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L’omicidio di Luca Sacchi e gli orrori di un processo mediatico

“E stato tradito da chi lo doveva amare. E invece lo ha fatto uccidere”. Diffamazione aggravata.

“Anastasiya stava con Luca solo per fare i suoi interessi […] l ho capito subito lei è la colpevole la fatto ammazzare lei […] è soprattutto lei deve marcire Deve soffrire, deve essere messa in una gabbia chiusa e buttare le chiavi dargli da mangiare acqua e pane è porgergli una canna […] Perché anche io sono mamma lo dico di cuore di mamma”. Diffamazione aggravata. Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di di Anastasiya Kylemnyk, arrecata con parole ingiuriose e anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante [stralcio della definizione di Insulto fornito dalla Treccani. Insulto che è equiparato al reato di diffamazione aggravata]

“Buttate la chiave… lasciatela marcire in galera con la palla al piede e con un appezzamento di terra se riesce a coltivare qualcosa mangia altrimenti faremo di lei mangime per i porci”. Minaccia (di stampo mafioso, direi). Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di di Anastasiya Kylemnyk, arrecata con parole ingiuriose e anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante [stralcio della definizione di Insulto fornito dalla Treccani. Insulto che è equiparato al reato di diffamazione aggravata].

Questi sono solo un piccolo esempio delle centinaia di commenti simili pubblicati nella pagina Facebook di Quarto Grado. Diffamazioni aggravate, minacce, crudeltà, razzismo, sessismo eccetera. Tutti contenuti frutto di quella che sembra a tutti gli effetti una strategia fredda, calcolata nei minimi dettagli, con la piena consapevolezza di tutti i protagonisti in gioco. Strategia il cui obiettivo è quello di distruggere Anastasiya Kylemnyk al fine di salvare l’onore di Luca Sacchi. Il quale, per motivi che un giornalismo serio dovrebbe approfondire, pare debba risultare (solo per la sua famiglia?) in tutto e per tutto estraneo al presunto tentativo di acquisto di marijuana.

Premesse

Sulla strategia difensiva dei coniugi Sacchi e costruzioni mediatiche di Quarto Grado

La sera in cui la bella redazione di Quarto Grado toccò il fondo

Sui due amici Luca Sacchi e Giovanni Princi

Su insospettabili medici e disinformazione cronologica

Alcune affermazioni della difesa dei Sacchi alla luce dei dati di fatto

“Invidiosa!”

Alcune affermazioni dei coniugi Sacchi alla luce dei dati di fatto

Nonsolosacchi

L’odio

La bella redazione di Quarto Grado e il Testo unico dei Doveri del Giornalista

Premesse

Tutto quanto espresso in questo post è e sarà sempre e soltanto basato su dati di fatto o fonti terze rispetto alla famiglia Sacchi, ai suoi avvocati e ai compiacenti giornalisti che ne servono la causa: nessuna ambiguità, nessuna insinuazione, rifiuto assoluto del “detto – non detto” e della teatralità aggressiva dei modi, schifo per ogni forma di insulto, diffamazione, denigrazione della dignità umana, volgarità, e per chiunque fomenti, promuova e diffonda in vario modo tutto questo.

Sono convinto che il dolore per la perdita di un figlio appartenga a una dimensione sacra, e come tale inviolabile e indiscutibile. Sono altrettanto convinto che tutto il resto, vedi le reiterate esternazioni pubbliche dei coniugi Sacchi e dei loro avvocati, sia invece assolutamente discutibile, dato che tale discussione attiene al diritto di opinione e di espressione. Esercitato sempre con rispetto, educazione, razionalità e civiltà: ovvero, tutto il contrario dei modi con i quali viene abitualmente trattata Anastasiya Kylemnyk.

Quindi, in molti casi, mi limiterò a prendere alcune affermazioni dei coniugi Sacchi e dei loro avvocati e di metterle a confronto con i dati di fatto o con fonti terze. Lo stesso farò con alcuni contenuti messi in onda da Quarto Grado e sui commenti pubblicati sulla loro pagina Facebook.

Il post è un po’ lungo, anche perché i dati di fatto e le evidenze negate, sottovalutate, dimenticate in tutta fretta, coperte, sono tante. In ogni caso, qui trovate i contenuti divisi in capitoli : https://storieanomale.com/omicidio-di-luca-sacchi-e-gli-orrori-di-un-processo-mediatico/

Qui trovate gli audio integrali del processo: https://www.radioradicale.it/processi/1338/processo-per-lomicidio-di-luca-sacchi

Fine premesse. Cominciamo.

Sulla strategia difensiva dei coniugi Sacchi e costruzioni mediatiche di Quarto Grado

Qui troviamo un articolo, serio e documentato, critico sulla strategia difensiva della famiglia Sacchi (il grassetto è mio):

[si tratta di] “…un gioco ad incastri dove […] rischiano di pesare – e molto – le scelte strategiche della Procura e della stessa famiglia Sacchi.”

“La Procura si è trovata rapidamente in mano un consistente pacchetto probatorio che l’ha portata in tempi rapidissimi a individuare il responsabile dell’omicidio e il suo complice, ottenendo da subito anche la confessione del primo. A questo si aggiunga, che grazie al fatto che il ‘fornitore’ De Propris fosse sotto intercettazione come conseguenza di un’altra indagine sul traffico di stupefacenti, ha avuto a disposizione fin dall’inizio le parole stesse dell’assassino e dell’uomo accusato di avergli fornito l’arma del delitto (lo stesso che avrebbe dovuto fornire anche la droga).”

“A questo si aggiunga ancora che le immagini delle telecamere di sicurezza prossime al pub e al luogo del delitto (più quelle di un’auto) hanno in pratica mostrato l’intera dinamica dei fatti accaduti prima del delitto, durante l’aggressione e subito dopo

“Tutto questo per dire che la Procura ha avuto – diciamo – gioco facile nell’ottenere il più importante dei risultati in questa vicenda: individuare l’omicida, ricostruire la dinamica del delitto e individuare il movente. E tanto basta per un’indagine che in fondo doveva rispondere proprio a questi quesiti. Per un processo, che da questo punto di vista, non dovrebbe riservare sorprese.”

Un’altra difficoltà può sorgere quando una famiglia cerca una verità, ma vorrebbe ottenerla riuscendo a salvare anche l’onorabilità del proprio consanguineo, ancora di più quando si tratta di un figlio.

È palese in questo caso come – ad esempio – la famiglia Sacchi abbia fin dal principio tentato di delineare per Luca un ruolo del tutto marginale in questa vicenda, facendo di tutto per ‘allontanarlo’ e ‘deresponsabilizzarlo’ da qualsiasi ruolo legato alla trattativa per l’acquisto della droga.(https://www.neraedintorni.it/2020/07/15/le-tante-versioni-di-comodo-che-nascondono-la-verita-sulla-morte-di-luca-sacchi/)

Parole che smentiscono in modo definitivo il castello di insinuazioni e ambiguità costruito da certi operatori dell’informazione, di cui Quarto Grado rappresenta l’esempio più significativo, con la sua compiacente e china sudditanza nei confronti della strategia difensiva della famiglia Sacchi. Ma vediamo bene.

Come chiaramente espresso in quel pezzo serio e onesto, e come ho evidenziato, nel mio piccolo, in un precedente post, basato su fonti serie e indiscutibili, [https://storieanomale.com/2020/06/19/142/], la strategia è questa: la distruzione morale di Anastasiya Kylemnyk è direttamente proporzionale all’edificazione agiografica di Luca Sacchi. Obiettivo: allontanare dalla figura di Luca Sacchi ogni sospetto sulla presunta violazione della legge sulla droga. Ovvero: la santificazione di Luca Sacchi può e deve avvenire soltanto attraverso la demonizzazione di Anastasiya Kylemnyk.

Prendiamo, come esempi paradigmatici, i due servizi che vedono come assoluta protagonista Tina Galati, pubblicati sulla pagina Facebook di Quarto Grado in data 08 maggio 2020. Vediamo qualche caratteristica, che testimonia lo stile complessivo della comunicazione che Quarto Grado usa per cercare di distruggere, nella sua compiacente aderenza alla strategia della difesa dei Sacchi, l’immagine di Anastasiya Kylemnyk.

– Il tono di voce di Tina Galati quando parla delle due persone responsabili dell’omicidio di Luca Sacchi è piatto, privo di emotività e partecipazione. Come appare artefatta la fiacca sorpresa di Gianluigi Nuzzi nell’udire quelle frasi.

– Tutto cambia quando la camera si stringe su Tina Galati che inizia ad attaccare Anastasiya Kylemnyk. Lo stile comunicativo assume ora due caratteristiche: 1) Linguaggio ambiguo, che si manifesta attraverso il “detto – non detto” (es.: la reiterazione del concetto di “avermi portato via Luca” e altre insinuazioni). 2) L’accentuazione degli aspetti relativi al non-verbale, dal tono di voce, allo sguardo, sino a una gestualità che in certi momenti appare marcatamente teatrale (es.: Tina Galati che quando parla delle due persone responsabili dell’omicidio di Luca Sacchi tiene la mascherina e se la toglie quando inizia ad attaccare Anastasiya Kylemnyk).

