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La metafora del cane: la verità e lo slavejournalism nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk



Questo fotogramma [1] è tratto da un servizio relativo alla puntata di Quarto Grado del 12 giugno 2020, nella parte dedicata al caso di Luca Sacchi. Storie Anomale ha ampiamente dimostrato, dati alla mano, come il comportamento di questa trasmissione sia quello di giornalisti (che non dovrebbero più essere ritenuti tali) ed “esperti” che possono essere ragionevolmente considerati asserviti alla famiglia Sacchi [2]. La puntata in questione rappresenta la sintesi di tutto ciò.

Ma c’è di più. Il servizio da cui proviene il fotogramma che potete ammirare qui sopra è la metafora perfetta dello slavejournalism. Quindi, usciamo per il momento dallo studio di Quarto Grado e vediamo chi è lo slavejournalist.

Lo slavejournalist

Lo slavejournalist rappresenta il passaggio da un giornalismo “cane da guardia della democrazia” a un giornalismo “cane da guardia dei potenti”. Lo slavejournalist è un codardo. Agisce sotto la protezione del suo padrone, e questo gli permette di essere feroce e, al tempo stesso, remissivo. Come un cane bene addestrato, è docile e servizievole con il suo padrone e pronto a scagliarsi contro chiunque il suo padrone gli dica di scagliarsi, per poi tornare dal suo padrone a ricevere la ricompensa, scodinzolando soddisfatto.

A differenza di un cane – del quale non ha la stessa dignità, qualunque sia il cane – lo slavejournalist preferisce strisciare davanti al suo padrone, al fine di dimostrargli la sua totale sottomissione, sino a sacrificargli dignità e spina dorsale.

Da una comunicazione stile revenge porn, alla violazione della privacy sino allo slut shaming: ancora la violenza sulle donne al servizio della famiglia Sacchi e dei suoi avvocati

Chiusa la parentesi sul profilo dello slavejournalist, torniamo a Quarto Grado. La puntata in analisi risale a oltre due anni fa, ma è sempre attuale. Al di là del caso specifico, rappresenta in modo paradigmatico l’abisso di abiezione morale e deontologica cui può giungere un giornalismo (sic!) che si sottomette ai padroni di turno. Vediamo.

Premessa, anche per non ripetere più volte lo stesso concetto: niente di quanto appare in questa puntata ha valore informativo che possa riguardare il caso Sacchi. Mentre in altre puntate sul tema abbiamo visto come vengono manipolate le informazioni e come spesso si ricorra a un linguaggio allusivo e insinuante (quella obliquità semantica [3] tipica anche del linguaggio mafioso), nel servizio di cui sopra e in quello che segue non c’è un solo fotogramma collegabile a quel caso, se non quanto inserito e montato ad hoc da Quarto Grado, come vedremo tra poco. Insomma, siamo nel bel mezzo di un codardo e volgare rituale di degradazione [4] ai danni di Anastasiya Kylemnyk. Rituale di degradazione che, al pari dell’obliquità semantica, è una pratica che tanto piace anche alla mafia. Sembrerebbe quasi che i servizi di Quarto Grado che hanno quale risultato un metodico e costante incitamento all’odio contro Anastasiya Kylemnyk e un corrispondente depistaggio da Luca Sacchi e dal suo contesto, siano il frutto (marcio) dell’incontro tra qualcuno che bene conosce i linguaggi della mafia con qualcuno che bene conosce i linguaggi dei media. Sembrerebbe.

Ma arriviamo al servizio successivo a quello visto all’inizio. Il servizio ha firma Alessandra Viero, quella che più volte, insieme al suo collega Gianluigi Nuzzi e all’intera redazione di Quarto Grado, ha fatto mediatiche dichiarazioni contro la violenza sulle donne. Quella che più volte, insieme al suo collega Gianluigi Nuzzi e all’intera redazione di Quarto Grado ha creato, come nel caso che vediamo adesso, servizi con l’unico obiettivo di infamare e umiliare una donna, provocando un odio tale verso la stessa cha va anche al di là dello spregevole linciaggio mediatico basato sull’odio di genere e su pregiudizi razzisti.

