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Dai rituali di degradazione a forme di violenza sulle donne*: tecniche e strategie di manipolazione di un giornalismo che diventa “cane da guardia del potere”

Quando il giornalismo, da “cane da guardia della democrazia” diventa “cane da guardia del potere”…



Perché?

Parenti

Amici?

Dai rituali di degradazione alle allusioni: tecniche e strategie dell’odio

Il trionfo dell’Odio (e del depistaggio)

Fonti e Note

Perché?

Nel post precedente, attraverso la “metafora del cane”, abbiamo visto chi è lo slavejournalist e a quale comportamento da fogna morale e deontologica può spingersi pur di compiacere i propri padroni [1]: violazione della privacy, incitamento a quella forma di violenza sulle donne chiamata slut shaming, dinamiche proprie del revenge porn, manipolazione dell’opinione pubblica attraverso la manipolazione delle informazioni, e via degenerando.

Il post ha, in generale, suscitato la giusta indignazione nei confronti di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Ho però notato alcuni commenti, fatti in evidente buona fede, dai quali si capisce che l’articolo sopra citato ha un difetto. Ovvero, non spiega il perché di tutto questo schifo. Quindi ho pensato a questo post, realizzando l’immagine che vedete e che rappresenta la possibile risposta a quella domanda: perché? Per infine terminare con una sintesi delle strategie e delle tecniche utilizzate da Quarto Grado per realizzare e portare avanti questo miserabile e servile mediatico processo-farsa. Insomma, questo articolo rappresenta la sintesi di quanto pubblicato in vari articoli precedenti sul tema e ha dunque l’ambizione di presentare in poche pagine quanto pubblicato finora sul tema del “mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk”. Per rendere la lettura più facile e agevole evito di inserire citazioni, rimandando alle “Fonti e Note” che trovate al termine dell’articolo per eventuali approfondimenti.

Gianluigi Nuzzi e Matteo Salvini

Parenti

L’immagine, dicevo. Guardiamola bene. Il signore il cui volto appare, in bianco e nero, sulla parete, è Tiberio Simmi, secondo quanto riportato da “Il Messaggero” parente di Alfonso Sacchi [2]. Al di là del grado di parentela, da un punto di vista spaziale possiamo considerarlo, scritto tra virgolette, un “vicino parente”, in quanto possiede un esercizio commerciale poco distante dalla Taverna Le Coppelle dello stesso Alfonso Sacchi, che ha rilevato la titolarità dell’esercizio da suo papà Elio. I collegamenti tra i due si fermano qui, nel senso che nessuno può in alcun modo essere ritenuto responsabile di quanto un suo parente fa o ha fatto. Dopo avere notato di sfuggita che Tiberio e suo fratello Roberto sono anche titolari di un ristorante, la cui proprietà da decenni si tramanda di padre in figlio, veniamo all’aspetto interessante della vicenda. Rivisitando la vita di Tiberio Simmi, emergono alcuni elementi molto significativi [3].

– Il nipote di Tiberio Simmi, Flavio Simmi, figlio di Roberto, è stato ucciso nel 2011 con nove colpi di pistola, in un agguato che gli inquirenti ipotizzano possa essere legato al traffico di droga.

– Tiberio Simmi ha avuto rapporti molto stretti con alcuni componenti della banda della Magliana, tra i quali Enrico De Pedis, coinvolto nella scomparsa di Emanuela Orlandi e Giuseppe De Tomasi, figura ai vertici della banda e il cui figlio, Carlo Alberto, è ritenuto colui che ha chiamato la trasmissione “Chi l’ha visto?” facendo riaprire il caso di Emanuela Orlandi. Enrico De Pedis che, detto tanto per dare una nota di colore, pur essendo stato uno dei peggiori (o migliore, dipende dai punti di vista) criminali italiani, aveva uno stile di vita del tutto salutista: non solo non consumava droghe, ma neanche alcol né tabacco.

– Dagli atti della Direzione distrettuale antimafia risulta che Tiberio Simmi e suo fratello Roberto siano stati in affari con la mafia siciliana, e più esattamente con Francesco D’Agati, già uomo di Pippo Calò, cassiere di Cosa Nostra, molto vicino a Bernardo Provenzano.

– Sono stati documentati rapporti fra Tiberio Simmi con i camorristi di Michele Senese, il boss di Afragola, da sempre, in stretti legami con la banda della Magliana. E con il quale risulta essere stato in stretto contatto anche con Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto 2019, quindi pochi mesi prima dell’omicidio di Luca Sacchi, ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Piscitelli era uno dei capi ultras della Lazio, vicino a Forza Nuova e leader del narcotraffico romano. Intratteneva stretti rapporti anche con Massimo Carminati, di cui vedremo subito qui sotto. Fabrizio Fabietti, braccio destro di Piscitelli, aveva rapporti con la cosca di ‘ndrangheta Bellocco.

