Informatori di menzogne

Informatori di menzogne. Contro i giornalisti corrotti

Iago […] Fu il prototipo del manipolatore, dimostrando che l’arte più raffinata della menzogna è lavorare sul contesto, e anche spostare i pezzi dell’insieme, oppure ometterne qualcuno. Costruire insomma la bugia con il vero che si ha a disposizione [1]

Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico [2].

I pennivendoli vengono pagati per manipolare la realtà, occultare, influenzare l’opinione pubblica, distogliere l’attenzione da un episodio “scomodo” al potere per spostarla ad esempio su un avversario da eliminare, creare eventi “in laboratorio” per influenzare processi [3].

Gli Iago della (pseudo) informazione ammorbano il mondo. L’intreccio tra potere e giornalismo ha una storia antica, e, oggi, è una certezza. La terza citazione fotografa in modo chiaro la realtà dei fatti. Se poi sostituiamo a “laboratorio” “redazioni, studi televisivi e spazi web”, è perfetta. Anche se, credo, non sempre la ricompensa sia in denaro, almeno non direttamente.

Insomma, molti praticano un giornalismo che, da “cane da guardia delle democrazia” diventa “cane da guardia del potere”: docile coi suoi padroni, feroce con chi i loro padroni considerano un bersaglio. Con “potere” intendo una vasta gamma di possibilità: una singola persona, gruppi di persone, partiti politici eccetera. Idem con “bersaglio”.

Ma come riconoscere questi servi?

Due gli strumenti. La definizione di Menzogna e le Massime conversazionali di Paul Grice applicate – anche – alla comunicazione audiovisiva. Vediamo.

menzógna s. f. [lat. *mentionia, der. di mentiri «mentire»]. – 1. Affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole e intenzionale della verità [4].

Alterazione

Negazione

Occultamento

Ogni volta che si trova almeno uno tra questi comportamenti, siamo di fronte a giornalisti e altri comunicatori asserviti a qualcuno, dunque potenzialmente corrotti. O corrotti e basta, se consideriamo la manipolazione dell’informazione al servizio di qualcuno come una forma di corruzione. Perché, come da definizione, questi comportamenti vengono messi in atto in modo consapevole e intenzionale.

Sempre restando alla definizione di menzogna, il termine verità appare come discutibile. Infatti, spesso, la verità non è nota, o è nota solo in parte. Sostituiamolo, allora, con dati di fatto. Questi comprendono sia evidenze oggettive (“verità”) sia informazioni provenienti da fonti autorevoli.

La mia intenzione è quella di proporre degli strumenti per smascherare gli asserviti in ogni campo dell’informazione: sport, cronaca, gossip, salute eccetera. Per questo non faccio esempi. Ognuno può applicare quanto scritto qui a ciò che gli interessa.

Ecco il primo strumento, ovvero l’Identificatore di menzogne.

Ogni volta che ci troviamo davanti all’alterazione e/o alla negazione e/o all’occultamento di dati di fatto ci troviamo davanti a giornalisti e altri comunicatori asserviti a qualcuno (dotato di potere) e che a causa di questo asservimento producono, in modo consapevole e intenzionale, menzogne.

Il secondo strumento, le Massime conversazionali, è un insieme di regole per una corretta comunicazione, elaborate negli anni Settanta da Paul Grice, e ancora oggi del tutto valide. La violazione di queste regole, addirittura raccomandata per la realizzazione di contenuti creativi, è da evitare quando si tratta di informazione.

La fonte di riferimento, oltre a Wikipedia [5], è Gianfranco Bettetini, L’occhio in vendita – Per una logica e un’etica della comunicazione audiovisiva, Marsilio Editori [6]. Qui queste massime, in origine relative alla comunicazione interpersonale, vengono applicate proprio alla comunicazione audiovisiva. Eccole.

1) Massima della Quantità. “Dai tanta informazione quanta ne serve”, ovvero: “Non essere né reticente né ridondante”.

2) Massima della Qualità. “Sii sincero, e fornisci informazione veritiera secondo quanto sai”. Poi: “Non dire ciò che credi essere falso” e “Non dire ciò per cui non hai prove adeguate”.

3) Massima della Relazione. “Sii pertinente”.

4) Massima del Modo. “Sii chiaro”. Ovvero: “Evita l’oscurità di espressione”, “Evita l’ambiguità”, “Sii breve (evita la prolissità non necessaria)”, “Sii ordinato nell’esposizione”.

Anche in questo caso evito esempi. Mi sembra che le violazioni di queste regole possano essere facilmente identificate in qualsiasi caso. Tranne quanto espresso nella seconda massima. Lì si tratta della coscienza del giornalista. Ma parliamo di giornalisti che mentono, anzi – letteralmente – creano menzogne in modo consapevole e intenzionale. Parliamo di gente che la coscienza l’ha venduta ai potenti di turno.

Fonti

[1]

[2]

https://www.libreidee.org/2020/02/ulfkotte-noi-giornalisti-siamo-corrotti-e-vi-abbiamo-tradito

[3]

[4]

https://www.treccani.it/vocabolario/menzogna/

[5]

https://it.wikipedia.org/wiki/Massime_conversazionali

[6]

Gianfranco Bettetini, L’occhio in vendita – Per una logica e un’etica della comunicazione audiovisiva, Marsilio Editori