La comunicazione di rimbalzo dei complottisti Covid-19

Comunicazione negazionisti covid

“Con quale criterio decidere? Tra chi è anziano e chi è giovane? Tra chi è già malato e chi è sano?”

Questo è il testo del post pubblicato sulla pagina Facebook de La Stampa, il 10 novembre. (https://www.facebook.com/lastampa.it/posts/10158313673600958?notif_id=1605021728861827&notif_t=comment_mention&ref=notif) Interviene con un commento Michele Grio, direttore del Reparto Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, che spiega in poche, chiare, parole i criteri che portano alla scelta di chi scegliere di sottoporre a trattamenti intensivi e chi no. Parole che smentiscono il carattere come minimo “provocatorio” del testo del post. Infatti, dato che chi è sano dubito venga posto in terapia intensiva, tale testo pone la questione come se si trattasse di una scelta fatta in base all’età.

Chiarito tutto? Figuriamoci. I complottisti insistono su uno dei loro leit motiv, quello dell’eutanasia degli anziani. Naturalmente, molte volte, attraverso insinuazioni e sottintesi. A questo punto, mi imbatto in post, quello che vedete di seguito, pubblicato da uno dei soliti, eminenti, laureati all’Università della vita (così si definisce lui nel suo profilo). Gli rispondo, e questa risposta dà il via a uno scambio di commenti tra il sottoscritto e una signora sua collega complottista. Credo che sia interessante vedere questi commenti perché mostrano, in modo chiaro e “puro”, ovvero privo degli insulti e dell’aggressività verbale che spesso caratterizzano i negazionisti / complottisti, una modalità tipica della loro comunicazione. Vediamo.

Il Tizio, laureato all’Università della vita, fa notare a Michele Grio, direttore del Reparto Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, che a lui, il giuramento d’Ippocrate sembra differente da quello citato dal dottor Michele Grio. Il mio riferimento alla grammatica non è una mera provocazione o derisione. Uno che mette in discussione le affermazioni di un medico esperto sul giuramento d’Ippocrate, dovrebbe avere almeno le competenze cognitive per capire dove mettere i punti, credo. Comunque, gli chiedo cosa secondo lui direbbe questo famoso giuramento. Non risponde. Arriva invece la sua collega complottista.

Qui le chiedo semplicemente cosa bisognerebbe capire.

La Tizia non mi spiega cosa bisognerebbe capire. Si limita ad affermare che l’importante è farsi capire, anche se si scrive male. Continuano a non arrivare risposte in merito al giuramento d’Ippocrate.

Specifico che quello che mi interessa è capire dove il giuramento d’Ippocrate sia stato violato. Passo a lei la domanda. Faccio notare che non ho mai espresso critiche grammaticali ai commenti della signora, anche perché non ce ne sarebbe motivo.

La Tizia risponde di nuovo puntanto sulla questione della grammatica e nega addirittura che io abbia chiesto qualcosa in merito al giuramento d’Ippocrate.

Faccio copia-incolla del commento originale. Non dovrebbero esserci dubbi…

La Tizia risponde con un tipico “commento del boh”. Svalutante, privo di senso, volto solo a non affrontare la questione.

Provo l’ultima volta. Ma la luminare, che manco si è accorta che ho scritto “vietato” invece che “violato” (sì, lo so, allora neanche io) ripete il solito ritornello sul “modo di scrivere”. A questo punto non posso che prendere atto del rifiuto ad affrontare la questione.

E, niente…

Si tratta di una tecnica spesso usata dai complottisti di Covid-19. In pratica, si tratta di una forma tipica della comunicazione patologica, basata sul rimbalzo. Nel senso che, rispetto all’argomento in questione, che non sanno affrontare, rimbalzano su un’altra questione, marginale e ininfluente. Oppure cambiano addirittura argomento. Certo, io le ho dato gioco facile con la mia osservazione sul “modo di scrivere”, ma rimane il fatto, dimostrato dai commenti, del costante, ossessivo, rimbalzo dal tema del giuramento d’Ippocrate a quello della grammatica. In questi casi, è ovvio, quello che conta è: 1) non seguire la persona sull’argomento di rimbalzo. In questo caso, non motivare il perché della frase sul modo di scrivere. Altrimenti si rischia di finire in mondi comunicativi ignoti ma sicuramente non edificanti. 2) Chiudere la comunicazione dichiarando l’evidente incapacità dell’interlocutore ad affrontare il vero argomento.

Ma perché questo rifiuto ad affrontare la questione? Per qualcuno, come il laureato all’Università della vita, molto probabilmente si tratta si effettiva incapacità di rispondere. Visto che il trend del momento era il giuramento d’Ippocrate, ha usato quello. Se qualcuno avesse messo in giro la voce che il dottor Grio, nel suo operato, violava la teoria ristretta della relatività, avrebbe citato quella.

Altro è il caso di chi, consapevolmente, si rifiuta di rispondere. Michele Grio, con il suo commento razionale e inattaccabile, ha chiuso ogni possibilità ai complottisti di utilizzare la discriminazione per motivare la violazione del giuramento d’Ippocrate. Giuramento che cita, tra gli altri punti, dopo la premessa Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;

Ma il commento del dottor Grio impedisce ogni ulteriore tentativo di far leva su questo punto da parte dei negazionisti. Ai quali rimarrebbe questo:

di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;

Che è poi l’equivalente di parlare di eutanasia volontaria nei confronti dei più anziani.

Chiunque affermasse, anche in modo meno netto, un tale concetto, sarebbe querelabile per diffamazione aggravata, sempre che, come dovrebbe succedere, il suo commento non fosse prima gettato nel cesso digitale da un saggio social media manager o ruolo equivalente.

In conclusione, l’arma migliore contro le idiozie dei complottisti e negazionisti è la razionalità e il suo utilizzo multiforme.