Quindi, i due servizi con protagonista assoluta Tina Galati appaiono in tutto e per tutto come il risultato di una accurata e ben predisposta regia, che contempla in modo meticoloso e premeditato precise modalità espressive e specifici contenuti, e di un altrettanto accurata e premeditata performance recitativa (in senso tecnico). Inoltre, il deliberato e metodico ricorso al “detto – non detto”, all’ambiguità linguistica e all’esasperazione del non verbale, lascia aperta la porta a varie interpretazioni in merito ai reali obiettivi comunicativi di quei servizi, e ai loro possibili destinatari.

Che il tutto sia accuratamente pianificato ed eseguito ad arte lo dimostrano i due monologhi, espressi nella forma retorica dell’invettiva, tenuti Tina Galati contro Anastasiya Kylemnyk. Intendo monologo in senso tecnico, ovvero come

Discorso continuato, soprattutto orale ma anche scritto, tenuto da una sola persona che si rivolge a sé stessa o ad altri, dai quali non attende o non ammette risposte o critiche, e con i quali non intende stabilire un dialogo. [dall’Enciclopedia Treccani].

Lo stesso dicasi per invettiva, che è una forma di apostrofe [sempre dall’Enciclopedia Treccani]:

apostrofe. Figura retorica per la quale chi parla interrompe la forma espositiva del suo discorso per rivolgere direttamente la parola a concetti personificati, a soggetti assenti o scomparsi, o anche al lettore. Quando è accompagnata da toni violenti, ironia o sarcasmo, è detta invettiva.

invettiva. Discorso polemico concitato e violento, di accusa, di oltraggio, di rimprovero, contro persone o cose.

Ma non è tutto.

Se riprendiamo la definizione di monologo possiamo vedere come essa rappresenti la sintesi del comportamento generale di Quarto Grado, inteso come unico soggetto emittente, composto, al suo interno, dalla redazione e dai soliti ospiti: un monologo continuo contro Anastasiya Kylemnyk, dalla quale (o da qualche persona autorevole che possa difenderla) non ammette risposte o critiche e con la quale non intende stabilire alcun dialogo.

Le definizioni di apostrofe e invettiva, invece, rappresentano, in modo quasi chirurgico, quanto accaduto prima e durante i due monologhi.

– Tina Galati che parla con tono quasi piatto e fiacco dei due italiani responsabili dell’omicidio del figlio | Fase della forma espositiva del discorso

– Tina Galati che si interrompe, guarda in camera e, in un caso, ricorre al gesto teatrale di togliersi la mascherina, e comincia a rivolgersi direttamente ad Anastasya Kylemnyk attraverso uno stile concitato e agggressivo, di accusa, di oltraggio, di rimprovero | Invettiva

Tutto ciò avviene in assenza di una controparte, cosa che, quando si tratta di aggredire mediaticamente Anastasiya Kylemnyk, succede sempre o quasi (ma qualcuno sia così gentile da indicarmi esempi del “quasi”, se possibile in quantità tale da compensare l’opposto). Questo, anche a processo in corso.

La sera in cui la bella redazione di Quarto Grado toccò il fondo

Durante l’udienza del 18 maggio scorso, viene resa pubblica la seguente intercettazione, relativa a un colloquio tra Anastasiya Kylemnyk e Luca Sacchi: «Spero tu faccia come mi hai detto se no ti meno, se scopro che hai fatto le cose a cazzo senza di me…». Chi parla è Luca Sacchi. Questa frase, in sé, non dice nulla rispetto all’oggetto della comunicazione. Al tempo stesso, perlomeno fa nascere ipotesi interessanti in merito al rapporto di coppia tra Anastasiya Kylemnyk e Luca Sacchi. Giornalisti seri e onesti avrebbero prima di tutto dovuto approfondire questo aspetto. Invece cosa fa Quarto Grado, nella puntata del 12 giugno? Prima di tutto, mette in onda, in piena fascia protetta, un breve indie – fetish a tema slave / mistress. Io, che ho girato su Rete 4 a video già iniziato, ho pensato, un poco stupito: finalmente Quarto Grado fa un’autocritica di categoria (quindi senza indicazioni specifiche), relativa a quel giornalismo che, da cane da guardia della democrazia, diviene cane al servizio del padrone e/o della padrona di turno, docile nei loro confronti e sbavante ferocia contro chi loro indicano come nemico. Invece, niente di tutto ciò. Si trattava del solito attacco contro Anastasiya Kylemnyk. Un attacco volgare e sguaiato. Che, pur di calpestare Anastasiya, ha portato la bella redazione di Quarto Grado a toccare il fondo, sia dal punto di vista professionale (se ancora si può usare questo termini nei confronti del comportamento di persone simili) che umano. Data la costruzione del servizio, appare evidente l’obiettivo di creare una connessione tra quell’attività erotica (che neanche è provato fosse esercitata da Anastasiya) e un comportamento criminale (idem), attraverso il ponte dei soldi (quanto messo in onda in fascia protetta ha quale tema lo “Slave Money”). Ma è altrettanto evidente che tale connessione è priva di logica. Sarebbe come dire che uno che ha un’attività di Compro Oro sia necessariamente colluso con la criminalità organizzata. Assurdo.

Il tutto, basato su contenuti trovati nel cellulare di Anastasiya Kylemnyk, con manifesta violazione della privacy, che però Quarto Grado stesso dichiara di non sapere se concernenti la sua persona. Inoltre, inutili e non significativi in merito alla questione giudiziaria in gioco. E sempre in assenza di contraddittorio.

Altro che Slave Money, qui bisogna cominciare a occuparsi seriamente degli Slave Journalists e dei loro “riferimenti”.

Allora diciamo qui due parole sulla relazione tra Anastasiya e Luca Sacchi. Parole per una volta tanto, basate sui fatti e non sull’agiorgrafia di Luca Sacchi promossa dalla sua famiglia e da compiacenti giornalisti.

– L’espressione 

«Spero tu faccia come mi hai detto se no ti meno» (https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/05/18/news/omicidio-luca-sacchi-informativa-dei-carabinieri-era-stato-a-casal-monastero-cinque-giorni-prima-di-morire-gli-sms-a-anastasiya-se-scopro-che-fai-da-sola-ti-meno-1326355/)

rappresenta una minaccia di violenza fisica, visto anche il contesto complessivo dell’intera frase. Ciò suggerisce che Luca Sacchi, esperto di arti marziali, nella coppia, non avesse quel ruolo remissivo e sottomesso sul quale molti giornalisti insistono, peraltro solo sulla base delle affermazioni dei suoi genitori e dei loro avvocati. Tutt’altro.

– Lo stesso Federico Sacchi, durante la sua testimonianza al processo, racconta di un litigio tra Luca e sua madre dovuto al fatto che lui chiede più libertà nel frequentare i suoi amici, soprattutto in vacanza. Vacanza che, invece, Tina Galati vuole passare con entrambi i figli. Ed è proprio quello che accade, con Anastasiya che si unisce a loro. Certo doveva proprio esercitare una diabolica influenza su Luca, visto che neanche è riuscita a convincerlo a passare le vacanze lontano dai genitori…

– Questo messaggio di Luca ad Anastasiya,

“Amo, va a salutare mia madre che sai che poi mi sbrocca”

indica una certa abitudine (non proprio dolcissima) di Tina Galati a “sbroccare” contro Anastasiya (dalla frase, pare che lo avrebbe fatto anche solo nel semplice caso in cui Anastasiya non l’avesse salutata…) e comunque testimonia di un atteggiamento non amichevole da parte di Tina Galati nei confronti di Anastasiya. Precedente alla tragedia del 23 ottobre 2019.

Ed è giunto anche il momento di mettere in discussione la retorica secondo la quale Anastasiya sarebbe stata accolta e trattata dai coniugi Sacchi “come una figlia”. Ipotesi, tanto per cambiare, diffusa dagli stessi coniugi, aiutati dai soliti compiacenti operatori dell’informazione e da amiche e amici di Facebook o, comunque, da frequentatrici e frequentatori del social non proprio dotati di particolari competenze cognitive. In particolare, è Tina Galati, colei che ha ripetutamente dimostrato e promosso un odio feroce nei confronti di Anastasiya Kylemnyk, a rappresentare, agli occhi di molti, l’icona della donna dal cuore d’oro tradita dalla serpe straniera.