Partiamo da un dato di fatto indiscutibile: il servizio, come l’intera puntata relativa al caso Sacchi, è fondato su una manifesta violazione della privacy di Anastasiya Kylemnyk (e non è né sarà l’unica volta). Nuzzi, con il comportamento tipico del servo codardo, feroce con i deboli e docile e scodinzolante davanti ai suoi padroni, premette che la persona protagonista delle immagini trovate nel cellulare di Kylemnyk rimane anonima: non si può affermare che “sia la ragazza”. È come se un ladro (ma chi si comporta come Nuzzi & C. dovrebbe essere considerato molto molto molto peggio di un ladro) trovato con il sacco della refurtiva tra le mani, si difendesse dicendo: “Ma non so se i gioielli sono veri o falsi”. No, stronzo, tu sei un ladro, punto e basta.

Inoltre, la struttura comunicativa della puntata ricorda molto la dinamica del revenge porn, considerato nei suoi ultimi sviluppi, e ciò dovrebbe provocare ulteriore disgusto nei confronti di questi esseri, disgusto reso ancora più forte dal fatto che tutto ciò potrebbe essere stato compiuto su commissione.

Ma veniamo al servizietto della bella Alessandra. Qui di seguito vedete una serie di fotogrammi tratti da esso, presentati in ordine cronologico e che dimostrano l’intento manipolatorio e la chiara malafede che caratterizzano da sempre Quarto Grado.

Possiamo dividere il servizietto della bella Alessandra in due parti.

Nella prima parte cominciamo col vedere uno zainetto contenente delle banconote. Poi, marijuana. Quindi una serie di dissolvenze che alternano le immagini di soldi con quelle dei protagonisti del caso, presentati nel seguente ordine: Valerio Del Grosso, Paolo Pirino e Luca Sacchi. Qui soldi e dissolvenze terminano. Appare una pistola impugnata da una mano, che preme il grilletto. La canna della pistola è puntata verso sinistra, come se sparasse alla precedente inquadratura dove si trova Luca Sacchi. Stacco netto. Vediamo Anastasiya Kylemnyk di profilo, mentre cammina a passo veloce verso la destra dell’inquadratura, come se stesse scappando o comunque allontanandosi di fretta dall’inquadratura precedente, quella con la pistola. Il giochino della pistola che spara associata all’immagine di Anastasiya Kylemnyk e non a quella, come sarebbe logico, di Valerio Del Grosso, è un classico dei servizi di questa trasmissione, che parla di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino solo quel poco dovuto, quasi facesse fatica a farlo.

Nella seconda parte il servizietto della bella Alessandra vira decisamente sul BDSM. Notiamo la finezza di far seguire a un’inquadratura nella quale campeggia la parola “prostituta” (tratta da una chat) una nella quale appare Anastasiya Kylemnyk, in uno dei tanti contenuti razziati senza chiedere consenso dai suoi social. Per il resto, è tutto un susseguirsi, reiterato e ossessivo, delle immagini e delle chat predate attraverso la violazione della privacy di Anastasiya Kylemnyk e date in pasto a un pubblico potenziale di milioni di persone, considerando anche la pagina Facebook di quella specie di trasmissione. Riappaiono dissolvenze con i soldi. Marijuana nel finale. L’ennesima immagine predata dal cellulare di Kylemnyk. Fine.

Non che nelle altre puntate sia stato diverso, ma concentriamoci su questa e, più precisamente, sul servizio appena analizzato.

– La signora Viero si è servita di immagini predate dal cellulare di Anastasiya Kylemnyk, in una evidente violazione della privacy della stessa.

– La signora Viero ha usato queste immagini per costruire un servizio che porta – vedere i commenti – a un’ulteriore ondata d’odio contro questa ragazza, istigando, tra l’altro, a quella pratica di odio contro le donne chiamata Slut shaming [5].

– La signora Viero ha realizzato un servizio che, attraverso i mezzucci visti sopra, in modo manifestamente manipolatorio e asservito, guida parte del pubblico a percepire Anastasiya Kylemnyk come la responsabile diretta dell’omicidio di Luca Sacchi, fomentando ulteriori ondate d’odio contro la stessa e depistando le attenzioni da Luca Sacchi, dal suo contesto e dagli stessi responsabili della sua morte.