– Amico di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, coinvolto nel maxi processo alla banda della Magliana e nel depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, accusato di aver depositato un pacco di esplosivo sul treno Taranto-Milano il 13 gennaio 81, coinvolto nell’inchiesta Terre di mezzo, chiamata anche Mafia Capitale, ex Nar: Massimo Carminati è uno dei nomi più importanti nella storia della destra eversiva e della criminalità romana. Vanta eccellenti contatti non solo all’interno della malavita, ma anche nel mondo della politica. E adesso viene il bello. Uno dei luoghi preferiti dalla banda della Magliana era la “Ale.car”, una concessionaria d’auto intestata a Carlo Alberto De Tomasi, che abbiamo già conosciuto, e ad Alessio Monselles, altra figura di rilievo all’interno della banda. Tra i componenti che si riunivano lì troviamo: Massimo Carminati, Enrico De Pedis e Tiberio Simmi.

– Il giudice Otello Lupacchini, che si è occupato del processo contro i componenti del sodalizio criminale, insieme ai già citati Massimo Carminati, Enrico De Pedis e Tiberio Simmi indica anche e con molta frequenza, il nome di Maurizio Lattarulo. Li indica, insieme ad altri, come gestori del riciclaggio e del reinvestimento di enormi capitali provenienti da attività illecite quali il gioco d’azzardo e il traffico di droga.

– Chi è Maurizio Lattarulo? Assiduo frequentatore del negozio di Tiberio Simmi, ex Nar, condannato in quanto membro della banda della Magliana – nome in codice “Provolino”, “compagno di giochi” di Enrico De Pedis, del cassiere della banda Nicoletti e scagnozzo di Massimo Carminati – diventa consulente alle Politiche sociali del Campidoglio durante la giunta Alemanno.

In sintesi. La rivisitazione della carriera di Tiberio Simmi ci porta a conoscere tre ambiti: la banda della Magliana; le tre mafie e la destra, politica ed eversiva, con i relativi personaggi, tutti di spicco, tutti legati, anche, al traffico di droga. Molti di loro, anche all’usura, potrei aggiungere, ma basta quanto abbiamo finora visto.

Quindi, in conclusione, in questa sia pur breve ricostruzione della storia di Tiberio Simmi, si trovano, più e più volte, gli elementi che caratterizzano l’omicidio di Luca Sacchi. Tiberio Simmi. Il parente di Alfonso Sacchi. Il cui esercizio commerciale si trova a meno di un chilometro dalla Taverna Le Coppelle.

Vediamo adesso in quali, tra le cinque persone condannate in primo grado e quella condannata con rito abbreviato, si ritrovano alcuni elementi visti sopra.

Valerio Del Grosso. Probabilmente vicino all’ambito della ‘ndrangheta romana, in carcere stringe amicizia con Gabriele Bianchi, uno dei due fratelli che hanno ucciso di botte il ventunenne Willy Monteiro Duarte, il 6 settembre 2020. Un omicidio dagli evidenti moventi razziali.

Quindi: violazione della legge sulla droga, mafia, destra.

Paolo Pirino. Appartenente alla nuova generazione della ‘ndrangheta romana, è sotto processo anche con l’accusa di essere stato a capo di un’organizzazione che forniva droga a personaggi dello spettacolo e ad altri personaggi influenti, come politici e giornalisti, nonché a persone della Roma bene, come, per fare un esempio, ristoratori.

Quindi: traffico di droga, mafia, politica e altri personaggi influenti e influenzabili (leggi ricattabili).

Marcello De Propris. Consegna a Valerio Del Grosso l’arma con la quale ucciderà Luca Sacchi. Si definisce lui stesso un “piccolo spacciatore”. Probabilmente legato, anche se non è chiaro sino a che punto, ad ambienti ‘ndranghetisti.

Quindi: traffico di droga, mafia.

Giovanni Princi. Saluta il suo amico Luca Sacchi con “Eia eia eia, alala. Viva il Duce!”. Condannato con rito abbreviato per violazione della legge sulla droga. Del tutto estraneo all’omicidio, lo aggiungo all’elenco solo perché conferma il contesto ideologico e di criminalità legata al traffico di droga proprio del generale contesto di cui sopra.

Quindi: traffico di droga, destra.

Chi manca?

Perché l’unica persona che manca è anche l’unica persona contro la quale Quarto Grado (con altri operatori dell’informazione in qualche modo riferibili alla destra sovranista) si è scagliata fin dall’inizio in modo metodico, violento, volgare, tale da fomentare un odio feroce nell’opinione pubblica, odio basato su stereotipi razzisti e violenza sulle donne? Depistando, letteralmente, l’attenzione dal contesto in cui è scaturito l’omicidio di Luca Sacchi, un contesto fatto da destra politica e non, ‘ndrangheta e traffico di droga?