Ora, credo anche che possa avere aperto la porta di casa ad Anastasiya con un bel sorriso e promettendole che si sarebbe trovata bene. E immagino che, visto il periodo passato in quella casa, almeno una certa forma di pacifica convivenza l’avessero stabilita. Per il resto, noi che in quella casa non ci siamo stati, possiamo solo fare delle ipotesi. Ipotizzo, per esempio, che Tina Galati, donna energica e determinata, possa avere interpretato i modi calmi e posati di Anastasiya, come manifestazione di pigrizia, sollecitandola a svolgere senza opporsi una serie di lavori domestici e commissioni varie. Magari eccedendo nelle imposizioni rispetto a quella che sarebbe stata una giusta richiesta di contribuire alla gestione della casa. Però, dato che ho impostato la stesura di questo post sui dati di fatto e non sulle ipotesi, qui mi fermo. Mi sono permesso questa eccezione perché, questa retorica della “serpe straniera in seno”, che, tanto per cambiare, dà vita a insulti e oscenità varie nei confronti di Anastasiya Kylemnik, la trovo davvero repellente.

Sui due amici Luca Sacchi e Giovanni Princi

Altro leitmotiv di casa Sacchi e di compiacenti giornalisti, è quello della presunta relazione tra Anastasiya e Giovanni Princi. Tanto che la bella redazione di Quarto Grado insiste sul tema di “Luca tradito da Anastasiya e Giovanni”. Al contrario di quanto accade in quella trasmissione, vediamo i fatti basandoci solo su di essi e non su affermazioni di parte, prive di dimostrazioni oggettive.

– All’inizio, nel corso di un’intervista alla Vita in diretta (altro programma compiacente sino al parossismo), Tina Galati afferma, rispetto a Giovanni Princi,

“Io a casa mia non l’ho mai visto”.

Poi però è lo stesso amico Quarto Grado a mettere in onda le immagini di una vacanza nelle quali si mostrano in modo evidente le interazioni tra i due amici Luca e Giovanni.

– L’avvocato di Anastasiya, durante le prime udienze, mostra diverse immagini dei due amici, Luca Sacchi e Giovanni Princi, che trascorrono le loro giornate a casa Sacchi (sia a Roma che nella casa di Cavagnano, in provincia di Montereale, Abruzzo).

– Tina Galati parla di “sguardi languidi” scambiati tra Anastasiya e Giovanni Princi. Questa affermazione, vaga quanto insinuante, diviene per Quarto Grado una prova oggettiva di una relazione tra i due. Tanto che inaugura il tema di cui sopra, quello del tradimento di Luca Sacchi. Che, naturalmente, collega, nello stesso modo insinuante e non professionale al tema relativo a una responsabilità diretta di Anastasiya nella morte di Luca. Anche qui, come per la storiella della presunta relazione, ci sono solo insinuazioni prive di dati oggettivi.

– Di giorno Anastasiya lavora presso tre famiglie come baby-sitter. Lavoro che prende molto seriamente, visto che ha anche partecipato a corsi professionalizzanti relativi a esso. Il resto del tempo, lo passa con Luca e con la sua famiglia. Nessun dato verificabile, invece, sull’insinuata relazione tra Anastasiya e l’amico di Luca Sacchi.

– Giorni dopo, sempre Tina Galati, afferma che l’amico di suo figlio, Giovanni Princi,

“Quando era a casa nostra si comportava da maleducato, apriva il frigo senza permesso, si credeva un Dio”.

Ma tempo prima non aveva affermato che Giovanni Princi

“Io a casa mia non l’ho mai visto”?

Poi, proprio la bella redazione di Quarto Grado, mette in onda un servizio nel quale si mostra un messaggio inviato dall’amico di Luca Sacchi, Giovanni Princi, delle ore 12:00 del 23 ottobre 2019, nel quale c’è scritto questo:

“Per ora ci vediamo lì alle 21:00”. La riposta è “okok”.

Il destinatario è Anastasiya o Luca? Guarda caso, è Luca. Quindi, la versione diffusa dai coniugi Sacchi, secondo la quale Luca sarebbe stato chiamato all’ultimo minuto, da Anastasiya, pare anche questa frutto di un rapporto “disinvolto” con gli effettivi dati di fatto.

A questo punto, è venuto il momento di vedere qualche dato di fatto sull’amicizia tra Luca Sacchi e Giovanni Princi.

Anastasiya e Princi, un rapporto che in molti hanno definito in diversi modi: amicizia, strana intesa, in sintonia, rapporto d’affari e così via. A dirlo però non sono solo i coniugi Sacchi, ma nientepopodimeno che il pubblico ministero e gli inquirenti.
Analizziamo allora la situazione oggettivamente e torniamo indietro nel tempo. Sono gli anni del Liceo, più precisamente l’ultimo anno del Liceo Kennedy di Roma e qui due ragazzi qualsiasi si conoscono per caso. Entrambi sono figli di buone famiglie. Uno è Luca, un ragazzo timido ma molto simpatico agli occhi di tanti e l’altro è Giovanni, con una cresta colorata in testa e un carattere decisamente più estroverso. I due si frequentano non solo a scuola, ma anche fuori dagli orari scolastici perché entrambi hanno degli hobby in comune. Tutti e due hanno una moto e frequentano corsi di arti marziali o la sala pesi, e quando la scuola finisce passano le vacanze insieme con i genitori di Luca (nella casa di famiglia in Abruzzo). Gli anni passano e i ragazzi crescono, ma i due amici continuano a frequentarsi e in una gita fuori porta si conoscono anche le loro rispettive fidanzate, Anastasiya e Clementina. In un giorno qualsiasi i due ragazzi però, dopo una serie di discussioni, interrompono i loro rapporti ma senza alcun rimorso, fino a primavera dell’anno 2019. Luca e Giovanni si rincontrano ed è come se il tempo, per la loro amicizia, non fosse mai passato. Riprendono a frequentarsi e così anche le loro fidanzate.

Elementi oggettivi: Anastasiya non frequenta il Liceo Kennedy e conosce Princi dopo anni di frequentazione con Luca. Anastasiya non guida una moto e non frequenta i circoli delle moto da pista (alle quali Luca e Princi si recano almeno una volta ogni due settimane, tant’è che Luca si è procurato i documenti per il montaggio di un gancio traino alla sua Panda blu e il Princi ha il carello per trasportare le loro amatissime moto). Luca lavora due volte a settimana in una palestra vicino casa e quando vuole si può allenare gratuitamente nella suddetta palestra, ma negli ultimi mesi si iscrive in una palestra che è frequentata da Princi e Domenico Munoz. Anastasiya no, la ragazza, tra tutti gli impegni giornalieri, può permettersi solo di allenarsi al parco, saltuariamente. Anastasiya di giorno è al lavoro presso tre diverse famiglie con le quali ha rapporti sia affettivi che lavorativi da anni; se capita che abbia il pomeriggio libero è o con Luca o con la sua famiglia e appena il suo fidanzato è libero lo raggiunge e passano le serate insieme. Durante la sua permanenza in casa Sacchi, fornisce il suo aiuto alla famiglia in mille modi: si occupa delle pulizie della casa vacanze, compra il necessario per l’appartamento e quando Luca si fa male, prende la macchina o va anche a piedi nelle farmacie notturne per comprare antidolorifici. Si prende cura di Gimmy, il loro cane West highland white terrier, che è cieco e sordo. Eccetera. Eccetera.
Questa è la storia. Prima della tragedia. Fuori dall’odio.

Risulta dunque evidente che la relazione tra Anastasiya e l’amico di Luca Sacchi, Giovanni Princi, ha quali fonti solo i genitori dello stesso Luca Sacchi, e come promotori giornalisti compiacenti che, con la famiglia Sacchi e i suoi avvocati, condividono un aperto odio verso Anastasiya e un’urgente e feroce preoccupazione che Luca Sacchi venga considerato del tutto estraneo al presunto tentativo di compravendita di marijuana. Urgente e feroce preoccupazione sulla cui natura e sui cui obiettivi sarebbe utile e interessante un accurato approfondimento, naturalmente da parte di seri operatori dell’informazione (e forse non solo dell’informazione).

Qualcuno potrebbe a questo punto dire: che dire di questa notizia? https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_settembre_24/roma-omicidio-luca-sacchi-il-rapporto-d-amicizia-princi-anastasiya-causa-morte-1e10ddc6-fe97-11ea-a30b-35e0d3e9db56_amp.html

Bene. Diciamo.

– Il virgolettato del titolo non trova corrispondenza nel corpo dell’articolo. Anzi, lì risulta una frase del giornalista:

«Il rapporto d’amicizia coltivato da Giovanni Princi con Anastasiya Kylemnyk» è al centro della compravendita della droga che ha causato la morte di Luca Sacchi

Quindi, nel complesso, il titolo nella sua costruzione completa pare dettato (lo dico tra noi) dalla difesa della famiglia Sacchi. O, comunque, sembra volere insistere sul loro stile comunicativo basato sull’insinuazione e sull’ambiguità, unendo i concetti di omicidio, amicizia e causalità.

Col fatto che, ormai, le notizie si diffondono sui social e lì il più delle volte la gente si ferma alla lettura del titolo, diciamo che questo è perlomeno infelice.

