri e propri depistaggi rispetto a Luca Sacchi, al suo contesto e ai veri responsabili della sua morte?

Clienti eccellenti e altra fauna

Restiamo, come sempre, ai dati di fatto e vediamo dove ci portano.

All’epoca dell’omicidio di Luca Sacchi, Matteo Salvini stava passando un momento difficile. Definito dall’Economist a luglio di quello stesso anno come “l’uomo più pericoloso in Europa” e “l’uomo più potente in Italia”, a settembre, in seguito al cambio di Governo, aveva perso il ruolo di Ministro degli Interni e quello di Vicepresidente del Consiglio. Inoltre, continuava a rifiutare le convocazioni della Commissione Antimafia, la quale gli chiedeva di riferire a proposito di suoi possibili messaggi verso la ‘Ndrangheta e quindi di eventuali rapporti con la stessa. Che questa organizzazione abbia da sempre o quasi nel suo business il traffico di droga è dato solido e acquisito.

Sia pure, a quanto sembra, in modo non organico, i tre responsabili dell’omicidio di Luca Sacchi (secondo la sentenza di primo grado) risultano in qualche modo collegati alla ‘Ndrangheta, oltre che, ovviamente, al traffico di droga.

Sia per Valerio Del Grosso che per Paolo Pirino pare molto credibile la vicinanza ai clan calabresi della ‘Ndrangheta trasferitesi a San Basilio.

E ancora, forse, più interessante è quanto emerso in un altro processo reale che vede Paolo Pirino come uno tra i leader di un’organizzazione che, a partire da San Basilio, distribuiva cocaina in tutta Roma.

A cominciare dal mondo dello spettacolo dove Pirino ha agganci importanti. Secondo il Gico della Guardia di Finanza nel business di Pirino e soci ci sarebbero altri clienti eccellenti. [25]

La notizia dell’amicizia che Valerio Del Grosso (omicida reo confesso di Luca Sacchi) stringe in carcere con Gabriele Bianchi (che, insieme al fratello, ha ucciso a furia di botte razziste Willy Monteiro Duarte) conferma la “sintonia” tra ambienti di estrema destra e traffico di droga.

Insomma, l’impressione, molto forte dopo tutto quanto abbiamo visto, è che, approfondire contesti e relazioni relativi alla vittima, al suo assassino e ai suoi complici, non sarebbe stato molto utile per allontanare dalla vittima e dal suo contesto attenzioni tali da portare ad approfondimenti non voluti.

Troppa gente, anche con ruoli significativi all’interno della politica, del mondo dello spettacolo e di quello composto da altri clienti eccellenti o altri personaggi della Roma bene, tipo ristoratori cocoinomani, avrebbe fatto di tutto per evitare tali attenzioni.

Ma, ecco che per loro fortuna, magari prima ancora che divenissero pubblici i nomi dei responsabili, potrebbe essere successo che dai vertici della Lega, forse da Salvini stesso o da una persona a lui molto vicina, ci si sia accertati che “la ragazza è straniera” e, avendo avuto la conferma (che poi Anastasiya Kylemnyk è cittadina italiana, ma a questo grumo di individui non importa) ecco scattare tempo zero la campagna di mala-informazione e incitamento all’odio contro Anastasiya Kylemnyk al fine di allontanare da Luca Sacchi e dal suo contesto ogni attenzione in relazione alla violazione della legge sulla droga.

Quindi, oltre alla famiglia Sacchi, immagino che a essere soddisfatti del lavoro della servizievole Quarto Grado siano tutte quelle realtà dalle quali il metodico linciaggio mediatico di Anastasiya Kylemnyk ha depistato le attenzioni. Vedere tutto quanto scritto in proposito più sopra.

La sentenza che affonda Quarto Grado

La sentenza del tribunale reale, che condanna Anastasiya Kylemnyk a tre anni per violazione della legga sulla droga, sbugiarda, svergogna e demolisce in modo definitivo Quarto Grado e la sua strategia comunicativa per oltre due anni perpetrata contro la stessa Anastasiya Kylemnyk.

E questi cosa fanno, le chiedono scusa?

Neanche per idea. Di fronte all’impossibilità di negare quanto stabilito dal tribunale reale, che mette un sigillo definitivo sul comportamento da miserabili e peggio tenuto da loro (e non solo da loro), il signor Massimo Picozzi afferma: “Anastasiya quella notte era lì accanto a Luca a gridare ma due giorni dopo si era già ripresa”.

A parte che ciò dimostra o una totale malafede o una preoccupante ignoranza in merito al tema relativo all’elaborazione del lutto, in questa frase c’è la sintesi della ripugnante strategia messa in atto da Quarto Grado nel suo mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk. C’è il ricorso insinuante all’allusione, c’è l’accostamento di fatti in realtà indipendenti l’uno dagli altri, c’è la malafede, c’è la disinformazione, c’è la solita compiacenza nei confronti della famiglia Sacchi. Ma c’è di peggio: c’è la totale, assoluta e cinica assenza di umanità. Perché solo chiunque rinunci alla propria umanità, e alla propria dignità, può fare quello che Nuzzi & C. hanno fatto fin dall’inizio: negare ad Anastasiya Kylemnyk, che è stata accanto al suo ragazzo sino alla fine, il diritto al dolore.