Ecco venuto il tempo di tornare all’immagine…

Premessa: quanto segue, a parte alcune eccezioni che risulteranno palesi, va considerato come uno scenario ipotetico, pure se fondato su una serie di evidenti dati di fatto. Quindi, anche se eviterò di utilizzare il condizionale al fine di rendere più agevole la lettura, in questo senso va letto.

Amici?

Il signore sorridente seduto al tavolo e al centro della scena, è Matteo Salvini. All’epoca dell’omicidio di Luca Sacchi, Matteo Salvini sta passando un momento difficile. Definito dall’Economist a luglio di quello stesso anno come “l’uomo più pericoloso in Europa” e “l’uomo più potente in Italia”, a settembre, in seguito al cambio di Governo, ha perso il ruolo di Ministro degli Interni e quello di Vicepresidente del Consiglio. Inoltre, continua a rifiutare le convocazioni della Commissione Antimafia, la quale gli chiede di riferire a proposito di suoi possibili messaggi verso la ‘Ndrangheta e quindi di eventuali rapporti con la stessa. Che questa organizzazione abbia da sempre o quasi nel suo business il traffico di droga è dato solido e acquisito.

Il locale nel quale Matteo Salvini si trova così a proprio agio, è la Taverna Le Coppelle di Alfonso Sacchi [4]. La foto, lo dico in nome di quell’onestà e correttezza che altri calpestano, è successiva al 2019. Ma questo non toglie che, sempre nell’ottica dello scenario visto sopra, Matteo Salvini sia da tempi nettamente precedenti a quell’anno non solo un abituale cliente della Taverna Le Coppelle, ma anche e soprattutto un amico molto stretto della famiglia Sacchi.

Questo, unito al fatto che, come abbiamo visto, a scagliarsi in modo feroce contro Anastasiya Kylemnyk siano organi di “informazione” in vario modo legati all’area della destra sovranista, e che la maggior parte degli haters che la massacrano siano appartenenti a quella stessa area, e che alcuni di questi siano riconducibili alla fauna della Bestia salviniana, fa ritenere come del tutto credibile che dietro a tutto ciò ci sia stato un intervento diretto dello stesso Matteo Salvini. Tipo che, prima ancora che fossero pubblicamente noti gli autori dell’aggressione sfociata in omicidio, il leader dell’allora maggiore partito sovranista italiano, abbia comunicato, direttamente o tramite interposta persona, la notizia ad Alfonso Sacchi chiedendo al tempo stesso conferma che “la ragazza è straniera”. Ripeto, siamo del contesto dello “scenario”. Uno scenario però che, dati di fatto alla mano, appare come molto credibile.

Credibilità che aumenta ancora di più se vediamo quanto Gianluigi Nuzzi sia stimato dallo stesso Matteo Salvini: e quello che vediamo è solo ciò che è pubblico, naturalmente. E gli sguardi languidi che si scambiano i due nel fotogramma a sinistra dell’immagine (per chi guarda) sembrano davvero molto significativi in tal senso.

Insomma, pare proprio che Luca Sacchi, ucciso in un contesto di persone in vario modo collegabili alla ‘ndrangheta, al traffico di droga e alla destra politica e non, dovesse risultare del tutto estraneo a quel contesto e che per raggiungere questo obiettivo siano stati attivati “giornalisti” privi di scrupoli e pronti a servire la causa, con il preciso incarico di convogliare tutta l’attenzione sull’unica persona estranea a quel contesto attraverso una strategia attentamente pianificata, volta a scatenare verso la stessa ondate d’odio e violenza.

Dai rituali di degradazione alle allusioni: tecniche e strategie dell’odio

Strategie

Come Quarto Grado porta avanti questo suo devoto, metodico e costante servizio alla famiglia Sacchi? Ecco (ricordo che questo post è una sintesi, per gli approfondimenti rimando alle “Fonti e Note” in fondo).

Tematizzazione. Si tratta di un bias giornalistico, ovvero di un ragionamento apparentemente (almeno per molti) logico ma che è invece basato su pregiudizi, ideologia e deformazione delle percezioni. In questo caso consiste nel creare un “profilo” di Anastasiya Kylemnyk tale da farla apparire come la responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi e, al tempo stesso, di consolidare e incrementare un “profilo” dello stesso Luca Sacchi tale da farlo apparire come del tutto estraneo alla vicenda.

Perception management. Altro bias giornalistico, indica tutte le tecniche messe in atto al fine di guidare la percezione del pubblico verso quanto stabilito in fase di tematizzazione. Per questo, rimando alla presentazione delle tecniche.

Rituali di degradazione. Strategia tipica soprattutto della mafia, consiste in una serie di attività comunicative volte a trasformare l’identità di una persona degradandola attraverso un duplice processo di de-identificazione e di ri-identificazione, confermati da un pubblico di riferimento. Verso la vittima viene stimolato e fomentato un forte sentimento di indignazione morale che la rende il facile capro espiatorio per un pubblico frustrato, ignorante e bigotto[5].

Tecniche.

