I Quartohaters e la costruzione dell’odio nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

Quartohaters. La comunità dell'odio nel mediatico processo-farsa contro Anastasiya Kylemnyk

Lurida maiala.

Quel povero ragazzo non c’è più per una lurida bastarda che è venuta in Italia per fare del male ergastolo a vita per questa maiala assassina.

Ammazzati zoccola.

Troia.

Io gli facevo fare la stessa fine.

Mostro spietato.

Quelle dell’est…sono tutte uguali.

Muori ammazzata lurida zoccola!

Non è giusto che deve vivere un essere del genere!

Per mettere a posto questa ci vuole uno con le p… Lei lo ha fatto fuori. Fategliela pagare con la stessa moneta.

Altro che non rispondere, sarebbe meglio dare delle bastonate!

Le farei abbassare la testa a suon di schiaffi.

La prenderei a schiaffi.

Vengono in Italia a delinquere.

Ti auguro di passare il resto della vita dietro le sbarre…biondina…sei complice della morte di un bravo ragazzo…vediamo se fai ancora la figa in galera…che giustizia sia fatta.

Troia drogata spacciatrice.

Ma è chiaro che questa extracomunitaria è una falsa ipocrita che pensa solo a sé stessa e che è lei l’artefice, insieme a quei delinquenti, di quanto è successo.

Gliela farei pagare cara a questa zoccola.

La zingara ripulita.

Aria da puttana.

Anche io auguro a questa schifosa una fine terribile dopo tanta sofferenza.

Schifosa!!! Maledetta. Queste cose si pagano.

Fossi io Anastasia non ci sarebbe più.

È una delinquente ucraina.

Il povero Luca è stato sfortunato a conoscere quella lurida vipera di Anastasia. Che rabbia che mi fa le spaccherei la faccia vedendo quella mamma disperarsi così.

In carcere deve morire.

Io mi sarei fatta giustizia con le mie mani.

Lurida puttana!

Doveva morire quella bastarda.

Giustizia privata.

Adesso tocca a lei! Merda!

Puttanella.

Stiamo scherzando troppo con la giustizia! Serve una ventata di estrema destra italiana.

È solo una grandissima puttana deve crepare.

È da seppellire viva.

Troia straniera.

Anastasia è una troia.

Lunga vita piena di sofferenza e tortura!

Dall’analisi di questi commenti, e dagli screenshot che seguono, possiamo identificare alcune caratteristiche comuni e che si presentano in modo invasivo. Anastasiya Kylemnyk viene ripetutamente:

– Insultata, attraverso una serie di pregiudizi, per le sue origini straniere.

– Umiliata e insultata in quanto donna.

– Accusata di un reato per il quale non è né è mai stata indagata e neanche sospettata.

– Ritenuta colpevole in merito a un reato per il quale si dichiara innocente.

– Indicata come bersaglio di violenze di vario genere, tra le quali troviamo morte, botte e torture.

Tutto ciò, come ampiamente dimostrato (https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/) e come, comunque, credo risulti evidente a chiunque sia in buona fede, è il diretto risultato della strategia comunicativa di Quarto Grado, che ricalca in modo che ritengo asservito e indegno, la strategia difensiva della famiglia Sacchi.

Razzismo, disprezzo per le donne, violenza, (in)giustizia intesa in modo autoritario e sadico: le componenti della costante, pianificata e metodica aggressione mediatica contro Anastasiya Kylemnyk sono le stesse che caratterizzano una precisa area ideologica, rappresentata dal sovranismo di destra che, nel web, si esprime con le oscene modalità della Bestia salviniana. Anche di questo se ne è parlato, per esempio qui: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#destra-e-mafia

L’ipotesi, molto forte, è che in area sovranista ci sia stato fin dall’inizio un interesse assoluto a deviare l’attenzione da Luca Sacchi, dal suo assassino reo confesso e dal reo confesso aggressore di Anastasiya Kylemnyk, verso Anastasiya Kylemnyk, attraverso una campagna d’odio mai vista prima, e che per raggiungere questo obiettivo si siano attivati (o siano stati attivati) una serie di boia mediatici asserviti alla detta area ideologica e a detto obiettivo.