Ma veniamo a Schiena Dritta Nuzzi. Come commenta le sentenze sulla sua pagina Facebook, nella quale ha il coraggio di definisrsi “giornalista”? Ecco.

Per anni questo che si definisce “giornalista” ha agito, insieme al resto di quella trasmissione chiamata Quarto Grado, al fine di far percepire Anastasiya Kylemnyk come la colpevole dell’omicidio di Luca Sacchi: abbiamo visto in quali modi e con quali effetti su parte dell’opinione pubblica. Smentito, smascherato, sbugiardato, svergognato dalla sentenza del tribunale reale sulla sua paginetta pubblica, come commento alle sentenze quanto vedete qui sopra. Perché immagino che le foto di Valerio Del Grosso e di Paolo Pirino fatichi a trovarle visto che per tutto questo tempo ha fatto il possibile per farli dimenticare, per deviare tutto l’odio e l’attenzione sull’unica persona estranea all’omicidio.

Faccio notare di sfuggita che i suoi amici del Secolo d’Italia, nella stessa occasione, neanche hanno pubblicato le sentenze relative alle tre persone condannate per l’omicidio di Luca Sacchi.

Ribadisco la mia opinione, peraltro basata su tutti i dati di fatto visti e analizzati finora: Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero, Carmelo Abbate e tutti gli altri componenti di Quarto Grado vanno radiati dai rispettivi ordini professionali e sbattuti in procura a rispondere del perché delle loro azioni.

La verità su Anastasiya Kylemnyk

Adesso però è venuto il momento di lasciare questo liquame dove brulicano le larve dell’odio, del razzismo, dalla volgarità, della violenza contro le donne e della mala-informazione.

Adesso è venuto il momento della verità.

Dobbiamo spostarci nello studio di Porta a porta, altra trasmissione che non ti dico, il 28 gennaio 2020. Nel video qui sotto vediamo tre comari parlare di Anastasiya Kylemnyk. A volte usano il plurale, ma il tema è lei, ricordatevi della strategia della marmellata citata più sopra o leggete l’articolo in questione [28]. Il bello è che gli stereotipi, alcuni dei quali decisamente razzisti, attraverso i quali delineano il loro personale “profilo” di Anastasiya Kylemnyk permettono di mostrare finalmente un po’ di verità, quella che gente infame ha sempre nascosto, occultato e taciuto. Il video dura poco. Buona visione.

Qui la sintesi testuale:



Fonti

[1] http://www.mediasetplay.mediaset.it/video/quartogrado/sexy-games_F310475401002C03

[2] https://storieanomale.com/il-caso-di-luca-sacchi-e-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[3] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/#obliquit%C3%A0

[4] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#rituali-degradazione

[5] https://www.wikisessualita.org/wiki/Slut_shaming

[6] https://www.vanillamagazine.it/il-montaggio-video-come-si-costruisce-una-storia-nella-mente-dello-spettatore

[7] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/#sequenze

[8] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#fabbrica-di-odio

[9] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[10] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#orda-odio

[11] Andrea Giostra, “Internet Haters: chi sono e perché odiano online senza apparente motivo?” in AA.VV, Internet haters e Troll, StreetLib

[12] https://storieanomale.com/2022/07/08/agirono-allunisono-fin-dallinizio-al-fine-di-scatenare-odio-contro-la-vittima-consapevoli-dei-rischi-cui-la-esponevano-le-motivazioni-ucroniche-delle-condanne-c/

[13] https://storieanomale.com/2020/11/09/omicidio-di-luca-sacchi-e-gli-orrori-di-un-processo-mediatico/#difesa-sacchi

[14] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#violazioni

[15] P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio

[16] https://www.openpolis.it/parole/che-cose-lhate-speech-e-come-regolamentato/

[17] Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre

[18] Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, Il metodo, Marsilio

[19] https://www.stateofmind.it/2015/12/bias-euristiche-psicologia

[20] https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/tematizzazione

[21] https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/perception-management

[22] https://www.jedanews.com/giornalisti-e-pennivendoli-corrotti

[23] https://www.ilmessaggero.it/roma/news/omicidio_roma_luca_sacchi_oggi_ultime_notizie-4819372.html

[24] https://storieanomale.com/2021/05/06/banda-della-magliana-mafia-sovranismo-e-politica-quello-che-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-non-dice/

[25] https://storieanomale.com/2020/06/19/anastasiya-altra-storia

[26] https://storieanomale.com/2021/09/30/esiste-un-collegamento-tra-la-bestia-e-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-segni-del-sovranismo-nei-depistaggi-mediatici-sul-caso-sacchi

[27] https://www.corrieredellacalabria.it/2019/11/03/lomicidio-di-luca-sacchi-e-la-pista-dei-rampolli-della-ndrangheta/

[28] https://storieanomale.com/2021/06/15/chi-sono-le-vere-serpi-disinformazione-altro-contro-anastasiya-kylemnyk/


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