Obliquità semantica.

Linguaggio cui spesso ricorre anche la mafia, è formato dal “detto non-detto”, ovvero da espressioni allusive e in sé ambigue, ma che portano verso una direzione precisa attraverso una costante operazione di perception management, ovvero un insieme di tecniche che guidano la percezione degli spettatori verso un’unica interpretazione. Questo, senza arrivare mai a un’affermazione esplicita, anzi, mantenendo, nella forma espressiva, quell’obliquità semantica che tanto piace alla mafia. Vediamo adesso la principale tecnica che, unita appunto all’obliquità semantica, permette di raggiungere questo risultato.

Effetto Kulešov

Semplice ma molto efficace tecnica di montaggio, consiste nell’accostare in successione clip e immagini in realtà indipendenti le une dalle altre ma che portano a una determinata creazione di senso all’interno della mente dello spettatore [6] e in special modo in quegli spettatori per i quali la mente non è un punto di forza.  Un esempio classico che possiamo trovare in Quarto Grado è quello di una pistola che esplode un colpo cui segue un’immagine di Anastasiya Kylemnyk. Video di questo tipo, si chiamano anche sequenze o video di montaggio [7]. A tutto ciò spesso Quarto Grado aggiunge una voce fuori campo che guida verso il senso voluto.

Il trionfo dell’Odio (e del depistaggio)

L’8 maggio 2020, alla vigilia del processo di primo grado, lo studio di Quarto Grado ospita – non in presenza per i noti motivi relativi al Covid – Tina Galati e Alfonso Sacchi. Ma è la signora Galati a essere l’assoluta protagonista di quel servizietto. Vediamo adesso qualche fotogramma tratto dallo stesso analizzando, in termini semplici e privi di tecnicismi, le dinamiche comunicative che lo caratterizzano [8].

Nelle immagini, quando non si tratta di citazioni testuali, utilizzo le sigle per indicare i nomi delle persone di cui si parla.

Immediatamente, il monumentale Nuzzi ci annuncia che è in collegamento con mamma Tina. Così ha inizio un servizio del tutto privo di valore informativo, fondato invece su una ben pianificata strategia comunicativa di tipo emozionale, volta a suscitare odio contro Anastasiya Kylemnyk, con l’obiettivo di farla percepire come diretta responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi. I commenti al servizio apparsi sulla pagina Facebook ne sono la prova manifesta.

Due parole in più sui titoli. Quello sul dolore dei genitori, che permane per l’intera durata del servizio, è del tutto banale e inutile, se visto da un punto di vista informativo: fermo restando che solo altri genitori colpiti da una simile tragedia possono capire davvero il dolore che la mamma e il papà di Luca provano, chiunque, genitore o no, può farsi un’idea di quanto atroce e immenso possa essere questo dolore. Quindi, la funzione di quel titolo ha l’unico scopo di suscitare emozione ed empatia. E adesso vediamo che questo scopo è tutt’altro che innocente e in buona fede.

Il titolo su Anastasiya Kylemnyk rappresenta uno degli innumerevoli esempi della malafede di Quarto Grado e della sua volontà non di fare informazione, ma solo di creare nei confronti di questa ragazza un clima d’odio feroce e osceno tale da depistare l’attenzione da altre persone e da altri contesti. Che Anastasiya Kylemnyk sia stata vittima di un’aggressione a scopo di rapina, è stato stabilito fin dall’inizio e confermato anche in seguito sempre dagli inquirenti e dalla sentenza di primo grado. Carnefice, non lo è mai stata, se non nella strategia che ritengo infame e a tratti criminale (l’odio arma le mani) di Quarto Grado nel suo asservimento alla strategia difensiva della famiglia Sacchi.

Il monumentale Nuzzi continua a rivolgersi a Tina Galati con l’affettuoso e intenerente “mamma Tina”. E poi, fa un’affermazione che, come abbiamo appena visto, nessun giornalista degno di tale nome avrebbe fatto, perché Anastasiya Kylemnyk è effettivamente una vittima. Lo è stata la sera del 23 ottobre 2019 dell’aggressione e lo è da allora a causa del monumentale Nuzzi, della sua bella collega Alessandra e di tutta una serie di “giornalisti” ed “esperti” la cui missione è stata e forse è ancora quella di distruggerla in ogni modo al fine di allontanare ogni attenzione da Luca Sacchi e dal suo contesto, famigliare e non, in merito alla questione della droga.

Qui il monumentale Nuzzi introduce il tema in scaletta della falsità di Anastasiya Kylemnyk. Tenete presente che, come risulta evidente da chiunque guardi questo servizio, tutto è stato preventivamente stabilito e pianificato, non c’è alcuna manifestazione spontanea di emozioni o altro. Tutto in modo metodico, freddo e cinico pianificato e messo in scena.

Come da copione, ecco la puntuale risposta di mamma Tina. Che, detto con tutto il rispetto possibile, non appare come la depositaria di alcuna verità.