«Il rapporto d’amicizia coltivato da Giovanni Princi con Anastasiya Kylemnyk» è al centro della compravendita della droga che ha causato la morte di Luca Sacchi

Perché il virgolettato si interrompe e la frase continua con il testo scritto dal giornalista? Inoltre: visto che non è un virgolettato ma un testo scritto da un giornalista, il giornalista avrebbe dovuto scrivere di “presunta compravendita” anche se è vero che il contesto è quello relativo ai contenuti espressi dal gup, quindi qui sono forse troppo pignolo.

Il gup non dà una spiegazione certa del perché Del Grosso abbia sparato a Sacchi, rinunciando a chiudere la trattativa. Forse – secondo il gup – pensa di prendere i soldi dello zainetto.

Anche qui non c’è alcun virgolettato, è tutto riferito dal giornalista. Immagino siano affermazioni coerenti con quelle del gup, ma non mi spiego comunque il fatto di ignorare le ormai note intercettazioni. Né l’assenza di una loro citazione da parte del giornalista, proprio per “dovere di cronaca”.

Il messaggio Whatsapp la ventiseienne lo invia dopo aver già parlato con Sacchi del piano e aver ricevuto una replica fredda da parte del fidanzato.

Ma si riferisce a

«Spero tu faccia come mi hai detto se no ti meno, se scopro che hai fatto le cose a cazzo senza di me…»?

A parte che, forse dovrei leggere meglio, non c’è un nesso causale esplicito con la presunta trattativa, questa non è una “replica fredda”: è una minaccia di violenza fisica.

In conclusione, sembra un articolo perlomeno discutibile.

Su insospettabili “medici” e disinformazione cronologica

Ma forse la bella redazione di Quarto Grado fa un giornalismo d’inchiesta, che l’ha portata a conoscere nuove e sconvolgenti informazioni? Macché. Niente di tutto questo. Continua a riferirsi a un unico testimone, citato in un articolo del 28 ottobre, il quale, solo fra tutti, afferma di avere visto che Anastasiya è arrivata dopo il colpo che ha ucciso Luca Sacchi. Ora, un giornalismo serio avrebbe rilevato che questa testimonianza è sempre e solo questa e che è precedente la momento in cui Nadia Plastina giunge alla stesura dell’ Ordinanza di Custodia Cautelare i cui contenuti sono ribaditi, dopo mesi, dalla Richiesta di Giudizio Immediato.

Sulla testimonianza della persona del negozio di tatuaggi, non ho parole: quale competenza ha per fare queste affermazioni? Io suppongo che, interrogata, abbia detto di non avere notato niente, in piena buona fede. Perché un colpo, anche forte, subito in quella parte della testa e da un corpo liscio, non tagliente, non sempre presenta segni evidenti, anche se può provocare un temporaneo, parziale o totale, offuscamento della coscienza. Segni che, nel caso, potrebbero emergere, anche solo in minima misura, dopo ore. Segni che, comunque, dovrebbero essere rilevati e valutati unicamente da medici specialisti. Su certi giornalisti che nel merito, affermano cose tipo “Anastasiya non aveva alcun segno di colluttazione e girava la testa in tutta tranquillità” c’è solo da auspicarne una veloce radiazione dall’Ordine o comunque seri approfondimenti in merito alla loro terzietà nei confronti del caso.

Alcune affermazioni della difesa dei Sacchi alla luce dei dati di fatto

Ma veniamo a quello che credo possa essere considerato l’aspetto più esemplificativo del castello di insinuazioni e fango costruito per distruggere Anastasiya Kylemnyk. Nel corso della puntata del 12 giugno, dove, come visto più sopra, Quarto Grado ha toccato il fondo, a un certo punto, fa il suo ingresso in scena Armida Decina. La quale afferma che, se Anastasiya ritiene di essere vittima dell’aggressione, non avrà difficoltà a rispondere alle loro domande. In precedenza, in differente contesto, Paolo Salice aveva manifestato tutto il suo stupore per il fatto di non avere mai visto una vittima di aggressione rifiutarsi di rispondere a domande sulla stessa. Chiariamo.

– A “ritenere” Anastasiya vittima dell’aggressione che ha portato all’omicidio, è la pm Nadia Plastina, che ha analizzato, senza odio e malevolenza, sia pure da uno specifico punto di vista, tutte le prove e le testimonianze, e che è giunta alle conclusioni riportate in quella Ordinanza di Custodia Cautelare che tanto disturba i coniugi Sacchi e i loro avvocati. Ribadite poi nella Richiesta di Giudizio Immediato. E che qui di seguito riporto.

Dall’Ordinanza di Custodia Cautelare:

Sulla scorta di quanto sopra riferito, non vi sono dubbi in ordine alla dinamica dei fatti che hanno portato alla morte del SACCHI: questa è sopravvenuta in seguito ad un colpo di arma da fuoco alla testa esplosogli da distanza di due metri da uno dei due giovani che, pochi istanti prima, erano sopraggiunti a bordo di un’autovettura per aggredirli.

I due, secondo le concordanti dichiarazioni di ben quattro testimoni oculari, sono scesi e si sono diretti verso la coppia, armati uno di una mazza di ferro e l’altro di una pistola.

L’uomo armato di mazza di ferro ha colpito alla nuca la ragazza intimandole di dargli lo zaino; alla reazione del SACCHI che ha atterrato l’aggressore, l’altro uomo ha estratto la pistola e lo ha ucciso.

Dalla Richiesta di Giudizio Immediato:

IMPUTATI

DEL GROSSO Valerio, PIRINO Paolo e DE PROPRIS Marcello

A) Del reato p.p. dagli artt. 110,575,576 n.1 e 61 n. 2, 577 n.3 c.p. perché in concorso tra loro, per eseguire ii reato di rapina cui al capo che segue, dopo che il Del Grosso e il Pirino erano giunti a bordo di una Smart four four di colore bianco e nero, presso ii pub John Cabot di via Teodoro Momsen, entrambi armati, iI primo di un revolver cal. 38 fornitogli da De Propris Marcello e il secondo di una mazza da baseball e si erano avvicinati alla vittima e alla sua fidanzata, Kylemniyk Anastasiya, che deteneva uno zaino rosa contenente la somma di 70.000 euro*, il Pirino dapprima colpiva la ragazza, ingiungendole di consegnare lo zaino, e, successivamente, cercava di colpire il Sacchi – che si proteggeva ii viso con ii braccio riportando due grosse ecchimosi – mentre iI Del Grosso, alla resistenza dei due giovani, esplodeva un colpo d’arma da fuoco a distanza ravvicinata in direzione del capo di Luca Sacchi […].

*Mentre, per tutto quanto riguarda il resto, ci sono testimonianze e altre prove inconfutabili, la presenza dei 70.000 euro nello zaino di Anastasiya Kylemniyk non ha trovato riscontro alcuno, dunque è da considerarsi solo ipotetica.

Conclusione: quanto ribadito nella Richiesta di Giudizio Immediato conferma che Anastasiya Kylemnyk è stata vittima dell’aggressione che ha portato alla morte di Luca Sacchi. La pm Nadia Plastina e gli inquirenti sono giunti a questa Richiesta e alla precedente Ordinanza analizzando decine di testimonianze, video, referti, perizie e ogni altro tipo di materiale significativo. Al contrario di quanto hanno fatto (o rifiutato di fare?) i coniugi Sacchi e i loro avvocati, appoggiati dalla solita redazione di Quarto Grado e da altri, più o meno altrettanto compiacenti, operatori dell’informazione.

Ma non solo Armida Decina ignora in modo deliberato tutto questo. Non solo nessuno della redazione di Quarto Grado le fa notare la difformità netta tra la sua affermazione e quanto asserito nei due documenti ufficiali. Nessuno fa notare ad Armida Decina che Anastasiya è testimone per quanto riguarda l’aggressione sfociata nell’omicidio ma, al tempo stesso, imputata di violazione della legge sulla droga per quanto accaduto nel medesimo tempo e contesto, e quindi ha, sempre al tempo stesso, il dovere di dire la verità in quanto testimone ma il diritto di mentire o rifiutarsi di rispondere il quanto imputata. Inoltre, è stata la stessa Anastasiya a scegliere di testimoniare. Leggere qui (grassetto mio).

“Intanto ieri Anastasiya Kylemnyk, tramite l’avvocato Giuseppe Cincioni, ha chiesto di essere ascoltata. Sulla sua attesissima testimonianza è possibile però ancora un cambio di decisione, dato che, oltre a essere parte lesa nelle accuse a carico dei tre imputati per l’omicidio, la 25enne ucraina è a sua volta accusata di detenzione e spaccio e dunque può riservarsi ancora la scelta di non rispondere alle domande.” [https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_giugno_24/assise-nessuno-scontoper-l-omicidio-sacchianastasiya-testimoniera-d58a6456-b593-11ea-b746-d1aa0702042a.shtml]. Chiaro. Preciso. Serio. Onesto. Privo di ambiguità e malafede.