– La signora Viero, attraverso questo servizio che porta la sua firma, oltre alla costante e metodica attività al servizio della famiglia Sacchi, ha contribuito in prima persona e in modo esplicito e manifesto ai rituali di degradazione di Anastasiya Kylemnyk, attraverso tecniche audiovisive e verbali tali da creare e fomentare nei confronti della stessa un clima d’odio osceno, volgare, violento e potenzialmente pericoloso, basato su stereotipi razzisti, violenza contro le donne e manipolazioni delle informazioni e dell’opinione pubblica.

A proposito di pubblico. Qualcuno potrebbe giustamente domandare: com’è possibile che tantissime persone si facciano convincere da questi mezzucci della responsabilità di Anastasiya Kylemnyk per l’omicidio? Credo che i motivi siano tre, almeno quelli principali. Eccoli.

Effetto Kulešov. Consiste nell’accostare due scene in realtà indipendenti l’una dall’altra, in modo tale che nella mente dello spettatore si crei un’associazione tra di loro [6]. L’Effetto Kulešov si concretizza in quelle che vengono definite sequenze di montaggio [7].

Obliquità semantica ed esaltazione degli aspetti viscerali ed emotivi a scapito di quelli razionali e basati sui dati di fatto. Rimando all’analisi della puntata dell’8 maggio 2020, che personalmente ritengo una delle cose più ripugnanti, feroci, sguaiate e violente mai apparse in una trasmissione che dovrebbe fare informazione (cosa che, come ripetutamente dimostrato, Quarto Grado si guarda bene dal fare) [8].

I Quartohaters [9] [10]. Ho chiamato così la comunità dell’odio che, sobillata dai servizi di Quarto Grado, si scaglia puntualmente contro Anastasiya Kylemnyk in modo violento, volgare, razzista, codardo e infame. A questa massa di stronzi bene si addice questa descrizione:

Soggetti bigotti, razzisti, pusillanimi, con un livello culturale basso o bassissimo (anche se in possesso di diploma di laurea o di titoli di studio!), insicuri, con una struttura di personalità fragile e adolescenziale, con una scarsissima autostima, con una identità personale debole, che godono nel gettare veleno, delegittimazione e scompiglio […]. Persone che odiano e aggrediscono proprio perché non hanno argomenti per contrastare dialetticamente e culturalmente l’oggetto che scatena in loro paura e timore. Non hanno argomenti e quindi odiano offendendo e cercando di distruggere virtualmente l’oggetto del loro odio [11].

Sono convinto che molti tra questi fan di Quarto Grado e della famiglia Sacchi siano così tonti, da vedere un nesso casuale nel video qui sotto, figuriamoci se non si fanno convincere dai servizi della loro amata trasmissione.

Terza e ultima parte. Fa il suo ingresso in studio Armida Decina, avvocato di Alfonso Sacchi. La chiamo “avvocato” e non “avvocatessa” in onore del machismo da castrati che mi sembra pervadere questa trasmissione.

Dal punto di vista iconico, questo fotogramma, che rappresenta, appunto, l’entrata in scena della signora Decina, ricorda l’entrata in scena dell’ospite d’onore in una trasmissione di varietà, accolta con entusiasmo dalla valletta di turno, in questo caso la bella Alessandra. I “dubbi su Anastasiya” sono solo quelli che Quarto Grado, in sinergia con la famiglia Sacchi e i suoi avvocati, cerca metodicamente e strategicamente di creare e insinuare nell’opinione pubblica. In realtà, l’intero processo, quello vero, svolto in Tribunale, sentenza inclusa, sbugiarda in modo definitivo tutta la fogna disinformativa e manipolatoria messa in atto da quella trasmissione [12]. Sui contenuti espressi dalla signora Decina, basati su quell’obliquità semantica che ormai sappiamo tutti a chi piace, rimando ad altro post [13].

Quindi, per riassumere, in questo schifo di puntata prima massacrano e umiliano Anastasiya Kylemnyk, con contenuti tali da fomentare ulteriore odio verso di lei, poi fa il suo eroico ingresso in scena la signora Decina, osannata dai presenti, per, secondo il manifesto obiettivo di questi, dare il colpo finale ad Anastasiya Kylemnyk, almeno per quella puntata, attraverso le solite affermazioni insinuanti e allusive. E caliamo un velo pietoso su una delle tante e ripetute violazioni, sempre stranamente impunite, del codice deontologico [14].

