Perché sono (qui)

Luca Baroni

Un uomo che, camminando rasente alle auto parcheggiate, diffonde una nebbia densa e fitta.

Io, da solo in un bagno, che grido a qualcuno di uscire da quel bagno.

Un ragazzino che, in un bosco, raccoglie un frammento di specchio e riscopre il suo volto, da tempo dimenticato.

Una donna uccisa dopo il crepuscolo.

Un uomo che, dopo anni passati in laboratorio manipolando tutto il giorno sangue umano e altri liquidi biologici, si decide per un cambiamento deciso.

La ragazza da troppo tempo vittima di un compagno violento, lo psicotico che vive nell’assurdo e una scuola infestata dagli spettri.

Nella cartoleria che frequento entra una ragazzina a chiedere un biglietto augurale. Ma la ragazzina è un disegno animato.


Qualche tempo fa ho scoperto, non ricordo bene come, che nella mia vita lavorativa la cosa principale è da sempre stata ascoltare o osservare storie, dar loro una forma e comunicarle agli altri.

Nell’agenzia di cinema e spettacolo dove ho fatto il mio primo lavoro, andavo sui set o in altri contesti e fotografavo le varie attività. Dai provini (allora non si usava ancora il digitale) selezionavo le foto che ritenevo più adatte alla costruzione del racconto di quanto era avvenuto.

Quando lavoravo insieme a persone con disturbi psichici, ascoltare le loro parole e osservare i loro comportamenti era la chiave per entrare in contatto con loro. E se la “storia” che dovevo raccontare era quella di avere scacciato l’uomo nero dal bagno, raccontavo quella.

Quando mi hanno proposto di scrivere un romanzo per ragazzi sul Giubileo prossimo a venire (era il 1998), ho raccontato la storia, ambientata nel Medioevo, di Marco, un ragazzino sperduto in un bosco, abbandonato dalla gente e dalla sua memoria.

Tutti i miei corsi di formazione sono svolti, anche, attraverso la narrazione di storie e la realizzazione di storie da parte dei partecipanti: si chiamano role-playing e simulazioni.

Fare un bilancio di competenze significa esplorare, insieme alla persona, la sua storia, lavorativa e non, e ricostruirla restituendola infine un testo dove esperienze, valori, competenze e altro si uniscono a definire possibili percorsi lavorativi.

Attraverso i video ho raccontato storie di persone e onlus e creato situazioni nelle quali la creatività delle ragazze e dei ragazzi potesse esprimersi in modo pieno e divertente.

Infine, mixare varie realtà è una cosa che mi piace in modo particolare.

Mi sento di dire che attraverso tutte queste esperienze – e gli studi relativi – possiedo una serie di conoscenze su quello che viene chiamato storytelling.

In questo blog ho intenzione di pubblicare alcune cose che in questo percorso ho imparato: come scrivere, come realizzare video, come realizzare fotografie. Sempre nei limiti dei campi che ho esplorato e nei quali ho agito. Sperando – dai, pensando – di poter essere utile a chi ha la passione per queste forme di espressione, pur non essendo quello che si definisce “un professionista”.