Invece, sarebbe interessante approfondire contenuti e motivazioni relative alla lettera inviata dagli avvocati della famiglia Sacchi a Domenico Munoz. Fatto, questo, riferito da Munoz stesso durante la sua testimonianza in tribunale e rispetto alla quale lettera, su consiglio del suo avvocato, ha declinato l’invito.

“Invidiosa?”

A un certo punto, Quarto Grado fa uscire un video, annunciando che esso mostra Anastasiya mentre balla con Giovanni Princi. L’obiettivo sarebbe quello di fare chiarezza sul rapporto tra Anastasiya e Princi stesso. In realtà, l’unica chiarezza è rappresentata dall’ennesima conferma della compiacenza di Quarto Grado nei confronti della famiglia Sacchi. Perché non c’è traccia di alcun ballo tra Anastasiya e l’amico di Luca Sacchi. Il video è girato da Luca Sacchi, che quindi non vediamo in scena. Distante qualche metro, vediamo Anastasiya mentre improvvisa un balletto, da sola. A un certo punto entra in scena Giovanni Princi, che improvvisa un balletto davanti all’obiettivo. Risate. Uno dei due amici dice, evidentemente rivolto ad Anastasiya: “Invidiosa?”. La bella redazione di Quarto Grado ha ragione: video molto significativo. Testimonia, infatti, del rapporto tra i due amici, che vedono Anastasia come una “presenza” un po’ scomoda, che si frappone tra il loro legame; e testimonia del difficile rapporto che la bella redazione ha tra i dati di fatto e la loro interpretazione: in realtà, non esiste alcun balletto tra Anastasiya e l’amico di Luca Sacchi. Anzi: le immagini confermano il legame tra i due ragazzi. Princi si pone in competizione con Anastasiya, e si pone davanti a Luca, come a volerla tenere distante.

Alcune affermazioni dei coniugi Sacchi alla luce dei dati di fatto

Abbiamo già visto che Tina Galati, quando afferma di non avere mai visto Giovanni Princi a casa sua, dice una cosa che non corrisponde alla realtà dei fatti. Che ci siano altre affermazioni non proprio coerenti con la realtà oggettiva, espresse dai coniugi Sacchi? Vediamo.

–  Alfonso Sacchi comunica che, secondo la persona presente nel negozio di tatuaggi, Anastasiya, la notte dell’omicidio, si sarebbe allontanata su una moto che sarebbe guidata da Giovanni Princi. Le carte ufficiali però, riportano che Anastasiya è stata portata via in ambulanza, non tanto per il colpo subito, quanto per raggiungere il fidanzato in ospedale. A tal proposito sono agli atti il certificato di pronto soccorso attestante come arrivata in ospedale in ambulanza, e lastre con prognosi delle lesioni alla testa, spalla destra e contusioni escoriate alle ginocchia. Diciamo che, in questo caso, Alfonso Sacchi ha comunicato (a sua insaputa?) una notizia non corrispondente alla realtà dei fatti.

– Tina Galati afferma che a tenere la testa del figlio non era Anastasiya ma il fratello minore Federico. Numerose immagini mostrano il ragazzo in piedi a osservare la scena. Inoltre, Anastasiya si è recata nel negozio di tatuaggi proprio per lavare via il sangue di Luca, fatto riferito da più fonti.

– Alfonso Sacchi parla di soldi contenuti nella cassaforte dei figli, soldi scomparsi pochi giorni prima della tragedia. E via con le insinuazioni e i sospetti su Anastasiya Kylemnyk. Giorni dopo ecco le conclusioni degli inquirenti, che hanno fatto i debiti controlli: i soldi li ha ritirati Luca Sacchi, in parte per l’acquisto di un motorino e in parte per pagare il mutuo del padre. A questo punto, viene da chiedersi se anche la questione dei presunti codici bancari forniti errati ad Alfonso Sacchi da Anastasiya Kylemnyk, non sia da rimettere in discussione. Tale affermazione, enunciata da Alfonso Sacchi, è stata accolta dai media come se fosse stata emessa dall’incarnazione della verità assoluta (cosa che accade sempre quando si tratta della famiglia Sacchi & C.). Se invece gli inquirenti, ancora una volta, stabilissero che le cose sono andate diversamente? Come, per ipotesi, che Anastasiya Kylemnyk abbia fornito ad Alfonso Sacchi le corrette credenziali di booking e che non avesse mai avuto i codici bancari?

– Infine, i coniugi Sacchi oscillano tra versioni differenti, tutte sostenute dai soliti giornalisti compiacenti: Luca è un eroe che è morto per salvare Anastasiya dall’aggressione (quindi, nei fatti, confermata la ricostruzione della pm Nadia Plastina, secondo la quale Anastasiya è stata vittima dell’aggressione); Anastasiya è responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi in quanto – diciamolo chiaramente, al di là della vile ipocrisia che vela questo aspetto – mandante dello stesso (vedi tutta la costruzione mediatica messa in atto dalla bella redazione di Quarto Grado); quel proiettile sarebbe dovuto arrivare ad Anastasiya (ancora confermata la ricostruzione della pm Nadia Plastina, secondo la quale Anastasiya è stata vittima dell’aggressione. Ma il riferimento a chi sarebbe dovuto andare a finire il proiettile, dopo tutto l’odio che, in modo freddo e pianificato, viene fomentato contro Anastasiya, mi sembra come minimo discutibile e potenzialmente pericolosa). E, ancora, sempre da parte della famiglia Sacchi: Luca non sapeva della droga (droga peraltro solo presunta); poi: Luca è stato ucciso perché voleva uscire dal giro di droga. Si decidessero per una versione, almeno…

Che il rapporto tra dati di fatto e realtà, sia qualcosa di irrisolto per la famiglia Sacchi, trova conferma nella testimonianza di Tina Galati durante il processo. La quale, finalmente, viene in questo caso a trovarsi fuori da compiacenti studi televisivi nei quali tutto le è concesso. Sono evidenti alcuni punti che suscitano una giusta curiosità.

– Tina Galati afferma che, la sera del 23 ottobre 2019, lei era sola in casa con suo figlio Luca. Poi afferma che Luca era sceso in garage per fare provare al fratello Federico un motorino. I conti non tornano.

– Tina Galati afferma che Luca non aveva alcuna intenzione di uscire, quella sera. Il fratello, Federico, afferma che aveva intenzione di uscire e che anche aveva ben chiaro dove recarsi.

– A ulteriore conferma di ciò, la dichiarazione di Diego Munoz durante l’udienza:

“Quella sera ci siamo visti lì perché mi aveva invitato Luca per prendere una birra”.

– Tina Galati racconta di come fossero belli i rapporti sia con Luca che con Anastasiya, definendo quest’ultima come una “geisha” (sue parole testuali) che girava attorno al figlio e faceva di tutto per compiacerlo. Il che, rimanda, di Anastasiya, un profilo un poco differente da quello promosso da individui come, per esempio, l’avvocato Salice, che, come visto, durante una trasmissione di “Porta a porta”, definisce Anastasiya,

“Serpe, quella biondina lì, la manipolatrice”.

Per quanto ne sappia, non si era mai visto – e spero mai più si vedrà – lo spettacolo indecente di un avvocato che in una trasmissione televisiva insulta la parte lesa, sotto gli sguardi complici e compiacenti delle persone presenti.

E chiedo: ma è ancora valido questo articolo del Codice Deontologico Forense? O gli studi televisivi rappresentano, per quanto riguarda ogni tipo di aggressione nei confronti di Anastasiya Klymnyk, un compiacente porto franco per gli insulti e le diffamazioni? Un servile spazio anomico per ogni tipo di infamia contro questa ragazza?

Art. 52–Divieto di uso di espressioni offensive o sconvenienti.
1. L’avvocato deve evitare espressioni offensive o sconvenienti negli scritti in giudizio e nell’esercizio dell’attività professionale nei confronti di colleghi, magistrati, controparti o terzi.

– Tina Galati, si gira verso la corte e afferma che tutte le volte che è andata in televisione lo ha fatto solo per un motivo, per allontanare suo figlio da ogni legame col mondo della droga.

– Ma arriviamo alla testimonianza di Alfonso Sacchi. Il quale, sotto debito giuramento, afferma che suo figlio Luca, quel maledetto giorno del 23 ottobre 2019, gli aveva detto di non potere uscire a causa del mal di schiena.

– Eppure, il pomeriggio di quello stesso giorno, Anastasiya e Luca si sono recate dal papà di Anastasiya, esperto di moto e l’unico di cui Luca si fidi sull’argomento, per parlare del motorino che Luca stesso avrebbe comprato quello stesso giorno.

– Entrambi i genitori affermano che l’uscita di casa del figlio fosse dovuta ad un’improvvisa telefonata da parte della fidanzata e non per la prova oggettiva secondo la quale Luca già verso le 12.00 h del 23/10/19 aveva preso appuntamento con Princi per quella stessa sera.