Ah, già, quasi dimenticavo. Quale post pubblicano per presentare questa serata schifosa? Eccolo.

Anastasiya Kylemnyk, ai tempi di questa puntata da porci e da scrofe, era imputata per violazione della legge sulla droga e vittima dell’aggressione a scopo di rapina terminata con l’omicidio di Luca Sacchi da parte di Valerio Del Grosso. Ma per questi diventa “accusatrice”. Di più: i “segreti” non spuntano dalle “carte” ma dalla violazione arbitraria delle chat e dell’intimità di Anastasiya Kylemnyk. Credetemi, questi vanno radiati dall’Ordine dei giornalisti e sbattuti in Procura a rendere conto di tutto quanto hanno fatto e non devono più tornare in un organo di informazione neanche come blatte del cibo nella mensa.

Ah, devo scusarmi, quello che ho appena scritto non va bene: è troppo gentile nei confronti di questi esseri. Perché ci sono ancora un paio di cose da dire.

Dagli “sguardi languidi” al “portato via”: la costruzione dell’odio

L’8 maggio del 2020 era successo qualcosa. L’analisi del servizio di cui sto per scrivere la trovate qui: https://storieanomale.com/2022/11/04/dai-rituali-di-degradazione-a-forme-di-violenza-sulle-donne-tecniche-e-strategie-di-manipolazione-di-un-giornalismo-che-diventa-cane-da-guardia-del-potere/. Quella puntata apre la parte dedicata al caso Sacchi con Gianluigi Nuzzi che presenta in collegamento “mamma Tina”. E da così il via a quello che rappresenta un vero e proprio discorso di incitamento all’odio contro Anastasiya Kylemnyk. Ma perché?

L’obiettivo di Quarto Grado (e di altri, ma qui è quella trasmissione a essere in oggetto) è quello allontanare da Luca Sacchi qualsiasi sospetto sul suo eventuale coinvolgimento nel tentativo di compravendita di marijuana. Per farlo, diventa il braccio (violento) della malainformazione al servizio della famiglia Sacchi e della strategia difensiva dei suoi avvocati. Strategia che, almeno per un lungo periodo di tempo, ha puntato sull’insinuare una relazione tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi, al fine di depistare le attenzioni dall’amicizia tra lo stesso Princi e Luca Sacchi. Amicizia che si concretizzava, tra l’altro, in una frequentazione tra i due piuttosto intensa, tra passione per le moto, per la palestra e altro. Passo successivo della strategia, collegare l’insinuata relazione con la responsabilità diretta dell’omicidio. Il che, tra l’altro, ha avuto come effetto, guarda caso, quello di depistare le attenzioni dai veri responsabili dell’omicidio e dal loro contesto.

Ma come fare tutto ciò, quando non esistono né notizie, né dati di fatto, né intercettazioni, né chat, insomma, nulla, perché non può esistere qualcosa che non esiste né è mai esistito? Beh, se le notizie non esistono, le si inventano. Quindi ecco Tina Galati dire che tra Anastasiya Kylemnyk e Giovanni Princi aveva visto scambiarsi “sguardi languidi” per scatenare, grazie anche all’appoggio della servile Quarto Grado, un’ondata d’odio, basata su una tematica propria sulla violenza sulle donne unita a stereotipi razzisti di una ferocia e una volgarità ripugnanti e infami. Se a ciò aggiungiamo il linguaggio allusivo e insinuante, attraverso il quale il ritornello della Galati su “Anastasiya ha portato via mio figlio” diventa, nel contesto di questa trasmissione e della fauna dei suoi spettatori e fan, prova di colpevolezza per l’omicidio di Luca Sacchi da parte della stessa Kylemnyk. Chi non comprende bene tutto ciò in quanto poco informato, legga l’articolo citato poco sopra.

