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Covid-19 e i ricordi di prima

Un anno fa iniziavo quello che sarebbe stato il mio ultimo (per ora) corso in aula. Video fashion storytelling. Io, che sono meno fashion di un lombrico. Si trattava di un corso promosso dal Centro Studi della Confartigianato in occasione della settimana della moda. Ma non è del corso che voglio scrivere. Voglio scrivere della memoria, e di come mutano le sensazioni legate ai ricordi col mutare degli eventi futuri.

Erano giorni nei quali si parlava di “coronavirus” come qualcosa che solo ci aveva sfiorato, dalle conseguenze ancora tutte da capire e che riguardava soprattutto la Cina. Ma poi, tutto cambiò in fretta. Cambiò il mondo. Cambiammo quasi tutti noi, escluse le teste di cazzo negazioniste / complottiste. Cambiò il significato delle cose, almeno di molte.

La notte di venerdì 20 marzo cominciai a stare male. Ebbe così inizio, per me, un periodo di circa 20 giorni nel regno della Covid-19 (ne ho scritto qui: https://storieanomale.com/2020/06/16/nel-limbo-psichico-della-covid). Un periodo dominato da un forte, profondo e straniante senso di irrealtà. Non so se senza quei giorni, allucinanti e allucinati, il ricordo del tempo prima della pandemia sarebbe stato lo stesso. Credo di no. Credo che l’immersione nella dimensione della Covid-19 sia stata determinante a cambiare la qualità, l’intensità e il senso stesso della memoria del passato, anche recente.

Fatto sta che il ricordo di quei giorni di corso è esso stesso intriso di un senso di irrealtà. Perché sono stati i giorni di confine. I giorni che hanno preceduto l’irreversibile cambiamento del mondo. E sanno di irrealtà proprio perché, in essi, nulla di strano è accaduto. I viaggi in metropolitana. La preparazione del materiale. I lavori di gruppo. La generazione di idee per i video. L’utilizzo dei software. I temi da affrontare, compreso quello della vicinanza alla popolazione cinese, così duramente colpita da un virus sconosciuto. Tutto ciò non sembra appartenere solo a un’altra vita. Sembra appartenere alla vita di un’altra persona, che apparteneva a un altro mondo.

Tolte le immutabili teste di cazzo negazioniste / complottiste, non so come noi ne usciremo, da tutto questo. Se migliorati o meno. Credo qualcuno sì, qualcuno no. E credo che, comunque, dipenda da ognuno di noi.

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