Facciamo chiarezza, ovvero quella cosa che il monumentale Nuzzi e il resto di Quarto Grado hanno fatto e fanno di tutto per evitare.

– Nel corso del processo – quello vero – è emerso che Tina Galati pretendeva che Anastasiya Kylemnyk passasse a salutarla ogni sera prima di coricarsi, altrimenti, parola di Luca Sacchi, “sbrocca”. Prova che i rapporti tra le due donne non fossero idilliaci già da tempi precedenti la tragedia.

– Le intercettazioni citate dalla signora Galati sono un collage del tutto parziale e incompleto, privo di interesse rispetto al processo, realizzato, sembra, in modo tale da inserirlo nella strategia difensiva della stessa famiglia Sacchi al fine di confermare un certo profilo, non corrispondente a quello reale, della stessa Kylemnyk, tale a sua volta da rafforzare le strategia di allusioni e insinuazioni che hanno fin dall’inizio rappresentato la cifra distintiva della strategia portata avanti da queste persone.

Luca Sacchi era un grande amico di Giovanni Princi. Lo frequentava assiduamente e, solo pochi giorni prima del 23 ottobre 2019, era stato fermato con lo stesso Princi e un individuo con precedenti per droga, in un controllo dei carabinieri, che non diede comunque alcun esito. Uno degli obiettivi della strategia difensiva della famiglia Sacchi e, di conseguenza, di Quarto Grado, era quello di “separare l’inseparabile”, dunque di far percepire Luca Sacchi come del tutto estraneo al mondo di Giovanni Princi. Ecco quindi la storiella, una delle tante montate da Quarto Grado e da altra stampa vicina alla destra sovranista, della in realtà inesistente relazione tra Anastasiya Kylemnyk e il grande amico di Luca Sacchi. A questo proposito faccio notare che non esiste ne è mai esistito un solo motivo concreto per far pensare a qualcosa del genere, tutto si limita alle insinuazioni di Tina Galati e dei suoi amici di Quarto Grado, monumentale Nuzzi in testa. E se ci fosse stato almeno un sms, qualche affermazione chiara in una chat o cose simili certi sciacalli della disinformazione ci si sarebbero scagliati sopra e l’avrebbero esibito in ogni modo. Visto che violare la privacy di Anastasiya Kylemnyk pare essere una prassi tanto consolidata quanto impunita.

Colpo di scena drammaturgico: la signora Galati si abbassa la mascherina prima di affermare che Anastasiya Kylemnyk, aggredita la sera del 23 ottobre 2019, rimasta accanto al suo ragazzo gridando aiuto sino all’arrivo dei soccorsi, le avrebbe “tolto la vita”. Ogni gesto, ogni parola, ogni cambiamento di voce, ogni immagine di questo servizio appaiono accuratamente pianificati, premeditati e altrettanto accuratamente messi in scena.

A riprova di quanto appena scritto, ecco Tina Galati parlare dell’assassino del figlio: voce piatta, colloquiale, gesti misurati, in clamoroso contrasto con le parole pronunciate e la verità dei fatti: perché parla in questo modo tranquillo di chi ha ucciso suo figlio sparandogli un colpo alla nuca? A ciò si aggiunga l’intervento flebile e atono del monumentale Nuzzi. Nessuno “sfogo spontaneo” o cose simili, ma un dialogo accuratamente costruito e messo in scena, sia per quanto riguarda la comunicazione verbale sia per quanto riguarda la comunicazione non verbale.

Ribadisco: sarò troppo sensibile o qualcosa del genere, ma a me, una madre che parla in modo così tranquillo, quasi indifferente, di chi ha ammazzato suo figlio e nel modo che sappiamo, lascia sgomento. Ma andiamo avanti.

Ed ecco che quando si tratta di Anastasiya Kylemnyk lo stile comunicativo della signora Galati cambia in modo estremo: la voce si alza, diventa concitata e rabbiosa, i gesti si fanno marcati, diretti verso la stessa ragazza, spesso appare un dito indice accusatorio. Anche l’espressione “portato via”, che nel contesto disinformativo di Quarto Grado viene tradotta nella mente di centinaia di persone (se non migliaia) con “ucciso”: lo testimoniano tutti i commenti nella pagina Facebook sia relativi a questo servizio sia a tutti gli altri. E questo era esattamente l’obiettivo del monumentale Nuzzi, della bella Alessandra e di tutto il resto di quella trasmissione che di informativo non ha alcunché. Ma c’è ancora di più: neanche questa espressione è una manifestazione spontanea nata per caso in quell’occasione. Proprio no. Ha alle spalle una lunga storia basata su quella che mi sento di chiamare la strategia della marmellata. Idem il ricorso alla maledizione.