– Alfonso Sacchi torna sulla questione del colpo subito da Anastasiya. Afferma che, quando la raggiunge al pronto soccorso, lei si toglie il collare, dimostrando di non provare alcun dolore, e che anche non ha alcun segno sulla testa. Non credo che, proprio come la persona del negozio di tatuaggi, Alfonso Sacchi sia un medico. I medici, quelli veri, hanno invece emesso un referto che testimonia proprio del colpo subito.

– Al termine dell’udienza, Alfonso Sacchi, parlando alla corte, dinnanzi a tantissimi testimoni, dice che tempo addietro la fidanzata di Luca gli chiese di trovargli una stanza vicino alla loro abitazione perché a casa sua era maltrattata e addirittura malmenata dal “patrigno” e ciò accadeva perché quest’ultimo amava di più la sorella più piccola. A parte che, se dimostrata falsa, questa affermazione rappresenterebbe il reato di diffamazione aggravata, vediamo un po’.

Oramai tutti sanno che la straniera Anastasiya viene in Italia con sua madre all’età di 8 anni, è accolta nella casa e nella vita di quest’uomo, chiamato dispregiativamente “patrigno”, il quale la cresce, le dà un tetto sopra la testa, le paga gli studi e qualsiasi cosa abbia bisogno per vivere più che dignitosamente. Ma non guardiamo il passato, esaminiamo il presente. Se questa ragazza fosse malmenata e maltrattata come mai in tutto quest’anno il patrigno, che tanto la odierebbe, con la scusa delle pesanti accuse giudiziarie rivolte alla ragazza, non l’ha cacciata a calci nel sedere fuori da casa sua e perché invece di darla in pasto ai media e a tutti coloro che la vorrebbero vedere in carcere o peggio ancora morta, se la tiene tutt’ora sotto la sua protezione di un padre con la P maiuscola e non la lascia un attimo senza la sua supervisione? Lo possiamo notare dagli innumerevoli video, è il padre ad accompagnarla fuori al tribunale o presso le caserme, è sempre lui che respinge i giornalisti che la vorrebbero divorare ed è sempre lui che non si allontana dalla figlia nemmeno un attimo e insieme alla madre continuano a restarle accanto nonostante il mondo intero sia contro di lei.

– Finita l’udienza i coniugi Sacchi, contenti del risultato, si avviano all’uscita per incontrare i loro beniamini, i giornalisti. Mentre parlano con le mascherine sui volti si riferiscono sempre ad una sola persona, la tanto odiata Anastasiya e “sperano vivamente che lei non si dimentichi del bene che gli ha fatto Luca e di tutto ciò che hanno fatto per quella scappata di casa”. Inoltre, se avessimo seguito tutte le loro dichiarazione e apparizioni presso i diversi programmi televisivi ci ricorderemmo sicuramente quante volte e con quale veemenza hanno sempre affermato che il figlio non sapesse nulla di cosa stesse accadendo quella sera e che non conoscesse affatto nessuno dei presenti sulla scena del crimine. Il 16/10/20, come già stava accadendo da qualche tempo, i due genitori cercano di cambiare la direzione delle loro affermazioni e commentano così una domanda di una giornalista (che nel video non si sente) “non abbiamo detto che Luca non sapesse perché sennò calcolerei mio figlio stupido, però lui non faceva parte..”, e il padre “insomma non è cretino ripeto..”, perciò ora la versione è alquanto differente, Luca lo sapeva ma era lì per tirare fuori dai guai quel demonio della fidanzata.

NonsoloSacchi

Che la famiglia Sacchi abbia preso, come visto, un monopolio mediatico mai visto prima, (e meritevole di interesse di molte parti, non solo appartenenti al mondo dell’informazione), è evidente e ribadisco il desiderio di conoscerne i motivi. Desiderio che dovrebbe essere comune a qualunque persona civile cui importi il rispetto delle persone e dei loro fondamentali diritti. Però c’è una famiglia, quella di Anastasiya Kylemnyk, che è stata esclusa da ogni forma di comunicazione sociale. Perché, secondo gli infami canoni di un’informazione compiacente e servile, non ha diritto di esprimersi. Anzi, le informazioni su di essa provengono per la maggior parte dalla misurata e composta famiglia Sacchi che, come abbiamo già visto, con la realtà, intrattiene un rapporto piuttosto disinvolto, anche grazie alla complicità di dubbi operatori di un’informazione che, nelle loro mani, è solo “pseudo”.

Quindi, con pieno disprezzo nei confronti di questi pseudo “operatori dell’informazione”, ecco la storia.

Anastasiya è stata più volte descritta come una randagia che viveva in casa dei coniugi Sacchi. Come spesso ribadito, l’informazione diffusa è che la famiglia Sacchi l’ha accolta come una figlia. Addirittura, Alfonso Sacchi, collegato da casa, nella puntata del 21/07/20 di “Ogni mattina”, rivela che “Anastasiya arrivó con una storia che ci colpí al cuore, lei con la mamma erano scappate dall’Ucraina, era venuta in Italia piccolina, la mamma ha trovato un compagno; qui ha fatto un’altra figlia. Quindi ha una sorellina, però dice che non era benvoluta in famiglia né dal patrigno neanche tanto dalla mamma, che le dissero, all’epoca in cui ha conosciuto Luca, “Trovati un lavoro, vai a vivere da sola in un appartamento”.

Sarà vero? O sarà l’ennesima prova del curioso rapporto con i reali dati di fatto che i coniugi Sacchi hanno dimostrato di avere quando vogliono attaccare Anastasiya Kylemnyk? Approfondiamo.

– Né la mamma di Anastasiya né tantomeno lei scapparono dall’Ucraina, anzi prima della tragedia erano solite, con tutta la famiglia, tornarci per le vacanze e passare del tempo con i nonni materni nella loro amata casa di campagna.

– Il suddetto compagno è il marito della madre di Anastasiya, con il quale è sposato e con cui sta da 20 anni.

– Quando i due ragazzi si misero insieme avevano entrambi 19 anni circa, e credere che due genitori caccino di casa la figlia, mentre è iscritta a giurisprudenza, lavora e si prende cura, soprattutto in ambito scolastico, della sorellina è alquanto improbabile.

– Quindi: agli occhi di tutti Anastasiya non ha una famiglia, non ha una casa e soprattutto, molti fans di Quarto Grado, si domandano come farà a pagarsi l’avvocato? “Probabilmente in natura” rispondono in tanti. Risulta difficile credere che la serpe abbia una grande famiglia alle spalle, un padre che lavora e nonostante ciò la accompagna ovunque serva, una madre che lavora e non si è mai vista in televisione, una sorellina più piccola, quattro nonni tra l’Ucraina e Roma, degli zii che le stanno accanto in un momento difficile e pochi ma buoni amici veri. La Kylemnyk ha una casa dove vive con la sua famiglia che l’ha sempre protetta e difesa, una famiglia che non ha mai chiesto un centesimo alle figlie per pagarsi i “diversi debiti come altre famiglie fanno”, anche perché in tutti questi mesi dove sarebbe stata se non vive più con i Sacchi? Ciò che il 98% delle persone fa finta di non voler capire è che ogni famiglia ha un suo modo per superare e cercare di convivere con un dolore che in realtà non se ne andrà mai, c’è chi cerca la visibilità e l’appoggio di finti amici in rete o di guadagnarci sempre un qualcosa vista la situazione economica, c’è chi invece preferisce il silenzio in un momento di lutto nel quale il silenzio è d’oro. Un momento di silenzio e soprattutto di rispetto per la persona amata perché la brusca scomparsa di quest’ultima crea l’estinzione di una realtà affettiva che la mente umana cerca di ricostruire in tutti i modi, prima ovviamente di capire la realtà dell’accaduto. Alcune famiglie credono che in un momento simile non ci sia niente di più privato, di caotico e doloroso che piangere con i propri cari a casa propria e tentare di respirare per andare avanti. Ci sono persone che non riescono ad ammettere un fatto così doloroso addirittura a sé stessi, c’è chi invece preferisce gridarlo in TV, ai quattro venti insomma, ma nessuno di questi è condannabile. L’unica vera condanna a vita se l’è presa Luca, la sua fidanzata che non avrà mai più in nessun caso il futuro roseo che si era programmata con la persona amata e indirettamente la famiglia di lei che deve costantemente ricevere accuse ingiuste e soprattutto false, spesso e volentieri da persone che nemmeno conoscono la loro famiglia.

L’odio

Alfonso Sacchi che dichiara

“Anastasiya mi fa schifo”.

Tina Galati che maledice Anastasiya. Che pubblica un’immagine nella quale sono presenti tutte le persone coinvolte sia nell’omicidio che nel presunto tentativo di acquisto di marijuana, escluso suo figlio, comunicando il messaggio che tutte queste persone glielo hanno portato via. L’avvocato Paolo Salice che, durante una puntata di Porta a Porta, in compagnia della rinomata signora Roberta Bruzzone, presente da mesi sull’immagine di copertina dello stesso avvocato su Facebook, definisce Anastasiya

“Serpe, quella biondina lì, la manipolatrice”.