Comunque, Storie Anomale, su Tiberio Simmi – personaggio che gli eroi di Quarto Grado si guardano bene da presentare – qualcosa ha approfondito: https://storieanomale.com/2021/05/06/banda-della-magliana-mafia-sovranismo-e-politica-quello-che-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-non-dice/

E ha anche analizzato nei dettagli la performance recitativa di Tina Galati sotto l’attenta regia di Quarto Grado. Performance recitativa che ha fatto esplodere un odio irrazionale, manipolatorio e molto sospetto contro Anastasiya Kylemnyk:
https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#fabbrica-di-odio

Come visto in un altro post (https://storieanomale.com/2021/11/08/viaggio-nellodio-violenze-camere-degli-echi-e-responsabilita) chiunque, su Facebook, mantenga commenti volgari, osceni, tali da incitare all’odio e alla violenza, è del tutto responsabile di ciò e quindi va ritenuto responsabile al pari che chi quei commenti li ha espressi. Se poi quei commenti sono una diretta ed evidente conseguenza di servizi – come in questo caso – appositamente realizzati per fomentare e mantenere l’odio osceno che è sotto gli occhi di tutti, la responsabilità si moltiplica a dismisura.

E qui trovate una sintesi di cosa stanno facendo questi individui

Insulti, minacce, aggressioni verbali: le pagine dei social, i commenti online sono vetrine di un’aggressività che si muove senza filtri e senza controlli […]. «Il reale e il virtuale non si distinguono – spiega la psicologa e psicoterapeuta Barbara Forresi – l’aggressione online è una vera e propria aggressione, a tutti gli effetti, e gli esiti psicologici delle parole sulla vittima presa di mira non sono da sottovalutare. Non mi chiederei se l’aggressività è virtuale o reale ma come si manifesta diversamente a seconda di luoghi (e persone)… da questo punto di vista Internet è solo il contesto». Auspici di morte, minacce di ogni tipo e, quando si tratta di donne, di stupro, con dettagli raccapriccianti sulle modalità, l’augurio di subire vessazioni e torture a sfondo sessuale. La sensazione di fragilità intensa che la vittima si trova a vivere quando viene attaccata online è concreta, reale, molto forte. Chi è colpito si sente in pericolo. Si sente odiato, sperimenta un senso di ingiustizia e di debolezza […]. Dal punto di vista sociale, la piazza virtuale quindi ripropone e fa da megafono a ciò che già esiste, con alcune distorsioni legate al mezzo. Nel gruppo intervengono meccanismi di categorizzazione che, spiega ancora Forresi, «si nutrono di stereotipi e pregiudizi come il genere o la cittadinanza, dinamiche di esclusione, polarizzazione delle idee espresse (che in gruppo diventano estreme), deumanizzazione delle vittime e deresponsabilizzazione sociale». Non da ultimo, quando l’odio di un hater diventa ondata di odio, entrano in gioco anche meccanismi di ricompensa, che derivano dall’approvazione degli altri, dei simili e allora odiamo ma ci sentiamo bene, perché siamo sostenuti, appoggiati. Non siamo soli. Questo accresce le probabilità che il comportamento si reiteri nel futuro.

https://www.ilsole24ore.com/art/il-web-enfatizza-un-aggressivita-cui-effetti-sono-gravi-come-quella-reale-ACp4wMV

Raggiungono questi infami (secondo me, naturalmente, perché vedo che invece a molti piacciono) risultati attraverso tre categorie di azioni.

1 – Messa in atto, volontaria e accuratamente pianificata, di due bias giornalistici: la Tematizzazione e la Perception management.

2 – Particolare utilizzo del linguaggio verbale e del linguaggio audiovisivo: nel primo caso abbiamo il ricorso metodico e reiterato dell’Obliquità semantica, nel secondo caso abbiamo l’altrettanto metodico e reiterato ricorso alla tecnica della Sequenza di montaggio.