La strategia della marmellata, cui ricorrono anche altri, tipo la combriccola di Porta a porta (e più avanti vedremo che figuraccia miserabile hanno fatto tre comari che sono ricorse a essa) riguarda il periodo anteriore alla sentenza di primo grado e consiste nell’associare Anastasiya Kylemnyk e, in misura meno insistente e intensa, Giovanni Princi, alle quattro persone accusate a vario titolo dell’omicidio di Luca Sacchi (la sentenza proscioglie Armando De Propris da ogni accusa al riguardo e comunque, alla fine, sulla sentenza ci torniamo).

Tra marzo e maggio 2020, Tina Galati pubblica sul suo account Facebook quasi sempre la stessa immagine che presenta tutte le persone sotto processo accompagnandola con frasi che contengono l’espressione “Portato via” e/o maledizioni. In questo modo (i post sono pubblici), e considerando che in un post del 24 marzo 2020 definisce Anastasiya Kylemnyk come “colei che mi ha portato via mio figlio”, crea e rinforza, almeno in chi vede quei post e che non ha particolari abilità cognitive, un’associazione tra Anastasiya Kylemnyk e l’omicidio del figlio.  Tenete presente che a quei tempi la coppia Galati – Sacchi spopolava in televisione, facendo ottenere ottimi risultati d’ascolto alle trasmissioni che la ospitava, quindi aveva di sicuro una certa quantità di persone che la leggevano anche su Facebook.

Infine, arriva il servizio che stiamo vedendo, nel quale Tina Galati liquida in pochi e inespressivi secondi l’assassino del figlio, per scagliarsi con veemenza e aggressività contro colei che del figlio era la fidanzata.

Come in una sorta di perverso processo alchemico, Tina Galati sta trasformando, nella mente di molti spettatori poco acuti, Anastasiya Kylemnyk da fidanzata di Luca Sacchi a responsabile della sua morte, dopo essere passata dallo stadio intermedio della marmellata.

Continua il siparietto tra il monumentale Nuzzi e Tina Galati, qui intenta a rimarcare il processo di colpevolizzazione di Anastasiya Kylemnyk.

Sinceramente, non capisco dove Tina Galati vedesse Anastasiya Kylemnyk “fare la santerellina” ma anche fare altro, dato la stessa appariva solo, e attraverso immagini predate dai suoi social, in trasmissioni a lei in vario modo ostili e non era ne è mai apparsa in seguito in alcuna trasmissione e neanche in alcuna intervista raccolta in altri contesti.

Torna, con la solita forte carica emozionale, il leitmotiv del “portato via”. Con i due titoli identici…

Si finisce con l’escalation definitiva: la solita allusione caricata a mille emotivamente e un riferimento al Cielo che potrebbe avere più di un significato.

Vediamo cosa è successo in questi pochi minuti (meno di sei).

Prima di tutto: ogni parola, ogni gesto, ogni tono di voce, ogni mimica facciale, ogni inquadratura, ogni immagine…tutto in questo servizio è stato accuratamente pianificato e metodicamente messo in scena.

Su questo, neanche i più sprovveduti tra gli spettatori dovrebbero avere dubbi. Un servizio televisivo, prima di essere mandato in onda, viene preparato in anticipo con cura e attenzione. Parole, immagini, inquadrature, tempi e tutto il resto. O c’è veramente qualcuno così sprovveduto da pensare che, tanto per fare un esempio, quando la signora Galati dice che non ce la fa più a “vedere lei che fa la santerellina” e alla sinistra dello schermo (per chi guarda) appare il volto di Anastasiya Kylemnyk (e proprio quella foto in particolare) si tratti di un caso? Ma per favore.

– Lo stile comunicazione di Tina Galati, come abbiamo visto e come è evidente, si fonda sulla comunicazione non verbale, tale da bypassare ogni filtro razionale (almeno in molte persone) e suscitare in modo massivo emozioni e pulsioni. Per chi volesse approfondire:

In ognuno di noi interagiscono due sistemi: il sistema nervoso centrale e il sistema umorale [9].

Il sistema nervoso centrale funziona in modo digitale, ovvero prevede solo due stati: 0 / 1, Acceso / Spento, Sì / No e così via (sto semplificando). Tradotto in funzionamento neurale: neurone eccitato (è un termine scientifico, lo dico per i fan di Quarto Grado e dei coniugi Sacchi) / neurone inibito, ovvero neurone attivo / neurone inattivo. Tutto ciò dà vita alla comunicazione digitale.

Il sistema umorale funziona a livello endocrino, liberando sostanze nella circolazione del sangue. Suscita bisogni, pulsioni, emozioni, sentimenti e motivazioni. Si manifesta attraverso la comunicazione analogica.

Questi due sistemi, quello neurale e quello umorale, non solo coesistono ma interagiscono tra di loro in modi a volte molto complessi e spesso contrastanti.