Persone che, sulla pagina di Quarto Grado, si “ispirano” alle cattiverie su Anastasiya diffuse dai coniugi Sacchi e amplificate da media compiacenti e pubblicano, sulla base di queste, commenti diffamatori, razzisti, sessisti, ignoranti, crudeli, minacciosi. Commenti accolti e mantenuti, immagino con grande piacere, da Quarto Grado sulla sua pagina Facebook.

Molte di queste infamie, sono generate dalla pubblicazione, nella pagina Facebook della suddetta trasmissione, dei due monologhi, con intervista, di Tina Galati contro Anastasiya Kylemnyk. Monologhi, come già visto, costruiti ad hoc e privi di contraddittorio, anzi, sostenuti e amplificati in modo freddo, cinico, crudele, metodico e vile.

Paradigmatici sono quei commenti che riportano, a memoria o addirittura attraverso il copia-incolla la maledizione scagliata da Tina Galati contro Anastasiya

“Non devi avere più pace, per il resto della tua vita!”

accompagnata spesso dai soliti insulti e dalle altrettanto solite fantasie sadiane a tema carcerario.

Tema carcerario forse inaugurato la sera della fiaccolata in nome di Luca Sacchi, durante la quale Tina Galati grida, davanti alle telecamere dell’amica Vita in diretta,

“Anastasiya è la responsabile morale dell’accaduto e la voglio vedere in carcere!”

Tutto ciò rimanda alla rappresentazione di una metodica, cinica, fredda, calcolata, accurata leadership dell’odio, volta a distruggere Anastasiya Kylemnyk in favore dell’edificazione agiografica della figura di Luca Sacchi, al fine di escludere lo stesso da qualsiasi coinvolgimento nella presunta trattativa per l’acquisto di marijuana. Ma torniamo ai fatti. E a ricordare l’articolo sopra citato: https://www.neraedintorni.it/2020/07/15/le-tante-versioni-di-comodo-che-nascondono-la-verita-sulla-morte-di-luca-sacchi/  

Leggiamo adesso questo brano, scritto da una giornalista seria e capace (anche qui, il grassetto è mio. Ed è tanto):

[…] lei non viene mai e poi mai descritta come una vittima di abuso psicologico, come una ragazza che per molte ragioni, probabilmente indagabili, avrebbe potuto piuttosto prevedibilmente essere esposta alla sudditanza psicologica. Anastasiya è, nella narrazione mediatica, un angelo caduto. Una ferma manipolatrice. Una bugiarda. Una spacciatrice. Una coordinatrice di maschi alle sue dipendenze. […] La bionda dagli occhi di ghiaccio – sono tutte espressioni scritte e pronunciate, in larga parte da giornalisti, in questi ultimi tre mesi.

È bizzarro che nessuna voce si sia levata in difesa di Anastasiya e del suo diritto di essere lasciata in pace e in attesa di giudizio e del nostro dovere di non fare di lei un mostro, né adesso, né mai. È bizzarro perché la persecuzione di questa ragazza, il martirio della sua immagine, la riproposizione dei cliché ai suoi danni rientrano tutti nei tic sessisti che il nostro tempo è ben attento a segnalare. Un altro aspetto interessante della narrazione del delitto Sacchi è come la decostruzione dell’immagine di Kylemnyk (da angelo e demonio, da compagna a possibile assassina, da vittima ad architettatrice) sia andata di pari passo con le reazioni della famiglia di Sacchi.

Il padre di Sacchi dice “Anastasiya mi fa schifo” e i giornali ce lo fanno sapere, di modo che la cosa sia uno schifo libera tutti per noi, al bar, in piazza, a cena, su Twitter, e ovunque e comunque ci venga in mente di dire la nostra su quello che è successo. [https://www.ilfoglio.it/cronache/2020/02/04/news/processo-a-un-angelo-caduto-300059/]

Questo, prima dei monologhi di Tina Galati e degli altri attacchi di cui abbiamo parlato. Dopo, abbiamo visto: una marea di odio metodicamente e cinicamente fomentato, nutrito e diffuso.

A questo proposito, non sembra un caso che la maggior parte dei commenti peggiori nei confronti di Anastasiya Kylemnyk provengano da quell’area sovranista alla quale Luca Sacchi apparteneva. Tanto che, subito dopo la tragedia, media di destra, dal “Secolo d’Italia” alle ultime pagine Facebook sovraniste, si sono preoccupati di cosa si sarebbe detto di Luca Sacchi ucciso da due italiani. Quel Luca Sacchi che, fatto non smentito, sul suo account Facebook pubblicava contenuti sovranisti, cosa, questa, non proprio coerente con l’agiografia in atto. Quel Luca Sacchi subito difeso niente meno che da uno dei massimi rappresentanti del maggior partito sovranista, ovvero il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Ma, a quei tempi, Luca Sacchi era solo un ragazzo sconosciuto ai più, colpito dalla peggiore delle tragedie. Perché, invece, uno dei massimi rappresentanti del maggiore partito sovranista italiano, ne parla come se si trattasse di un personaggio noto o che conosceva di persona? Che la difesa dell’onore di Luca Sacchi non sia solo questione di famiglia? E, oltre all’onore di Luca Sacchi, ci sono forse altri motivi per i quali da quell’area ci si preoccupa di deviare l’attenzione – grazie anche a giornalisti asserviti – dai veri responsabili dell’omicidio per deviarla sulla “straniera” Kylemnyk (che peraltro è italiana)? Infatti, gli attacchi più bestiali e feroci contro Anastasiya Kylemnyk, avvengono, guarda caso, proprio da parte di persone dichiaratamente appartenenti all’area sovranista, con una strategia che spesso ricorda quella della Bestia salviniana. Insomma, quando si tratta di odiare e massacrare Anastasiya Kylemnyk, il sovranismo regna sovrano. Qualche approfondimento sul tema non farebbe certo male, nel segno di un’informazione seria e onesta, lontana dai soliti buffoni di corte.

La bella redazione di Quarto Grado e il Testo unico dei doveri del giornalista

Esiste un Testo unico dei doveri del giornalista che, come già il titolo indica in modo chiaro, ogni giornalista deve rispettare. In caso contrario, sono previste sanzioni che possono arrivare alla radiazione dall’Albo. La bella redazione di Quarto Grado le ha rispettate tutte? Vediamo.

In sintesi: lo studio di Quarto Grado è diventata l’aula di un mediatico tribunale-farsa con i vari personaggi che si alternano di volta in volta nella parte di inquirenti, pubblici ministeri o testimoni contro Anastasiya Kylemnyk per un reato costruito dalla stessa redazione di Quarto Grado attraverso servizi realizzati ad hoc. Un osceno mediatico tribunale-farsa nel quale, naturalmente non c’è spazio per la difesa di Anastasiya Kylemnyk, per un punto di vista a suo favore né per domande scomode agli intoccabili soliti noti. Tribunale-farsa mediatico che ha creato e che rigenera ogni volta, un vero e proprio dispositivo persecutorio contro Anastasiya Kylemnyk, con la puntuale generazione di una marea ripugnante composta da espressioni d’odio, insulti, diffamazioni, minacce e altre infamie. In una società nella quale la differenza tra online e offline va sempre più scomparendo. Insomma, è diventata consuetudine quello che la famiglia Sacchi, in compagnia dei suoi avvocati, fa in ogni trasmissione televisiva: assenza di contraddittorio o di domande scomode da parte dei giornalisti (giornalisti…), affermazioni libere su Anastasiya Kylemnyk che arrivano fino alla più orrida delle insinuazioni e che scatenano ondate d’odio.

Ma adesso andiamo nel dettaglio.

Attraverso trasmissioni prive di contraddittorio, basate solo sulla strategia difensiva della famiglia Sacchi, in netta contraddizione con quanto esposto nell’Ordinanza di custodia cautelare e nella Richiesta di rinvio a giudizio immediato, Quarto Grado ha manipolato alcune (scarse) informazioni fino a far percepire (vedi i commenti a vari post) Anastasiya Kylemnyk come responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi.

La bella redazione di Quarto Grado, dopo avere messo in onda, in fascia protetta, il video di cui abbiamo visto sopra, mostra messaggi Whatsapp tratti dal cellulare di Anastasiya, in piena violazione della privacy, di argomento simile a quello del video, ammettendo di non avere prove che la persona che appare nelle foto sia Anastasiya stessa. Come abbiamo visto, utilizza queste immagini per far passare un collegamento tra questo comportamento e la presunta partecipazione al tentativo di acquisto di marijuana. Collegamento del tutto arbitrario e frutto della consueta volontà di disinformare.

E, ribadisco, in questo caso neppure c’è la certezza in merito all’identità della persona che appare nelle immagini. Già visto sopra come tutto ciò, inoltre, non serva in alcun modo alla completezza dell’informazione.