Quello che qui conta è vedere come, in modo indiscutibile, ci sia un diretto collegamento tra i servizi di Quarto Grado e i contenuti espressi nei commenti. Quindi, tutte le espressioni razziste; tutte le minacce e tutti gli auspici di violenza, torture e sofferenze varie, tutte le manifestazioni proprie della violenza sulle donne, sono provocate, volute, incoraggiate e coltivate da Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero, il resto di Quarto Grado e i suoi ospiti. E, dato che l’odio arma le mani, o comunque invita ad agire la violenza contro la sua vittima, questo comportamento, secondo me, non è solo dal punto di vista professionale e umano abietto e infame: è criminale.

L’esempio forse più eclatante, analizzato nell’articolo sopra citato, è relativo all’utilizzo allusivo dell’espressione “portato via” riferito al fatto che Anastasiya Kylemnyk avrebbe “portato via” Luca Sacchi dalla sua famiglia, soprattutto da sua mamma. Nel contesto semantico di Quarto Grado, sia verbale che audiovisivo, “portato via” diventa nelle menti (si fa per dire) di molti suoi fan e spettatori “ucciso”.

Qui l’analisi, dove viene mostrato in modo inequivocabile il nesso causale tra i contenuti dei servizi e quelli dei commenti:

https://storieanomale.com/2022/11/04/dai-rituali-di-degradazione-a-forme-di-violenza-sulle-donne-tecniche-e-strategie-di-manipolazione-di-un-giornalismo-che-diventa-cane-da-guardia-del-potere/#odio

Qui la sintesi, dove vediamo un esempio di quella strategia della marmellata, utilizzata per lungo tempo fuori e dentro Quarto Grado, consistente nel mettere Anastasiya Kylemnik insieme a coloro che erano ritenuti a vario titolo responsabili della morte di Luca Sacchi.

Qui una selezione di quello che questa gente ha provocato, voluto, incoraggiato e coltivato con cura e passione.

Ed ecco, per restare al tema della violenza sulle donne, cosa hanno fatto questi.

“Gli esperti hanno messo in guardia contro la concettualizzazione violenza virtuale contro le donne e le ragazze come fenomeno completamente separato dalla violenza «del mondo reale», poiché in realtà rappresenta più propriamente un continuum rispetto alla violenza offline.
La violenza virtuale contro le donne e le ragazze è una forma di violenza contro le donne.”
“Lo stalking comporta episodi ripetuti che individualmente possono essere atti innocui o meno, ma combinati minano il senso di sicurezza della vittima e provocano angoscia, paura o allarme. Gli atti possono includere
– pubblicazione di commenti offensivi su Internet in relazione alla persona interessata;
– condivisione di fotografie o video intimi della persona interessata su Internet o tramite telefono cellulare.
Le molestie online possono assumere diverse forme, ma ai fini del presente documento possono includere:
incitamento all’odio, ovvero linguaggio che denigra, insulta, minaccia o colpisce un individuo sulla base della sua identità e di altri aspetti.
Da: Istituto europeo per l’uguaglianza di genere

“Insultare una donna dandole della puttana o della troia significa sottrarle soggettività, cercare di annichilirla a una mera funzione sessuale: quell’insulto in sé non costituisce solo un atto di violenza verbale, ma implica una sottintesa minaccia (che ogni donna avverte) dell’esposizione a potenziali violenze.”
Da: Nadia Somma, “Il Fatto Quotidiano”

“Ciò che differenzia la violenza contro le donne online dalle forme classiche di violenza è la riproducibilità, l’ubiquità e l’incontrollabilità della sua diffusione. Le sue vittime vengono degradate in modo virale davanti a un pubblico di estranei, con effetti incontrollabili (pubblico invisibile).
Da: agendadigitale.eu

Slut-shaming significa“svergognare la sgualdrina”. Vuol dire in pratica utilizzare elementi relativi alla condotta sessuale di qualcuno, o che rimandano a essa, per svalutare tale persona e imporre un giudizio negativo. Come affermato da Leona Tanenbaum nel 2015: “Lo slut-shaming è più dannoso dei semplici insulti – anche se essere insultate pubblicamente in sé può essere traumatico, come dimostrano i suicidi di ragazze vittime di tale fenomeno. Una volta che una ragazza o una donna viene considerata una “sgualdrina”, può diventare anche bersaglio di violenza sessuale.”
Da: pagepress.org

Quindi, Gianluigi Nuzzi, Alessandra viero e l’intera Quarto Grado hanno fatto questo. In modo metodico e reiterato, attraverso servizi volti a provocare e fomentare tutto questo odio, tutte queste infamie, tutte queste oscenità. Al servizio di interessi privati di terze persone.