La comunicazione analogica ha radici in un periodo arcaico dell’evoluzione e, a livello individuale, è la prima forma di comunicazione interpersonale che il bambino conosce e con la quale si rapporta. Si tratta di una forma di comunicazione di forte impatto emotivo, lontana da quanto caratterizza la dimensione logica e razionale. Da un punto di vista psicodinamico equivale all’Es freudiano. Si esprime attraverso forme di comunicazione non verbale: movimenti e posizioni del corpo, gesti, espressioni del viso, caratteristiche della voce.

La comunicazione digitale o verbale è più recente di quella analogica e anche dal punto di vista individuale compare in un tempo successivo. Riguarda l’area dell’espressione verbale, ovvero delle parole considerate in sé stesse, isolate dagli aspetti non verbali che abbiamo appena visto. Ha un elevato grado di complessità, versatilità e astrazione.

– Attraverso i vari post pubblicati sulla pagina Facebook, relativi ai servizi messi in onda, Quarto Grado ha creato una vera e propria comunità dell’odio (i Quartohaters) contro Anastasiya Kylemnyk, comunità che naturalmente ignora del tutto Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. Un’orda che si esprime attraverso stereotipi razzisti, violenza sulle donne, insulti, minacce e diffamazioni. Un’orda composta da individui ignoranti, arroganti, supponenti, volgari, bigotti e incapaci di sostenere un minimo dialogo in quanto privi di adeguati requisiti cognitivi. Questi sono i Quartohaters, questi sono i fan di Tina Galati e di Alfonso Sacchi. Una comunità accuratamente e metodicamente nutrita e fomentata dal monumentale Nuzzi, dalla bella Alessandra e dal resto della ciurma di Quarto Grado.

Dato che tutti i commenti sono diretta conseguenza dei servizi di Quarto Grado questo significa che tutto quel liquame di stereotipi razzisti, violenza sulle donne, insulti, minacce e diffamazioni è stato voluto, provocato, fomentato e mantenuto da quella stessa trasmissione, che deve quindi essere ritenuta responsabile di tutto ciò.

I commenti relativi al servizio di cui abbiamo visto sono l’esempio più ripugnante ed evidente di questa strategia d’odio e depistaggio (abbiamo visto come l’una sia interconnessa all’altro). Per chi volesse immergersi in questa fogna: https://storieanomale.com/i-quartohaters-le-parole-dellodio/

– Il discorso messo in scena da questo servizio – prova ne sono i commenti che potete leggere nel link qui sopra – ha quali effetti quelli di fomentare e incoraggiare, sotto varie forme, la denigrazione, l’odio e la diffamazione nei confronti di Anastasiya Kylemnyk, nonché il fatto di sottoporla a insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione e minacce. Quanto avete appena letto a partire da “fomentare” proviene, previo qualche debito adattamento, tipo quello di sostituire a “persona” lo specifico nome e cognome, dalla “Raccomandazione n. 15/2015 della commissione contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del consiglio d’Europa” dove definisce il discorso d’odio [10].

Il tutto, sulla base del nulla più assoluto, sull’assenza del benché minimo dato di fatto, ma solo sulle insinuazioni della stessa Galati e del monumentale Nuzzi.

– Come se non bastasse, questo servizio si inserisce in pieno nella serie dei rituali di degradazione che abbiamo già visto, attraverso i quali questi individui cercano trasformare l’immagine di Anastasiya Kylemnyk da quella, reale, di fidanzata di Luca Sacchi a quella, fittizia ma funzionale alla strategia difensiva della famiglia Sacchi e probabilmente anche ad altri, di responsabile della sua morte. Obiettivo che perseguono attraverso il ricorso all’altrettanto già vista obliquità semantica, ovvero l’utilizzo di termini semanticamente obliqui, non diretti o trasparenti, ma tali da far intravedere i significati voluti, senza però mostrarli chiaramente. In questo contesto le menzogne non vengono quindi espresse in modo esplicito ed evidente, ma sono, appunto, rappresentate da espressioni verbali inserite all’interno di una cornice di vaghezza semantica. A rinforzare ancora di più l’obliquità semantica, si aggiunge l’implicito, cioè l’insieme dei tratti paralinguistici, come per esempio, la gestualità, la corporeità in genere, e di tutto ciò che non viene esplicitamente detto ma che può essere inferito dal contesto, linguistico ed extralinguistico. Quanto avete appena letto a partire da “ovvero” proviene, previo qualche debito adattamento, da Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre [11], dove viene trattato anche l’argomento dei rituali di degradazione e del loro utilizzo in relazione ai processi, quelli veri.

Infine, questo servizietto di Quarto Grado mostra in modo inequivocabile il nesso causale tra contenuti dei servizi e odio istigato nella comunità dei fan. Ecco un esempio basato solo su alcuni commenti.

Ed ecco la sintesi visiva degli effetti – voluti e freddamente perseguiti – del leit motiv “Portato via”.

Adesso torniamo alla strategia della marmellata e utilizziamola per mostrare, finalmente, la verità.