La bella redazione di Quarto Grado manda ripetutamente in onda servizi realizzati ad hoc per far additare Anastasiya Kylemnyk come responsabile dell’omicidio di Luca Sacchi. Ecco qualche esempio:

– Il reiterato accostamento al caso Vannini. Accostamento fatto in evidente malafede, in quanto non sussiste alcuna reale analogia giuridica tra i due casi. Ma, pur di far trionfare la strategia difensiva della famiglia Sacchi, e trasformare una ragazza vittima di un’aggressione in un’assassina, questa gente non si ferma davanti a nulla, calpestando ogni etica, pietà umana, decenza pur di calpestare Anastasiya Kylemnyk.

– Prendere le intercettazioni tra Anastasiya e Luca Sacchi come prova del movente dell’omicidio. Quando, invece, il movente è in modo chiaro e decisivo spiegato dalla pm Nadia Plastina nelle già citate Ordinanza di custodia cautelare (ignorata in modo ignobile dalla redazione di Quarto Grado, e Richiesta di rinvio a giudizio. Intercettazioni, tra l’altro, che paiono selezionate e montate insieme con l’obiettivo di confermare l’immagine di Anastasiya che la difesa della famiglia Sacchi, supportata dalla bella e zelante redazione di Quarto Grado, si sforza continuamente di costruire e confermare.

– Ma, ancora una volta, sono gli inquirenti stessi a smentire le insinuazioni e le malignità messe in giro dall’ormai noto team. Leggiamo (grassetto sempre mio):

Nella scorsa udienza la fidanzata di Sacchi, Anastayia Kylemnyk, imputata nel processo con l’accusa di spaccio di stupefacenti per l’acquisto di 15 chili di marijuana in cambio di 70mila euro, ha reso dichiarazioni spontanee nelle quali ha difeso il suo rapporto con Luca: «Io ero attaccatissima al mio fidanzato, la mia vita era con lui». Negli atti dell’inchiesta, come sottolineano gli inquirenti, trovano conferma le parole della 26enne ucraina. Gli sms e le chat della coppia – osservano gli investigatori – svelano diversi punti di vista su alcuni aspetti della loro storia, senza che si desuma alcuna crisi del rapporto. https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_ottobre_24/omicidio-luca-sacchi-l-esame-balistico-il-killer-sparo-testa-4d8cbff0-1564-11eb-b371-ea3047c1855f_amp.html

– I teatrali monologhi di Tina Galati e le interviste relative, preparati e messi in scena con cura, freddezza e piena premeditazione. Ma anche questi li abbiamo già visti.

Attraverso la pubblicazione sulla sua Pagina Facebook, di video relativi ai servizi trasmessi, la bella redazione di Quarto Grado, con il determinante ed evidentemente consapevole contributo di certe persone che di questi servizi sono protagoniste, scatena ondate d’odio contro Anastasiya Kylemnyk, che si manifestano attraverso commenti volgari, morbosi, crudeli, sessisti, razzisti, insultanti, diffamatori, minacciosi, lesivi della dignità personale, insinuanti, sadici, ipocriti, triviali, sguaiati, perbenisti, moralistici e immorali. Infamie, queste, accuratamente e appassionatamente provocate e mantenute in bella vista come medaglie di merito. In pieno spregio delle regole dei Social media e della civiltà.

A questo punto, la domanda è: che la bella redazione di Quarto grado violi ripetutamente uno o più tra i seguenti punti del Testo unico dei doveri del giornalista che, come già il titolo indica in modo chiaro, ogni giornalista deve rispettare? E che, per la violazione dei quali, sono previste sanzioni che possono arrivare alla radiazione dall’Albo?

Vediamo.

Testo unico dei doveri del giornalista

Gen 22, 2019 | Deontologia, Leggi

TITOLO I

PRINCÌPI E DOVERI

Articolo 2

Fondamenti deontologici

Il giornalista:

     a) difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti;

     b) rispetta i diritti fondamentali delle persone e osserva le norme di legge poste a loro salvaguardia;

     f) rispetta il prestigio e il decoro dell’Ordine e delle sue istituzioni e osserva le norme contenute nel Testo unico;

    g) applica i principi deontologici nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network;

TITOLO II

DOVERI NEI CONFRONTI DELLE PERSONE

Articolo 3

Identità personale e diritto all’oblio

Il giornalista:

    a) rispetta il diritto all’identità personale ed evita di far riferimento a particolari relativi al passato, salvo quando essi risultino essenziali per la completezza dell’informazione;

TITOLO III

DOVERI IN TEMA DI INFORMAZIONE

Articolo 8

Cronaca giudiziaria e processi in tv

Il giornalista:

a) rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione di non colpevolezza.

d) nelle trasmissioni televisive rispetta il principio del contraddittorio delle tesi, assicurando la presenza e la pari opportunità nel confronto dialettico tra i soggetti che le sostengono – comunque diversi dalle parti che si confrontano nel processo – garantendo il principio di buona fede e continenza nella corretta ricostruzione degli avvenimenti.

e) cura che risultino chiare le differenze fra documentazione e rappresentazione, fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra pubblico ministero e giudice, fra accusa e difesa, fra carattere non definitivo e definitivo dei provvedimenti e delle decisioni nell’evoluzione delle fasi e dei gradi dei procedimenti e dei giudizi.

Articolo 9

Doveri in tema di rettifica e di rispetto delle fonti

Il giornalista:

a) rettifica, anche in assenza di specifica richiesta, con tempestività e appropriato rilievo, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate;

b) non dà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica.

g) non omette fatti, dichiarazioni o dettagli essenziali alla completa ricostruzione di un avvenimento.

In conclusione: mai, ripeto: mai, si è vista una tale persecuzione premeditata, voluta e ferocemente perseguita, contro chiunque fosse stato imputato o sospettato di una violazione della legge, tanto meno quando questa consisterebbe nell’avere del denaro per l’acquisto di marijuana a fini di spaccio. Mai, ripeto: mai, si è vista la redazione di una trasmissione televisiva tanto prona a una parte in causa, da creare un contesto comunicativo, attraverso premeditate e freddamente calcolate strategie, tale da portare a far percepire da grande parte del pubblico una persona imputata per violazione della legge sulla droga in persona responsabile di un omicidio, ribaltando quanto espresso e ribadito da Pubblico Ministero e inquirenti. Mai, ripeto: mai, si è vista una famiglia avere un monopolio mediatico tale da impedire qualsiasi contraddittorio, libera di fomentare, grazie a media compiacenti, un odio crudele e inumano verso una persona, tanto da trasformarla, agli occhi di gran parte del pubblico mediatico, da parte lesa in un’aggressione che ha portato a un omicidio, quale è, a sicura responsabile dello stesso.

E vergognatevi, voi giornalisti e, in modo particolare, giornaliste, che con cinismo ferocia, avete contribuito a creare un osceno mondo parallelo nel quale Anastasiya Kylemnyk viene stuprata, torturata, trasformata in cibo per i porci, picchiata, umiliata, seviziata, insultata, maledetta, minacciata, fatta soffrire nei modi più crudeli, infangata e diffamata. E vergognatevi anche voi, qualsiasi sia il vostro ruolo in questa storia, che avete partecipato e partecipate a questa infamia.

Perché, in questo modo, la dignità che avete annientato non è quella di Anastasiya Kylemnyk: è la vostra.

L’unica troia che c’è in questa storia, è una certa informazione.

p.s.:

Chissà se…

TITOLO V

SANZIONI

Articolo 15

Norme applicabili

La violazione delle regole e dei principî contenuti nel «Testo unico» e integranti lo spirito dell’art. 2 della legge 3.2.1963 n. 69 comporta per tutti gli iscritti all’Ordine dei giornalisti l’applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge.

LEGGE N. 69/1963

Giu 9, 2017 | Leggi, Ordine dei giornalisti

TITOLO III. Della disciplina degli iscritti

51. Sanzioni disciplinari.

Le sanzioni disciplinari sono pronunciate con decisione motivata dal Consiglio, previa audizione dell’incolpato.

Esse sono:

a) l’avvertimento;

b) la censura;

c) la sospensione dall’esercizio della professione per un periodo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno;

d) la radiazione dall’albo.

52. Avvertimento.

L’avvertimento, da infliggere nei casi di abusi o mancanze di lieve entità, consiste nel rilievo della mancanza commessa e nel richiamo del giornalista all’osservanza dei suoi doveri.

Esso, quando non sia conseguente ad un giudizio disciplinare, è disposto dal presidente del Consiglio dell’Ordine.

L’avvertimento è rivolto oralmente dal presidente e se ne redige verbale sottoscritto anche dal segretario.

Entro i trenta giorni successivi, il giornalista al quale è stato rivolto l’avvertimento può chiedere di essere sottoposto a procedimento disciplinare.

53. Censura.

La censura, da infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave entità, consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata.

54. Sospensione.

La sospensione dall’esercizio professionale può essere inflitta nei casi in cui l’iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità professionale.

55. Radiazione.

La radiazione può essere disposta nel caso in cui l’iscritto con la sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell’albo, negli elenchi o nel registro.

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