La vera critica? È un attacco

Diritto di critica

La “critica costruttiva” non esiste. La critica deve sempre essere un attacco: a forme espressive, idee, affermazioni, informazioni, menzogne.

Quando si parla di “critica costruttiva” si intende, in realtà, il feedback correttivo. Modalità efficace e utile, tipica dell’attività formativa, ovunque essa si svolga. Due esempi: 1) mostrare al corsista dove ha sbagliato o dove e come deve migliorare nel Public Speaking; 2) la persona esperta in un lavoro che mostra al nuovo arrivato come svolgere al meglio l’attività, spiegandogli dove ha sbagliato o dove e come deve migliorare.

Passiamo alla critica.

crìtica s. f. [dal gr. κριτική (τέχνη) «arte del giudicare», femm. sostantivato dell’agg. κριτικός: v. critico1]. – 1. a. Facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono, ecc. [1]

Da qui, la netta differenza fra critica e cronaca.

Mentre la cronaca è esposizione dei fatti ed il suo scopo è informare il lettore, per cui deve essere fondata sulla più scrupolosa obiettività, la critica consiste invece in un’attività eminentemente valutativa, in un dissenso, o in consenso, per lo più ragionato rispetto alle opinioni o alle condotte altrui, e, sotto il profilo intrinseco, si configura come un’analisi di eventi, condotte, fenomeni, allo scopo di apprezzarne l’intimo significato e le conseguenze che siano a questi causalmente riconducibili [2].

Fare critica significa dunque scindere, dividere, separare. Poi, tra il materiale così ottenuto, scegliere cosa è giusto e ciò che è sbagliato. Infine, comunicare tutto questo, motivandolo in modo logico e razionale. Per fare ciò, è necessario che chi esercita la critica abbia un bagaglio – formativo e professionale – relativo a quanto critica. Esempio. Se una persona ha titoli formativi, soprattutto accademici, nel campo dell’arte e se ha per un certo tempo lavorato nel campo, possiede gli strumenti per criticare, anche in modo forte, un dipinto. In caso contrario, non può farlo. Può, questo sempre sì, esprimere la sua opinione sullo stesso: affermare che quel quadro non gli piace e spiegare perché. Ma, senza esperienze, formative e professionali, nel campo, la sua rimane un’opinione e basta.

Quindi, ecco la prima caratteristica di una vera critica: è svolta basandosi su una serie di competenze relative all’oggetto/idea/comportamento/ eccetera che critica.

Da ciò ne consegue che:

Il diritto di critica si concretizza nell’espressione di un giudizio o di un’opinione che, come tale, non può essere rigorosamente obiettiva [3].

Seconda caratteristica: fare critica significa prendere posizione, lasciare l’area grigia della “neutralità”.

A questo punto, potrebbe sorgere la seguente obiezione: l’analisi dell’oggetto/idea/comportamento/ eccetera, basata su specifiche competenze, deve fondarsi su evidenze e dati di fatto e svolta attraverso una procedura razionale e logica. Al tempo stesso, l’atto di comunicare le conclusioni cui si giunge attraverso l’analisi, comporta l’abbandono di una dimensione neutra a vantaggio di una precisa presa di posizione.

In realtà la critica negativa dell’operato altrui non è di per sé offensiva […]. Il diritto di critica consiste nella espressione di giudizi sull’operato e la figura altrui. Come tale, esso è connotato da un approccio decisamente soggettivo al fenomeno oggetto di critica. Il limite della verità, dunque, diversamente da quel che avviene per il diritto di cronaca, non può essere strettamente rispettato, se non nell’obbligo di riferire correttamente il presupposto di fatto sul quale poi si innesta, appunto, il giudizio valutativo [3].

Terza caratteristica: fare critica significa prendere posizione e comunicarla (giudizio valutativo), argomentandola in modo logico attraverso una serie di evidenze e dati di fatto (presupposti di fatto).

Ancora, tutto ciò non è sufficiente. Perché, che si tratti di un’opera d’arte, di un testo, di idee o affermazioni eccetera, dall’altra parte c’è sempre almeno una persona.

Quarta caratteristica: il diritto di critica finisce quando iniziano gli insulti, le diffamazioni, e altri reati o violazioni di norme (es.: quelle di uno specifico social media).

Quindi:

Quinta caratteristica: l’attacco va portato sempre ai comportamenti, alle idee, agli oggetti eccetera e mai alle persone. Affermare “Il romanzo XYZ mi sembra un’idiozia”, va bene. Affermare “L’autore del romanzo XYZ è un idiota”, non va bene. Questo è un caso semplice, nel senso che risulta chiaro – almeno dovrebbe – che il giudizio sull’oggetto è separato da quello sulla persona. Facciamo allora un passo oltre. Pubblicare dati di fatto – dunque evidenze -, lecitamente acquisiti, tali da dimostrare che una persona, in merito a una determinata situazione, ha mentito, in modo consapevole e volontario, va bene; definire quella persona “bugiarda”, non va bene. In questo caso, secondo la situazione specifica, dimostrare che una persona ha mentito potrebbe portare a una valutazione negativa della persona stessa. Però finché, sulla base di chiari presupposti di fatto, si dimostra il comportamento scorretto di una persona, ci si trova in pieno all’interno del diritto di critica (tanto che, in questo esempio, addirittura non entra in gioco, almeno non necessariamente, il giudizio valutativo, che sarebbe legittimo). Perché la critica, quella vera, deve essere soprattutto un attacco.

In realtà, quando si parla di diritto di critica, si vuole legittimare qualcosa che va ben al di là della mera opinione. Le potenzialità dell’art. 21 Cost. sono ben altre. Sarebbe estremamente frustrante per l’art. 21 Cost. sapersi in grado di tutelare soltanto un generico, umile ed innocuo “secondo me…”. La libertà di opinione permette di esprimere la propria idea su una questione, giusto per aggiungere una voce alle altre. Il diritto di critica, invece, è dura contrapposizione, è mettere a nudo l’inadeguatezza, l’inaffidabilità, la falsità, gli errori altrui. È voler scuotere, provocare una reazione. La critica è fondamentalmente un attacco [4].

Fonti

[1] https://www.treccani.it/vocabolario/critica

[2] [3] https://www.altalex.com/documents/news/2011/03/16/la-disciplina-del-diritto-di-critica#_ftn2

[4] http://www.difesadellinformazione.com/72/il-diritto-di-critica

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