Dobbiamo spostarci nello studio di Porta a porta, altra trasmissione che non ti dico, il 28 gennaio 2020. Nel video qui sotto vediamo tre comari parlare di Anastasiya Kylemnyk. A volte usano il plurale, ma il tema è lei (siamo nella strategia della marmellata), fidatevi o leggete l’articolo in questione [12]. Il video dura poco. Buona visione.

Infine: la sentenza del tribunale, quello vero, ha sancito la nullità assoluta di tutte le insinuazioni e le allusioni di cui abbiamo parlato, ha sbugiardato i loro autori e ha dato ragione ad Anastasiya Kylemnyk: è stata vittima di aggressione a scopo di rapina.

Per quanto riguarda il Cielo, spero che neanche lui dia ragione a chi ha seminato e semina odio.

Fonti e Note

* Visto che in privato mi sono arrivate comunicazioni di “sorpresa” in merito al tema della violenza sulle donne, ecco qualche precisazione, anche se non ce ne sarebbe bisogno, se la gente prima di esprimere le proprie opinioni leggesse gli articoli che critica. Comunque. Lo “slut shaming” rientra tra i comportamenti compresi nella violenza sulle donne. Sia il servizio di cui tratta questo post sia quello precedente incitano, in modo differente ma altrettanto diretto, allo slut shaming, prova ne sono le centinaia di commenti a tali servizi. Ricordo che una pagina Facebook (o un gruppo) è direttamente responsabile dei commenti che non rimuove entro breve termine, cosa che nei casi in questione non è mai accaduto. A peggiorare il tutto, questa pratica propria della violenza sulle donne è stata perpetrata da un organo di informazione a favore di interessi privati, molto probabilmente non solo famigliari, il che rende il tutto ancora più disgustoso, almeno secondo me. Se aggiungiamo la marea melmosa di insulti e minacce che, in parte, si collocano nella stessa tematica che tanta “sorpresa” ha suscitato in certe persone, direi che la discussione va considerata chiusa.

[1] https://storieanomale.com/2022/10/22/la-metafora-del-cane-la-verita-e-lo-slavejournalism-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[2] https://www.ilmessaggero.it/roma/news/omicidio_roma_luca_sacchi_oggi_ultime_notizie-4819372.html

[3] https://storieanomale.com/2021/05/06/banda-della-magliana-mafia-sovranismo-e-politica-quello-che-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-non-dice/

[4] https://storieanomale.com/2022/02/18/la-verita-sul-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[5] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/

[6] https://www.vanillamagazine.it/il-montaggio-video-come-si-costruisce-una-storia-nella-mente-dello-spettatore/

[7] https://storieanomale.com/2021/04/20/video-di-montaggio/

[8] https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/luca-sacchi-il-dolore-dei-genitori_F310146901017C03

[9] P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio

[10] https://www.openpolis.it/parole/che-cose-lhate-speech-e-come-regolamentato/

[11] Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre

[12] https://storieanomale.com/2021/06/15/chi-sono-le-vere-serpi-disinformazione-altro-contro-anastasiya-kylemnyk/

4 risposte su “Dai rituali di degradazione a forme di violenza sulle donne*: tecniche e strategie di manipolazione di un giornalismo che diventa “cane da guardia del potere””

Ricordo benissimo i toni da inquisizione contro questa ragazza?? Il perché?? Semplice é bella ,e spigliata è appunto intelligente, magari sexy mi si passi il vocabolo ,e toh ,gli sfigati di sto paese, a vomitare sentenze ,odio, razzismo, sessismo…rete 4,ma pure il signor Matano su Rai 1,…che squallore di società malata e pazzoide

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D’accordissimo. Nel frattempo, ho cancellato il mio commento precedente perché volevo dare una risposta più completa.
– Anastasiya Kylemnyk è anche cittadina italiana, così italiana che, per fare un esempio, insegna italiano agli stranieri.
– Come si vede nel video, ha un diploma di maturità classica e l’abilitazione regionale all’insegnamento. E svolge l’attività vista sopra. Ma certi buffoni di corte hanno sempre e solo utilizzato l’aggettivo “bella”…
– Sempre questi individui hanno utilizzato in modo strategico le foto realizzate nel corso di un servizio fotografico al fine di far passare una determinata immagine di Anastasiya Kylemnyk.
– Per quanto riguarda Matano, aggiungerei anche Cuccarini, perché è nell’edizione che li vedeva in coppia che “La vita in diretta” ha rappresentato un’altra costante e metodica fonte d’odio contro Anastasiya Kylemnyk, con Lucilla Masucci che è arrivata ad ansimare la definizione di “responsabile per la morte di Luca”, e con la coppia Galati-Sacchi che scatenando odio contro la fidanzata del figlio faceva raggiungere a quella trasmissione record d’ascolti. Che schifo, dico io.

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Rete 4 è una fucina di odio,razzismo, islamofobia etc ,ma non solo loro, per non parlare dei commenti di sfigati razzisti, un cesso osceno

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