3 – Messa in scena di temi tali da suscitare varie forme d’odio contro Anastasiya Kylemnyk, temi che si configurano quali veri e propri grappoli semantici istigatori d’odio.

Tutto ciò ha quali esiti oggettivi due effetti ben precisi e un terzo effetto molto probabile.

1 – Depistaggi. Convogliare tutta l’attenzione – e l’odio – su Anastasiya Kylemnyk, attraverso i meccanismi comunicativi che vediamo in questo post e che possiamo vedere nei precedenti post sull’argomento, distoglie l’attenzione da altre persone e da altri contesti. Ciò risulta in modo evidente – direi da manuale – nei due video dell’8 maggio 2020 [1] che ritengo rappresentino il punto più basso, infame, abbietto, feroce, volgare e disumano nella storia della disinformazione (pseudo)giornalistica, almeno per quanto riguarda un Paese democratico. Quali siano questi contesti, possiamo vederlo qui https://storieanomale.com/2021/09/30/esiste-un-collegamento-tra-la-bestia-e-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-segni-del-sovranismo-nei-depistaggi-mediatici-sul-caso-sacchi/, qui https://storieanomale.com/2021/05/06/banda-della-magliana-mafia-sovranismo-e-politica-quello-che-il-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk-non-dice/ e qui https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#destra-e-mafia.

2 – Influenza sull’opinione pubblica. Basta leggere i commenti ai vari post pubblicati sulla pagina Facebook di quella trasmissione: Valerio Del Grosso e Paolo Pirino sono praticamente assenti e Anastasiya Kylemnyk rimane l’unica e la vera responsabile di tutto. Il trionfo della disinformazione asservita. Ritengo che questi individui, a partire da Gianluigi Nuzzi e dalla bella Alessandra, vadano radiati dall’Ordine dei Giornalisti e fatti oggetto di debite attenzioni da parte delle Autorità competenti, altro che palle. Norme, regole, privacy: qui alcune (possibili) violazioni: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#violazioni

3 – Possibili e, credo, probabili, influenze sul processo reale attraverso alcuni dei suoi protagonisti: testimoni, imputati, giurati, inquirenti. Su quanto questo sia un rischio concreto, qui: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#processo-mediatico-processo-reale

Bias giornalistici

I bias sono particolari euristiche usate per esprimere dei giudizi, che alla lunga diventano pregiudizi, su cose mai viste o di cui non si è mai avuto esperienza. Mentre le euristiche funzionano come una scorciatoia mentale e permettono di avere accesso a informazioni immagazzinate in memoria.

Insomma, i bias cognitivi sono automatismi mentali sui quali si generano schemi cognitivi maladattivi utilizzati spesso per prendere decisioni in fretta e senza fatica. Si tratta, il più delle volte di errori cognitivi (es. ipergeneralizzazione, pensiero dicotomico, Minimizzazione o Massimizzazione, Personalizzazione, etc.) che impattano nella vita di tutti i giorni non solo su decisioni e comportamenti ma anche sui processi di pensiero.

Quindi, i bias non sono altro che costrutti non del tutto corretti perché fondati su percezioni errate o deformate, su pregiudizi, su ideologie, quindi niente da sottoporre al giudizio critico. Questi pregiudizi creano schemi mentali che inducono a valutare situazioni o comportamenti senza giudicarli [2].

Quarto Grado crea volutamente i due bias che vediamo, al fine di influenzare sicuramente l’opinione pubblica e probabilmente almeno alcuni tra i protagonisti del processo reale.

Per Tematizzazione, in campo giornalistico, si intende un modello di selezione e organizzazione delle notizie tale che diversi fatti, anche in origine discretamente diversi tra loro, vengano presentati come omogenei e ricondotti a un’unica categoria interpretativa […]. La tematizzazione di fatto riduce e stereotipizza, contribuisce a far apparire rilevanti temi e questioni di una certa natura più di quanto questi effettivamente siano – con un effetto che sempre più spesso è indicato in letteratura come di fake relevance o perception managemente non si dimostra immune alle pressioni delle grandi questioni e dei grandi protagonisti politici [3].

