La falsa vera foto dell’UFO

“Sto facendo una passeggiata nel prato dietro casa, quando vedo nel cielo questo oggetto metallico. Mi fermo, prendo il cell, faccio lo zoom e lo fotografo. Sembra fermo nel cielo. Vado via subito”.

La falsa vera foto dell'UFO

Questo potrebbe essere il testo che accompagna la foto dell’UFO. Poniamo per ipotesi che quest’uomo sia reale e che quella sia la sua dichiarazione in merito all’episodio che lo ha portato a scattare quella foto.

(Parentesi: rispetto chiunque creda a qualsiasi cosa, purché ciò non provochi danni agli altri, e so benissimo che ci sono migliaia se non milioni di appassionati ufologi in grado di scrivere correttamente).

L’aspetto interessante, sia della foto che del racconto del testimone, è che è tutto vero.

– L’oggetto è metallico.

– L’oggetto è proprio dove viene mostrato nella foto. Questo significa che non ho effettuato alcun intervento in fase di elaborazione per armonizzare il colore dell’UFO con quello del cielo. Avrei dovuto farlo se l’UFO fosse provenuto da un’altra fonte. Così non è: fa parte della foto originale.

– Chiunque si fosse fermato sotto l’UFO e lo avesse guardato avrebbe notato che era fermo.

– Una foto realizzata attivando lo zoom digitale avrebbe causato una perdita della qualità simile a quella della foto con l’UFO.

Quindi, è tutto vero. Quindi, è tutta un’enorme menzogna. Quindi, è tutto falso. Però quella che mostro in quella foto è solo la verità. Quindi io sono un’icona dell’attendibilità. Ma non c’è alcun UFO. Quindi sono un bugiardo. Però…

menzógna s. f. [lat. *mentionia, der. di mentiri «mentire»]. – Alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole e intenzionale della verità [https://www.treccani.it/vocabolario/menzogna].

Basta vedere la foto originale per capire quanto io abbia alterato la verità (ovvero, la foto di origine) in modo consapevole e intenzionale, occultandone anche parti essenziali, al fine di far apparire la foto come quella di un possibile UFO.

Che cosa ho fatto? Ho mentito attraverso la verità.

– Non ho aggiunto nulla rispetto a quanto presente nella foto originale.

– Ho cancellato tutti quegli elementi che mi impedivano la creazione della menzogna.

– Ho alterato la superficie dell’immagine sia rendendola sfuocata, in modo tale da cancellare i dettagli, sia abbassando la saturazione, in quanto mi sembrava aumentasse il livello di confusione dell’intera scena.

– Ho prodotto un testo che, in realtà, descrive quello che accade a chi guarda la parte superiore di un lampione, distante da sé, mentre fa una passeggiata. Niente di “ufologico”.

Per costruire questa menzogna con la verità, ho utilizzato comuni strumenti di Photoshop, che si possono trovare in tanti altri programmi di photo editing. Ho impiegato più tempo per trovare l’immagine giusta che per elaborarla.

Tutto quanto visto porta alle seguenti conclusioni:

– Per creare una menzogna mediatica, non serve inventare qualcosa, aggiungere irrealtà ai dati di fatto. Basta manipolare quelli che ci sono.

– Gli strumenti per effettuare questa manipolazione sono alla portata di tutti, o quasi, idem per quanto riguarda le tecniche relative al loro utilizzo.

– Lo schema generale del procedimento è: Crearsi (o avere) un’identità che renda la menzogna credibile, almeno in relazione a determinati contesti > Decidere quale menzogna creare e con quali obiettivi > Selezionare gli elementi di verità che servono > Secondo il bisogno eliminarne qualcuno (occultarlo) e alterarne qualcun altro > Diffondere il tutto, servendosi anche dei Social, meglio se nei contesti giusti, ovvero quelli popolati da persone già preventivamente disposte a credere alla minchiata che vuoi diffondere.

Questo schema vale per ogni forma di prodotto comunicativo: testo, fotografia, video, audio e le infinite combinazioni tra di esse.