Non mi stancherò mai di sottolinearlo: In nessuna fase delle indagini né in alcuna fase del processo – quello reale – Anastasiya Kylemnyk è stata mai nemmeno lontanamente considerata in alcun modo coinvolta nell’omicidio, se non in quanto vittima dell’aggressione che ha portato allo stesso. Mai. Se qui viene considerata, per riassumere migliaia di commenti, la “troia straniera assassina che deve subire tante violenze” è a causa dei servizi della stessa Quarto Grado realizzati con la partecipazione di Tina Galati, Alfonso Sacchi, Armida Decina e Paolo Salice.

Gli “sguardi languidi” percepiti da Tina Galati trasformano Anastasiya Kylemnyk in troia.

Il “me lo ha portato via” di Tina Galati e il “gli ha preparato la tomba” di Alfonso Sacchi trasformano Anastasiya Kylemnyk in assassina.

Il ritornello “L’abbiamo accolta come una figlia” del duo Galati-Sacchi trasforma Anastasiya Kylemnyk in serpe straniera.

Il mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk: una storia di amicizie nascoste? [Capitolo in lavorazione]

Ma, qualcuno potrebbe a questo punto chiedere, perché? Perché questa servile e strisciante devozione nei confronti di una famiglia e dei suoi privati interessi? Che stiano nascondendo qualcosa, come amicizie influenti e una curiosa comunanza di interessi? Vediamo questa immagine. L’argomento è stato affrontato più volte, qui vediamo una sintesi.

Matteo Salvini e Gianluigi Nuzzi

La verità su Anastasiya Kylemnyk

Adesso però è venuto il momento di lasciare questo liquame dove brulicano le larve dell’odio, del razzismo, dalla volgarità, della violenza contro le donne e della malainformazione.

Adesso è venuto il momento della verità.

Dobbiamo spostarci nello studio di Porta a porta, altra trasmissione che non ti dico, il 28 gennaio 2020. Nel video qui sotto vediamo tre comari parlare di Anastasiya Kylemnyk. A volte usano il plurale, ma il tema è lei, ricordatevi della strategia della marmellata citata più sopra o leggete l’articolo in questione [15]. Il bello è che gli stereotipi, alcuni dei quali decisamente razzisti, attraverso i quali delineano il loro personale “profilo” di Anastasiya Kylemnyk permettono di mostrare finalmente un po’ di verità, quella che gente infame ha sempre nascosto, occultato e taciuto. Il video dura poco. Buona visione.

Qui la sintesi testuale:



Fonti

[1] http://www.mediasetplay.mediaset.it/video/quartogrado/sexy-games_F310475401002C03

[2] https://storieanomale.com/il-caso-di-luca-sacchi-e-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[3] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/#obliquit%C3%A0

[4] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#rituali-degradazione

[5] https://www.wikisessualita.org/wiki/Slut_shaming

[6] https://www.vanillamagazine.it/il-montaggio-video-come-si-costruisce-una-storia-nella-mente-dello-spettatore

[7] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/#sequenze

[8] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#fabbrica-di-odio

[9] https://storieanomale.com/2021/11/26/i-quartohaters-la-comunita-dellodio-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk/

[10] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#orda-odio

[11] Andrea Giostra, “Internet Haters: chi sono e perché odiano online senza apparente motivo?” in AA.VV, Internet haters e Troll, StreetLib

[12] https://storieanomale.com/2022/07/08/agirono-allunisono-fin-dallinizio-al-fine-di-scatenare-odio-contro-la-vittima-consapevoli-dei-rischi-cui-la-esponevano-le-motivazioni-ucroniche-delle-condanne-c/

[13] https://storieanomale.com/2020/11/09/omicidio-di-luca-sacchi-e-gli-orrori-di-un-processo-mediatico/#difesa-sacchi

[14] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#violazioni

[15] https://storieanomale.com/2021/06/15/chi-sono-le-vere-serpi-disinformazione-altro-contro-anastasiya-kylemnyk/

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