Il manifesto obiettivo di Quarto Grado è quello di far percepire Anastasiya Kylemnyk come la principale responsabile di quanto avvenuto la sera del 23 ottobre 2019, attraverso la più volte vista e dimostrata strategia dell’odio. Per raggiungerlo, seleziona e organizza informazioni e materiali vari nella maggior parte dei casi indipendenti le une dagli altri e sulla base di ciò realizza i servizi che stimolano i Quartohaters a rinforzare e reiterare le espressioni d’odio, anche esse già viste, e, alcune, riportate al termine di questo post. Quindi, ecco un’ulteriore conferma del collegamento causale tra i servizi realizzati e pubblicati sulla pagina Facebook e i relativi commenti. Per quanto riguarda eventuali pressioni – ma forse sarebbe meglio dire “indicazioni” – di certi personaggi politici, sarebbe interessante un adeguato approfondimento, vero Nuzzi e bella Alessandra?

È detto Perception management quell’insieme di tecniche attraverso cui l’autore di un messaggio si assicura che questo arrivi a e sia ben recepito da alcuni destinatari precisi o con cui, più in generale, prova a influenzare la rilevanza percepita del messaggio stesso.

[…]

Il Dipartimento della Difesa americano dà a perception management definizione di «azioni mirate a trasmettere o negare delle informazioni selezionate a un pubblico straniero in modo da influenzarne emozioni, motivazioni, valutazioni razionali o, se indirizzate a sistemi di intelligence e leader di vario livello, mirate a influenzare le stime ufficiali o tali da risultare a valle in comportamenti e azioni favorevoli alle intenzioni dell’autore del messaggio».

Chi fa perception management cerca di convincere un’audience ben precisa dell’importanza, della priorità, della rilevanza del proprio messaggio, senza che in questo processo entrino in gioco, tra l’altro, considerazioni riguardo alla veridicità – e alla verificabilità – del messaggio in questione.

Da sempre – e probabilmente succederà ancora di più in futuro – giornali e giornalisti incidono, insomma, sulla percezione che lettori e utenti hanno dei fatti [4].

Ancora una volta, i commenti ai post della pagina Facebook di questa cosa (qualcuno la chiama “trasmissione televisiva”) testimoniano di come, manipolando le informazioni e non solo, si è ottenuto quanto voluto – magari su indicazioni di qualcuno: i Quartohaters percepiscono Anastasiya Kylemnyk come la vera e unica responsabile della tragedia del 23 ottobre 2019 e neanche citano Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. Siamo al vero e proprio linciaggio mediatico: voluto, cercato, fomentato, costruito con metodo e dedizione.

Obliquità semantica

Tendenza ad utilizzare termini semanticamente obliqui, non diretti o trasparenti, ma che facciano intravedere i significati, senza però mostrarli chiaramente.

Così scrive Salvatore Di Piazza, in Mafia, linguaggio, identità [5].

Prima di continuare, una cosa.

Se dico a una persona “parli come uno scaricatore di porto”, non intendo affermare che questa persona è uno scaricatore di porto, ma che si esprime in un modo che mi ricorda lo stereotipo che viene attributo agli scaricatori di porto.

Se dico a una persona italiana, madrelingua italiana, “parli bene l’inglese”, non intendo affermare che questa persona è inglese, ma che parla bene – secondo me – la lingua inglese.

Andiamo avanti.

Si parla di linguaggio mafioso ogni qual volta sentiamo qualcuno parlare per allusioni [6].

E, ancora Di Piazza, nell’approfondire le caratteristiche del linguaggio mafioso distingue tra l’implicito e il non detto:

Il non detto riguarda l’intero contesto comunicativo, quindi sia l’insieme degli enunciati che l’implicito;

L’implicito “si compone sia dei tratti paralinguistici, come per esempio, la gestualità, la corporeità in genere, sia di tutto ciò che non viene esplicitamente detto ma che può essere inferito dal contesto, linguistico ed extralinguistico” [7].

