Le menzogne della terza dimensione

Le menzogne della terza dimensione

Mentire mostrando la verità: abbiamo visto come sia facile farlo anche nella fase di ripresa, video o fotografica (https://storieanomale.com/2021/06/13/la-menzogna-etica-quando-nascondere-e-giusto), distinguendo tra i motivi per cui ciò possa essere giusto e quelli per i quali non lo è.

Adesso vediamo un piccolo esempio di “innocente bugia” realizzata in fase di post-produzione.

Questo è un fotogramma tratto dal video che ho realizzato anni fa in occasione dell’inaugurazione dell’anno artistico di un’associazione culturale (l’ho ricavato dal video pubblicato su YouTube, io non ce l’ho più).

Le menzogne della terza dimensione

Questo è un fotogramma tratto dal girato originale (che ho conservato).

Le menzogne della terza dimensione

Durante il sopralluogo di qualche giorno prima, la crepa e le macchie sul muro a destra erano coperte da materiale per la mostra posto sul tavolo. Quando il committente si è accorto che nel video apparivano in modo evidente, mi ha chiesto se avessi potuto fare qualcosa per nasconderle.

Se si fosse trattato di una fotografia, sarebbe stato tutto molto più semplice e veloce. Ma si tratta di un video.

Ho creato una maschera, ovvero ho ritagliato la parte del muro con la crepa e le macchie e l’ho posta su un livello superiore a quello del video. Poi, giocando con un effetto di sfocatura e con i colori, ho ottenuto un risultato che mi sembrava soddisfacente, facendo scomparire quasi tutti i difetti.

Ma si tratta di un video, cioè di immagini in movimento. E il signore con gli occhiali che vedete in fondo, vicino alla parete, ogni tanto si muoveva verso di essa. Risultato: ogni tanto, parti del suo corpo venivano coperte dal ritaglio di muro sul quale avevo effettuato le correzioni, ed esattamente dalle parti corrispondenti alle due macchie a sinistra.

Così, ho trasformato tutti i livelli da 2D a 3D. In questo modo, si è introdotta la tridimensionalità, rappresentata dalla freccia verde che si vede nell’immagine qui sotto.

Quindi, ogni volta in cui parte dell’uomo veniva coperta dal muro, inserivo un keyframe e spostavo indietro l’asse z del muro, finché la parte nascosta dell’uomo non appariva al di sopra del muro. Un keyframe è un fotogramma-chiave, ovvero un punto, all’interno del video, nel quale vengono modificati alcuni parametri (es.: un video a colori diventa per qualche secondo in bianco e nero). In questo caso ho modificato la posizione della parte di muro elaborata, portandola dietro all’uomo. Ecco un esempio di come funziona lo spostamento dell’asse z, dando a quello della roccia un valore negativo e facendo comparire l’intera figura della ragazza.

Ed ecco di cosa ho avuto bisogno per far scomparire i difetti del muro, in modo tale che, per uno spettatore che non conosce il posto, questi non siano mai esistiti.

– Un programma, https://fxhome.com, che ho usato nella versione “Pro”, ma che anche nella versione gratuita mette a disposizione tutti gli strumenti cui sono ricorso. Che sono:

* Livelli video

* Effetto Blur o altro effetto di sfocatura

* Color correction

* Maschere

*Keyframe

* Spazio 3D

– Conoscenze e competenze sulla post-produzione video che possono essere acquisite e sviluppate in breve tempo.

– Un normale notebook con sistema Windows 10.

– Pazienza.

Ora, un video ha un potere persuasivo molto superiore rispetto a quello di una fotografia. Anche proprio perché falsificare un video viene considerata una cosa riservata ai “professionisti”, si tende a considerare vero quanto si vede. Inoltre, in un video, le immagini si susseguono l’una di seguito all’altra, invitando lo spettatore a immergersi nel loro flusso. Con la fotografia è diverso, tanto che l’espressione “photoshoppata” riferita a una foto è divenuta da tempo ormai abituale. (Naturalmente tutto questo discorso vale per lo “spettatore medio”, non per gli addetti ai lavori).

Invece, abbiamo visto come sia relativamente semplice falsificare anche un video. Certo, occorrono più tempo e maggiori competenze, ma rimane il fatto che ciò sia realizzabile da un grande numero di persone. Non tutte in buona fede. Finché si tratta di togliere i difetti da una parete, siamo nell’ambito di un intervento estetico che si mantiene nel campo dell’etica. Ma potrebbe non sempre essere così. Dobbiamo quindi essere consapevoli che, quando guardiamo un video, questo potrebbe contenere qualcosa che non corrisponde alla realtà dei fatti.

Un campo nel quale, fin da prima degli anni ’50, si è esercitata la falsificazione di video e foto è quello dell’ufologia: https://it.wikipedia.org/wiki/Falsificazioni_in_ufologia. In questo stesso blog abbiamo visto come sia facile creare un UFO solo elaborando ad hoc la foto di un oggetto comune: https://storieanomale.com/2021/06/22/la-falsa-vera-foto-dellufo

Il punto è che più la gente è convinta di qualcosa, più prenderà per vero, senza il minimo filtro di un’analisi razionale, qualsiasi contenuto confermi la sua convinzione e a considerare inattendibile ogni informazione a essa contraria.

Quindi, domanda che dobbiamo farci, di fronte a un video (o a qualsiasi altro contenuto) è:

sto per condividere questo video (o altro) solo perché conferma una mia convinzione o perché si tratta di un contenuto di qualità che conferma anche una mia convinzione?

Una parentesi sul concetto di “contenuto di qualità”. La qualità in questione non riguarda la forma, ovvero la qualità tecnica ed estetica, per esempio, di un video. Riguarda la qualità delle informazioni veicolate, che, quando si tratta di un contenuto informativo, deve rispettare le Massime Conversazionali, che qui riporto nella versione di Gianfranco Bettetini, L’occhio in vendita – Per una logica e un’etica della comunicazione audiovisiva, Marsilio Editori

1) Massima della Quantità. “Dai tanta informazione quanta ne serve”, ovvero: “Non essere né reticente né ridondante”.

2) Massima della Qualità. “Sii sincero, e fornisci informazione veritiera secondo quanto sai”. Poi: “Non dire ciò che credi essere falso” e “Non dire ciò per cui non hai prove adeguate”.

3) Massima della Relazione. “Sii pertinente”.

4) Massima del Modo. “Sii chiaro”. Ovvero: “Evita l’oscurità di espressione”, “Evita l’ambiguità”, “Sii breve (evita la prolissità non necessaria)”, “Sii ordinato nell’esposizione”.

Prendetela come una sorta di check-list per individuare o anche fare una buona informazione, che di cattiva ce n’è già in giro troppa.