Elogio della critica distruttiva

Elogio della critica distruttiva

Una delle cose che più mi fa vorticare i testicoli è la frase

Io accetto le critiche, basta che siano costruttive.

Detta spesso con un’espressione zen del viso, il classico misto tra il saccente e l’ebete.

Non esistono critiche costruttive.

Il feedback correttivo.

Pochi giorni fa parlavo con una persona che per lungo tempo ha fatto, in vari posti di lavoro, formazione ai nuovi arrivati. Mi spiegava che, quando c’era da correggere qualcosa, agiva in due modi. In caso di errore nella procedura, lo indicava e spiegava come porvi rimedio. Nel caso in cui, invece, la procedura fosse corretta ma di scarsa qualità, per esempio eseguita in modo troppo lento, mostrava come faceva lui per migliorare l’esito del compito; secondo l’esempio, per velocizzare la procedura.

Quindi dava quello che possiamo definire un feedback correttivo. Che è differente da una critica.

La critica distruttiva.

crìtica s. f. [dal gr. κριτική (τέχνη) «arte del giudicare», femm. sostantivato dell’agg. κριτικός: v. critico1]. – 1. a. Facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono, ecc.: avere capacità di critica.

https://www.treccani.it/vocabolario/critica/

La critica non può che essere distruttiva. Ovvero, deve distruggere l’oggetto che critica.

Attenzione: l’oggetto, non il soggetto.

Prendiamo il caso della menzogna.

menzogna. Alterazione, negazione od occultamento consapevole e intenzionale della verità.

https://www.treccani.it/enciclopedia/menzogna/

Classico esempio con la classica famiglia composta da Mamma, Papà, Figlio 1 e Figlio 2. Figlio 1 è il primogenito. Si tratta di due bambini, separati da due, massimo tre anni di differenza.

Classico barattolo di marmellata, con il suo contenuto che misteriosamente cala di giorno in giorno.

Un genitore chiede a Figlio 1, che in realtà è quello che mangia la marmellata, se sa qualcosa in proposito. Figlio 1 risponde che non ne sa nulla ma che, qualche giorno prima, ha visto Figlio 2 allontanarsi dalla dispensa leccandosi le dita (quindi, afferma 2 menzogne).

Il genitore scopre poco dopo che a mangiare la marmellata è proprio Figlio 1. A questo punto, non critica il comportamento sbagliato del bambino, spiegandogli in qualche modo perché lo è, ma sgrida il figlio con aggressività, passandogli in definitiva il messaggio: “Sei un bugiardo, non ci si può fidare di te”. Colpendolo così nella sua identità, svalutando il nucleo stesso della sua persona. Il passaggio dalla critica del comportamento (“Non dire bugie perché…”) a quella della persona (“Sei un bugiardo”) potrebbe risultare devastante, soprattutto nel caso, come quello dell’esempio, di un bambino. E va sempre e comunque evitata. Anche perché, in certi casi, tra adulti, si potrebbe arrivare all’insulto o peggio.

Altro esempio. Prendiamo un uomo politico e chiamiamolo Politico. Politico fa una serie di affermazioni, alcune delle quali, dati alla mano, risultano false. Ovvero ha affermato A ma i dati di fatto dimostrano che la realtà è non-A (o Ā). Quindi ha mentito consapevolmente. Mi domando: Perché? Allora ricerco se ci sono altre affermazioni false fatte da Politico. Scopro di sì, e che la maggior parte sono relative a uno stesso argomento: Politico altera, nega od occulta informazioni vere in modo consapevole e intenzionale, al fine di conseguire suoi interessi personali. Questi interessi personali sono leciti o no? No, almeno non del tutto o molto probabilmente. Per questo Politico mente. Quindi, per finire, costruisco un’argomentazione logica e basata sui fatti, che espone le menzogne di Politico e i probabili motivi per cui le ha dette. E rendo il tutto pubblico. Certo, è ovvio che Politico non mi è simpatico. Ma non faccio altro che esercitare il mio diritto di opinione, critica ed espressione.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. – Costituzione Italiana, Art. 21

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere. – Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Art. 19

Ecco allora le caratteristiche di una buona critica distruttiva.

– Raccogliere il maggior numero di dati di fatto sui quali basarsi

– Argomentare in modo logico, è fondare su questa argomentazione la formulazione di ipotesi e opinioni

– Attaccare i comportamenti, non le persone

– Restare sempre e comunque entro i confini del lecito, per quanto dura sia la critica.

Chiudo con la citazione di queste parole: definitive, essenziali, chiare.

In realtà, quando si parla di diritto di critica, si vuole legittimare qualcosa che va ben al di là della mera opinione. Le potenzialità dell’art. 21 Cost. sono ben altre. Sarebbe estremamente frustrante per l’art. 21 Cost. sapersi in grado di tutelare soltanto un generico, umile ed innocuo “secondo me…”. La libertà di opinione permette di esprimere la propria idea su una questione, giusto per aggiungere una voce alle altre. Il diritto di critica, invece, è dura contrapposizione, è mettere a nudo l’inadeguatezza, l’inaffidabilità, la falsità, gli errori altrui […]. La critica è fondamentalmente un attacco.

http://www.difesadellinformazione.com/72/il-diritto-di-critica/