Ed ecco che questo tipo di linguaggio risulta efficace, dal punto di vista dei mafiosi

in quella enorme arena simbolica che è un processo, in cui si susseguono strategie di discredito e rituali di degradazione [8].

Per quanto riguarda i rituali di degradazione, qui: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#rituali-degradazione

Al fine di far percepire Anastasiya Kylemnyk come responsabile della morte di Luca Sacchi, Quarto Grado mette in atto, in modo metodico e reiterato, varie forme di obliquità semantica, come più volte dimostrato in precedenti post, e anche in questo. Un esempio, in parte un po’ troppo “tecnico” ma significativo, qui: https://storieanomale.com/2021/04/28/quarto-iago-ancora-un-caso-di-manipolazione-delle-informazioni-nel-mediatico-processo-farsa-contro-anastasiya-kylemnyk

Ma l’obliquità semantica non basta. Va adeguatamente indirizzata e fatta penetrare nelle menti degli spettatori, almeno in quelle dei Quartohaters, attivi o potenziali che siano.

Sequenze di montaggio

Possiamo intendere come ‘sequenza di montaggio’ qualsiasi scena il cui senso non nasca in primo luogo da un’azione ripresa, ma dal montaggio medesimo, dal modo in cui le diverse inquadrature vengono collocate in una successione [9].

Non avendo alcun materiale diretto, né audiovisivo né di altro tipo, in grado di supportare quello che mi sembra sia un evidente asservimento alla famiglia Sacchi e a molto probabili relativi referenti politici, Quarto Grado deve inventare qualcosa. Ecco cosa fa.

– Ignora volutamente tutte le evidenze contrarie al suo obiettivo (quindi, in pratica, la totalità di quanto esposto nella Richiesta di Giudizio Immediato).

– Prende una piccola parte di foto e video razziati dai profili social di Anastasiya Kylemnyk e da altre parti, li decontestualizza sia dal punto di vista semantico che cronologico e li inserisce nei suoi servizietti secondo i propri scopi.

– In alcuni casi viola la privacy di Anastasiya Kylemnyk, oltre a quanto visto qui sopra.

– Unisce due o tre scene relative alla sera del 23 ottobre 2019 (più o meno, sempre le solite).

– Aggiunge uno o due spezzoni tratti da archivi online (es.: una mano che impugna una pistola e spara).

– Affida la definitiva Perception management a una voce fuori campo, che guida gli spettatori verso una definita costruzione di senso.

E via libera all’odio. Pianificato, voluto, provocato, fomentato, mantenuto, nutrito. Via libera ai Quartohaters.

Come esempio di tutto ciò, oltre al servizio già citato, la scelta è ampia. Ma ho deciso di non condividere link a quelli che ritengo siano dei servizi infami, manipolatori, che violano una serie di norme e regole e che fomentano l’odio verso una donna. L’unica eccezione, per quel dovere di informazione che io rispetto pur essendo un signor nessuno e che invece certi “giornalisti” calpestano nella loro sottomessa genuflessione ai potenti di turno, qui trovate l’elenco: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/?preview_id=1132&preview_nonce=11152f3609&preview=true&_thumbnail_id=1210#videodio

Qui, per chi fosse interessato, una descrizione di come attraverso tecniche di montaggio si possano indurre negli spettatori stati tali da influenzarli tanto da indurre addirittura stati simili alla psicosi: https://www.vanillamagazine.it/il-montaggio-video-come-si-costruisce-una-storia-nella-mente-dello-spettatore

Grappoli d’odio

Ma come suscitare l’odio in modo efficace e mirato? Come colpire, aggredire, massacrare Anastasiya Kylemnyk attivando quei riti di degradazione che tanto sono utili a depistare l’attenzione da altre persone e contesti? Nessun problema. Tutti i protagonisti del mediatico processo-farsa hanno preparato e mantengono in modo metodico e calcolato i seguenti temi d’odio. Per stimolarli, c’è la devota Quarto Grado che pensa a come farlo.

