La menzogna etica: quando nascondere è giusto

La menzogna etica

La cinepresa mente sempre – Fritz Lang

È successo qualche anno fa. Centro sociale del Comune, all’interno. Ci sono un po’ di persone. Stanno firmando le liberatorie per le riprese. Mentre sto sistemando la videocamera mi si avvicina un uomo. Tarchiato, sui sessanta, forse qualcuno in più. “Sai” mi dice. “Ieri, vicino al supermercato, hai presente?” Rispondo di sì. “Sul marciapiede c’era uno come te” dice e guarda la videocamera. “Che faceva un film. Sono andato da lui e gli ho detto di non riprendermi. Perché io porto sfortuna, sai, poi magari non poteva più andare avanti a fare il film”. Al che io, con la mia solita arguzia, gli dico: “Quindi neanche io ti riprendo”. Lui mi sorride. Poi: “Bravo ragazzo, hai capito”. Mi indica col capo un tizio seduto poco distante. Ci sta guardando con un’aria che a qualcuno potrebbe sembrare molto seria, ma che a me sembra truce. “E neanche il mio compare là”.

Ci crediate o no, non ho mai ripreso né il tipo tarchiato né il suo compare. Di conseguenza, per chi avesse visto il girato totale, quei due signori, in quel locale, durante il periodo delle riprese, non erano presenti. Però c’erano.

menzógna s. f. [lat. *mentionia, der. di mentiri «mentire»]. – Alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole e intenzionale della verità [1].

Stando a questa definizione, io, quel giorno, ho mentito. Ho occultato, in modo consapevole e intenzionale, parte della verità. Ma non solo ho fatto bene: ho fatto il mio dovere. In caso contrario, sarei stato disonesto, in quanto avrei violato il diritto alla privacy di quelle due persone.

Infatti, quel signore, al di là del modo pittoresco di esprimersi, aveva tutto il diritto di pretendere di non essere ripreso. Idem il suo compare.

È stata, insomma, una menzogna giusta. Realizzata senza trucchi, senza espedienti tecnologici, mostrando solo dati di fatto reali: semplicemente, omettendone un paio. Ma tutto quanto ho ripreso corrisponde a verità.

Sulla decisione relativa a cosa riprendere, c’è uno spot che sintetizza in modo geniale ed emozionale il tema. Si intitola “It’s in your hands”, “È nelle tue mani” [4].

Purtroppo, però, non sempre le menzogne veicolate dai video sono giuste ed etiche.

Un video girato nel giorno dell’Epifania per dimostrare come il Covid non esista e non ci sia alcuna emergenza a Pordenone. 80 secondi, filmati con il cellulare, all’ingresso del Santa Maria degli Angeli, nell’area delle impegnative e sul parcheggio interno. Alla fine, una voce maschile sentenzia: “Questa è la situazione a Pordenone. Per chi non vuole capire, questa è la realtà. È tutta una menzogna”. Video postato su Facebook e fatto girare. Peccato che il regista abbia sbagliato completamente trama, inquadrature e dialoghi. “Le immagini immortalate nel video”, spiega il Direttore Sanitario di Ascom, Michele Chittaro, che è anche coordinatore del Piano vaccini regionale, “si riferiscono ad aree che nulla hanno a che vedere con l’emergenza Covid: il CUP, per prenotare le visite, è chiuso, è normale che non ci sia gente, come nell’area del parcheggio antistante. Purtroppo, già in passato ci sono state alcune falsità pubblicate sui social. Il messaggio, divulgato sul web, una vera fake news, però rischia di condizionare molte persone” [2] [3].

Abbiamo dunque appena visto come sia facile mentire con i video (ma il discorso vale anche per la fotografia), a partire dalla fase di ripresa. Senza alcun trucco tecnologico. Il punto è questo: quando si riprende con qualsiasi dispositivo, si decide quale parte della realtà esterna entra nel campo d’azione dell’obiettivo e quale, invece, ne resta fuori. Quindi si occulta necessariamente qualcosa. Quindi si mente.

Ciò che determina se la menzogna è etica o no è l’effetto che tale menzogna ha nei confronti di alcune persone. Nel caso del negazionista, oltre a essere evidente la malafede, c’è “il rischio di condizionare molte persone”.

Quindi, prima di credere a quello che vediamo, magari diffuso sui social, poniamoci la domanda: È autentico? O, meglio ancora: Dov’è la menzogna? Perché è molto facile, quando ciò che vediamo conferma una nostra convinzione, mandare a quel paese il filtro critico e condividere minchiate.

Passiamo al lato creativo, legato a cosa riprendere e a cosa omettere. Fare una ripresa significa ritagliare uno spazio della realtà circostante, ovvero definire il “quadro” e i suoi soggetti, al di fuori del quale nulla esiste [5]. Grazie a ciò, possiamo raccontare storie in due modi, uno spontaneo e l’altro costruito. Il modo spontaneo consiste nel saper cogliere – e riprendere – il momento in cui una storia si genera, o il momento che rappresenta una storia in modo esemplificativo. Classico il caso della street photography [6]. Il modo costruito consiste nel comporre il quadro in modo mirato e pianificato fin nei minimi dettagli. In questo caso, l’esempio viene dalla still life photography [7]. Con i video, le potenzialità, soprattutto quelle relative alla costruzione del quadro, si moltiplicano. Nei jump scares [8] dei film horror, l’effetto spavento spesso avviene facendo entrare nel quadro, all’improvviso, una nuova componente visiva. Il tutto accompagnato da un sapiente (quando l’effetto riesce) utilizzo del sonoro.

FONTI

[1] https://www.treccani.it/vocabolario/menzogna/

[2] [3] https://www.telefriuli.it/cronaca/fake-news-negazionista-filma-ospedale-pordenone-deserto-no-mask/2/215673/art/

[4] https://www.youtube.com/watch?v=_m3PIkZW6o8

[5] Questa definizione vale solo per gli aspetti visivi della ripresa. Nel caso di un video, per esempio, riprendiamo un determinato “quadro”, ma a livello audio possiamo udire suoni, rumori e voci provenienti anche dallo spazio al di fuori di esso.

[6] https://www.fotoimage.it/street-photography-professionista-come-farla/

[7] https://www.fotografareindigitale.com/still-life/10186

[8] https://www.film.it/film/foto/dettaglio/art/dieci-tecniche-con-cui-i-film-horror-ci-terrorizzano-54452/