– Tema della “serpe” / “serpe in seno”. Ratificata, in un modo che mi sembra da inchiesta, a “Porta a porta”, con Paolo Salice che chiede ai presenti il permesso di definire così Anastasiya Kylemnyk, ottenendo l’unanime approvazione. Qui: https://storieanomale.com/2021/06/15/chi-sono-le-vere-serpi-disinformazione-altro-contro-anastasiya-kylemnyk

– Tema del “tradimento”. Basato sul nulla (e non affondo il colpo per gentilezza), dà vita a una serie di forme di violenza online sulle donne da fare orrore. Ma nelle quali Gianluigi Nuzzi, Alessandra Viero, Carmelo Abbate e il resto di Quarto Grado pare proprio sguazzino orgogliosi e soddisfatti.

– Tema della “biondina” con annessi insulti che spaziano dal razzismo alle violenze online sulle donne. Lanciato dall’eroico Paolo Salice, manco a dirlo.

– Tema della “manipolatrice” e argomenti connessi.

– Tema della “responsabilità diretta”, del “carcere” e della “pena esemplare”. Lanciato e rilanciato dalla coppia Galati – Sacchi, mediatizzato dai soliti asserviti operatori della comunicazione e diffuso con toni sadici e volgari da haters prezzolati, haters spontanei, analfabeti funzionali, Dunning – Kruger tonti e così via: quale migliore esempio dei Quartohaters?

– Tema della “straniera venuta dall’Est per rubare gli uomini alle donne italiane e per delinquere”. Su questa seconda parte, l’intervento di Simonetta Matone nella citata puntata di “Porta a porta” è da manuale: un manuale di psicologia sociale su stereotipi e pregiudizi etnici e razziali e sulla patetica ignoranza che li contraddistingue. Sulla prima parte, abbiamo già ampiamente visto come Tina Galati faccia scuola.

Ognuno di questi temi rappresenta un nucleo semantico sul quale Quarto Grado costruisce i suoi servizi, prendendo di volta in volta il tema o i temi che ritengono più utili allo specifico momento. Ma questi temi rappresentano allo stesso tempo dei nuclei d’odio, ed ecco allora intervenire la comunità dei Quartohaters con il ben noto repertorio di volgarità, minacce, maledizioni, inni alle botte e alle torture, umiliazioni, manifestazioni di razzismo e tipiche forme di violenza online sulle donne. Il tutto, come dimostrato più volte, accuratamente pianificato e provocato da Quarto Grado e dai suoi ospiti.

Infatti, in questa dinamica si innesta una vera e propria leadership dell’odio, come dimostrato qui: https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#leadership-odio

Ma adesso, lascio lo spazio ai #Quartohaters, al loro odio, al loro razzismo, al loro disprezzo per le donne e alla loro codarda violenza.

Quindi, buon viaggio nel mondo della manipolazione e della disinformazione.

Buon viaggio nel mondo dell’odio.

Buon viaggio nel mondo di Quarto Grado.


Fonti

[1] https://storieanomale.com/2021/04/18/processo-allodio-la-manipolazione-dellinformazione-contro-anastasiya-kylemnyk/#fabbrica-di-odio

[2] https://www.stateofmind.it/2015/12/bias-euristiche-psicologia

[3] https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/tematizzazione

[4] https://www.insidemarketing.it/glossario/definizione/perception-management

[5] [7] [8] Salvatore Di Piazza, Mafia, linguaggio, identità, Centro di studi ed iniziative culturali Pio La Torre

[6] https://www.ilsicilia.it/il-linguaggio-mafioso-come-strumento-di-identificazione-di-gruppo

[9] Diego Cassani, Manuale del montaggio, UTET

2 commenti

  1. dopo il primo post rivoltante,non ho più letto niente,non c’è la faccio..povera ragazza,quanta cattiveria,se anche fosse stata colpevole cmq non è tollerabile questo odio assurdo.io mi dissocio e x quanto poco possa valere vorrei farle arrivare la mia solidarietà. mi vergogno di essere italiana quando il razzismo così becero si manifesta ed è fonte di dispiacere profondo in me.vorrei che le giungesse il mio abbraccio come donna libera e non odiante

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